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Alto Adige e Ispra discutono la realizzazione di un "Piano lupo". L'assessore Schuler: "Lo scopo è prelevare gli esemplari problematici"

La Provincia di Bolzano, in collaborazione con Ispra, ha comunicato che i suoi forestali verranno formati per il monitoraggio del lupo sul territorio altoatesino. Lo scopo non è solo quello di capire quanti e dove siano gli esemplari. L'assessore all'Agricoltura Arnold Schuler: "L'obiettivo a lungo termine è prelevare i più problematici dalle zone dove si pratica il pascolo d'alpeggio"

Pubblicato il - 16 ottobre 2020 - 16:09

BOLZANO. Monitorare il lupo per poter controllare gli elementi più problematici. È questo lo scopo del percorso di formazione a cui i forestali altoatesini sono stati sottoposti con la collaborazione dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ente che gestisce i grandi carnivori nel nostro Paese per conto del Ministero dell'Ambiente. Una formazione che dovrebbe culminare, a detta della Provincia di Bolzano, nella realizzazione di un “Piano lupo” complessivo, volto appunto alla mappatura della presenza di questi mammiferi nel territorio altoatesino.

 

Quello tra la popolazione dell'Alto Adige e il lupo, come sappiamo, non è certo un rapporto facile. La propaganda aggressiva di alcune forze politiche nei confronti di questo animale non ha contribuito a rendere più accettata la presenza di questi carnivori, giunti tra Salorno e il Brennero spontaneamente.

 

Monitorarlo, pertanto, diviene uno strumento utile per poter per lo meno conoscere quanti e quali esemplari si muovano sul territorio, permettendo lo sviluppo di un management che sia in grado anche di intervenire, prelevando gli elementi più problematici. “Il nostro obiettivo è quello di ottenere la possibilità di prelevare gli animali problematici – spiega l'assessore provinciale all'Agricoltura Arnold Schuler – tuttavia, poiché il lupo gode del più alto status di protezione secondo la Direttiva habitat, dobbiamo essere in grado di dimostrare che il cosiddetto stato di conservazione favorevole dell'animale non sarà messo in pericolo anche in caso di prelievo di esemplari problematici”.

 

Il primo passo in questa direzione, secondo l'Ispra, è quello di dimostrare che è presente una popolazione di grandi predatori e che questa ha provocato dei danni. Monitorare diviene così decisivo.

 

Per portare a termine l'iniziativa, l'Alto Adige è stato suddiviso cartograficamente in appezzamenti di 10 chilometri quadrati, per un totale di circa 80 aree di indagine in cui è confermata la presenza del lupo. In queste zone, in un periodo che va da novembre a febbraio, verrà effettuato il tracking (“tracciamento”) nella neve fresca. Nei mesi da luglio a settembre, invece, si cercherà di ricostruire se delle coppie si sono riprodotte.

 

La raccolta di campioni di dna e la disposizione sul territorio di fototrappole per raccogliere il materiale fotografico contribuirà inoltre all'attività di monitoraggio. Gli uomini del Servizio forestale dell'Alto Adige hanno seguito per questo un corso utile a ricevere le informazioni adeguate. “E' importante che i nostri forestali siano ben addestrati – ha concluso Schuler – in modo da poter raggiungere l'obiettivo a lungo termine, ovvero che alcune zone dell'Alto Adige dove si pratica il pascolo d'alpeggio intensivo siano designate come grandi zone franche per i carnivori o 'zone sensibili', in modo che i grandi predatori possano essere prelevati da queste zone”.

 

Sempre nell'ambito del difficile rapporto tra uomo e lupo in Alto Adige, con la collaborazione di Eurac Research è stato organizzato un progetto di formazione e informazione per aiutare i pastori a convivere con questo bellissimo carnivoro, proteggendo così le mandrie. “In 5 anni contiamo di formare almeno 1000 allevatori”, ha commentato l'ente di ricerca.

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