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Lupi, in Alto Adige si fa terrorismo. In Veneto parte il progetto con collare e sensori che avverte se il lupo si avvicina ai pascoli

Mentre in Valle Isarco vengono fotografati ancora questi cartelli con frasi del tipo ''proteggi i tuoi figli'' (nonostante in Provincia di Bolzano praticamente non ci siano esemplari stanziali e i danni siano bassissimi) parte sul Monte Grappa il progetto proattivo di monitoraggio. Messo il radiocollare a una femmina che dal Dna risulta essere misto (italiano e dinarico)

La propaganda e la realtà
Di Luca Pianesi - 17 agosto 2019 - 06:01

TRENTO. Mentre in Alto Adige continuano ad apparire cartelli terrorizzanti (qui siamo in Val d'Isarco) che nemmeno i fratelli Grimm avrebbero potuto inventare tanto spaventosi e irreali con tanto di frasi del tipo ''proteggi i tuoi figli'' e ''agricoltura e allevamento con i lupi non hanno futuro'', in Veneto c'è chi adotta, finalmente, soluzioni innovative come la telemetria. Il 6 agosto un primo lupo è stato catturato nell'area del Monte Grappa, grazie alla collaborazione di pastori locali e del mondo venatorio, in un'area di prossimità ai pascoli utilizzati da greggi di ovini che in passato erano stati oggetto di attacchi ed è stato radiocollarato.

 

 

Ora i suoi spostamenti saranno continuamente tracciati e quando entrerà in ''zone sensibili'' i sensori allerteranno tecnici e allevatori per ridurre al minimo i danni causati da questi straordinari animali, all'allevamento. Insomma mentre l'Alto Adige resta uno dei territori dove ci sono meno lupi in assoluto in Italia (l'anno scorso sono stati individuati solo 13 esemplari tutti, praticamente, in dispersione o provenienti dai branchi trentini e veneti) e i danni causati da questi predatori in tutta la provincia nel 2018 ammontavano complessivamente 6.960 euro (addirittura in diminuzione rispetto al 2017 quando erano stati già bassissimi: 9.800 euro) in Veneto, dove i lupi ci sono per davvero (l'anno scorso i i rimborsi ammontavano a 168.047 euro), finalmente si cominciano a mettere in campo strategie innovative che facilitino la convivenza reciproca, come quella della telemetria.

 

Si tratta di una tecnica che permette di acquisire informazioni di grande importanza sulla biologia ed ecologia del lupo ma che permette anche di monitorarlo. In Italia, fino ad oggi, è stata ad uso e consumo dei ricercatori, ma adesso, finalmente, viene messa in campo in maniera ''operativa'', come già accade in Nordamerica, con il ''progetto per la gestione proattiva del lupo attraverso catture e telemetria satellitare'' finanziato, per due anni, dalla Regione Veneto al Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Sassari.

 

Lo scopo è proprio quello di analizzare le relazioni tra lupo e zootecnia, capire quali sono i fattori e le condizioni che predispongono gli attacchi, validare opere e strategie di prevenzione e sperimentare nuovi strumenti elettronici di allerta, sensori di prossimità, che si attivano in funzione dello spostamento dell'animale. Ma come funziona questa tecnica? I sensori di prossimità sono dispositivi ''stand alone'' che allertano tecnici e allevatori nel momento in cui l'animale si avvicina a zone sensibili quali, per esempio, stalle, ricoveri di animali, recinti. A questi dispositivi si affiancherà la creazione “sulla carta" di poligoni geografici virtuali ("virtual feces") corrispondenti alle aree momentaneamente utilizzate per il pascolo o per il ricovero degli animali, una volta valicati dall'animale radiocollarato questi metteranno in allerta gli operatori che a oro volta potranno tempestivamente avvertire i gestori delle aziende a rischio o intervenire con azioni di prevenzione mirati o di dissuasione.

 

E così, il 6 agosto, si è proceduto a catturare e radiocollarare una femmina adulta, di 35 chili, non allattante, membro stabile del suo branco. In tempo record (un giorno) è arrivato il referto genetico dell'animale da parte del Laboratorio di genetica di Ispra: si conferma che si tratta di una femmina con patrimonio genetico per metà di origine italiana e metà dinarica (delle Alpi Dinariche che dalla Slovenia scendono lungo l'area balcanica) quindi si tratterebbe di una figlia, o nipote, della prima coppia di lupi del Veneto che si è stanziata in Lessina

 

 

Tutto questo per dimostrare, ancora una volta, che tecniche e strumenti di prevenzione dei rischi (stiamo sempre parlando dei rischi per l'allevamento. I rischi per gli esseri umani sono già oggi ridotti a praticamente zero visto che è da un secolo e mezzo che in tutta Italia non si hanno notizie di aggressioni a esseri umani) esistono. Alcune vanno ancora sperimentate (come questa della telemetria) altre sono già testate ed è acclarata la loro efficacia (come i cani da guardiana e i recinti elettrificati). Tecniche e strumenti che anche in tutti i territori vanno implementati con investimenti sia da parte dei privati che delle amministrazioni pubbliche.

 

 

Perché non ci vuole tanto a capire che questi sono animali straordinari (come si vede nelle foto di Paolo Scarian realizzate a cavallo di Trentino, Alti Adige e Veneto pochi giorni fa) dall'altissimo valore naturalistico e ambientale. Descriverli come feroci lupi-mannari che minacciano i nostri figli è un insulto all'intelligenza di chi questi cartelli se li ritrova sulla sua strada e una pessima pubblicità per l'Alto Adige nel resto d'Italia.

 

 

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