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Addio ai certificati medici sportivi per i bimbi da 0 a 6 anni. Tenuti: "Non grava i cittadini di certificazioni onerose"

Il decreto è stato firmato dai ministri Beatrice Lorenzin e Luca Lotti. Un provvedimento di sburocratizzazione che dovrebbe portare i bimbi a essere meno sedentari. Alessandro Tenuti: "Giusto, pediatri e medici di base conoscono molto bene il piccolo paziente e se si nota qualcosa possono indirizzare il minore all'esperto più indicato"

Di Luca Andreazza - 20 marzo 2018 - 16:21

TRENTO. Cade l'obbligo di presentare i certificati medici sportivi per i bambini tra 0 e 6 anni. Questo viene stabilito nel decreto congiunto dei ministri Beatrice Lorenzin e Luca Lotti, rispettivamente Salute e Sport, che aggiorna quello di Balduzzi.

 

"In realtà - spiega il dottor Alessandro Tenuti, medico sportivo e titolare della Sportime - resta valida la necessità di presentare un normale certificato medico, che prevede comunque alcuni test come pressione, cuore e polmoni e un elettrocardiogramma".

 

I certificati medici si suddividono tra quello agonistico e non agonistico, ma anche per l'esercizio di attività ludico-motoria o di particolare e elevato impegno cardiovascolare e quello agonistico per diversamente abili.

 

Una disciplina, quella della certificazione medica per l'esercizio di attività sportiva agonistica contenuta nel Decreto ministeriale del 18 febbraio 1982 e che rimanda alle diverse federazioni enti sportivi riconosciuti dal Coni il compito di qualificare come agonistiche le singole e specifiche attività sportive, oltre all'inizio di età.

 

"Per l'esercizio di attività ludico-motoria - prosegue l'esperto - non è obbligatoria la certificazione medica sportiva, ma è facoltativa, anche se è spesso richiesta da società o associazioni sportive a fini assicurativi: la tutela del minore resta intatta e le certificazioni possono essere rilasciate anche dal pediatra oppure dal medico di base".

 

Un provvedimento quindi che cerca di sburocratizzare le attività in età pre-scolare, anche se restano sul tavolo alcune criticità: "In particolare quella dell'elettrocardiogramma a riposo - dice il dottore - che è richiesto una tantum, cioè anche solo una volta nella vita, in condizioni standard. Questo significa che viene refertato come un normale atto medico e resta nella cartella clinica per 5 anni. Un vizio di forma e qui il legislatore dovrebbe intervenire perché altrimenti si va a perdere lo storico e la situazione del quinquennio precedente. Se un bimbo fa un elettrocardiogramma a 3 anni e poi inizia l'attività agonistica a 9, non ci sono più i dati conservati del precedente test".

 

Insomma la legislazione è stata semplicemente adattata e dopo quattro anni il certificato medico sportivo non agonistico 0-6 anni finisce in soffitta. "I problemi - aggiunge il medico sportivo - è che i bambini a quell'età imparano a praticare il proprio sport e quindi anche le prime gare presentano sforzi proporzionati. A questo si aggiunge che pediatri e medici di base conoscono molto bene il piccolo paziente e quindi se si nota qualcosa possono indirizzare il minore all'esperto più indicato: servirebbero molte altre indagini per avere un quadro clinico completo che sicuramente non può avere un medico sportivo per il ridotto lasso di tempo di conoscenza".

 

Un decreto che non grava i cittadini e il Servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni. "Questa indicazione del governo è corretta. Si è arrivati - evidenzia Tenuti - in questi anni a un eccesso di medicalizzazione e questo cambio di rotta può inoltre agevolare i professionisti nel pubblico e in quello privato. Fermo restano che se il piccolo atleta è bravo e si ritrova a giocare con i bambini di 8 anni a quel punto si entra nell'attività agonistica e la normativa di riferimento prevede il certificato medico sportivo con le relative prove di sforzo".

 

Questa decisione può favorire l'attività fisica dei bambini fin dai primissimi anni di vita e aiutare a contrastare così la pericolosa tendenza alla sedentarietà. Attualmente il 53% dei giovani d'età compresa tra i 3 e i 5 anni e il 22% di quelli tra i 6 e i 10 anni non praticano alcuna forma di attività fisica.

 

"Il panorama - conclude Tenuti - resta comunque molto fluido per la riforma del Terzo settore, che prevede un ammodernamento di questo comparto ancora in evoluzione: si sta facendo ordine tra le discipline sportive per delineare quelle società che possono beneficiare delle detrazioni fiscali".

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