In Trentino è davvero possibile coltivare la vite con il biologico? La Tenuta San Leonardo dice "arrivederci" al bio: "Non rimpiangiamo la scelta ma non è sostenibile"

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia
Il re è nudo. W il re. Ho subito pensato al paradosso di una storica fiaba, quando ho letto ‘Il bio è insostenibile, rinunciamo alla certificazione’, con la coraggiosa intervista rilanciata dal Gambero Rosso al vitivinicoltore Anselmo, il giovane marchese Guerrieri Gonzaga, saldamente al comando dell’azienda di famiglia San Leonardo, accudita con mirabili attenzioni assieme a suo padre, l’autorevole marchese Carlo. Decisione sofferta, ma altrettanto lungimirante e che sicuramente farà discutere i paladini più rigorosi delle colture senza l’uso della chimica. E lancia l’interrogativo: tra le vallate trentine è davvero possibile coltivare la vite con il biologico? Le risposte penso non si faranno attendere.
Abbiamo perso in media il 30% di produzione l’anno negli ultimi tre anni. E sui dieci anni una media del 20%. Significa perdere un’annata ogni tre o quattro anni. Non rimpiango la scelta, anzi continueremo a portare avanti la maggior parte dei dettami del protocollo bio, che ci ha insegnato tantissimo. Però il biologico funziona se il clima è stabile, mentre diventa molto arduo coi picchi di instabilità e avversità climatiche importanti che si sono registrati in questi anni nel nostro areale trentino.
Anselmo Guerrieri Gonzaga è tranciante, con questa presa di posizione pure decisamente coraggioso.
La decisione è quella di lasciarsi alle spalle il biologico, che da 15 anni guidava le scelte in campo. Per la tenuta, certificata Biodiversity friend nel 2018 ed Equalitas nel 2024, non è un addio ma un arrivederci. Forse. "Non mi sento di pronunciare la frase 'mai più biologico' – chiarisce in questa intervista – ma quando un certo tipo di agronomia non consente di proteggere le produzioni di fronte a determinate avversità e anomalie climatiche significa che bisogna cambiare".
E ciò è vero soprattutto in alcune regioni d’Italia. Una di queste è la valle di Avio, in Trentino, dove insistono i terreni della Tenuta San Leonardo.
"C’è poco da fare, in alcune aree il biologico non è più sostenibile". E spiega: "Abbiamo creduto molto nel biologico e già prima del 2010 Tenuta San Leonardo aveva eliminato tutti i diserbi in vigna. Essendo posizionati in una valle molto stretta come quella di Avio, con molta presenza di acqua e umidità, ci siamo resi conto che in termini ambientali era difficilmente sostenibile un simile approccio. Resto convinto dell’importanza del biologico, ma ho constatato come il metodo non sia sostenibile al 100%. Uno degli esempi è l’eccessivo utilizzo dei trattori per fare i molteplici, quasi quotidiani, trattamenti necessari a proteggere il vigneto. In una valle come la nostra risultano il doppio rispetto alla norma. E non vedo l’utilità di usare il trattore tutti i giorni. In casi simili, il bio invece che tutelare l’ambiente rischia di essere più impattante. Non rimpiango la scelta bio ma d’ora in avanti un protocollo interno a Tenuta San Leonardo guiderà le scelte in campagna. Ripeto: nel bio c’è tanto di buono ma in Trentino il discorso è complesso. A meno che non si voglia rinunciare a una parte della produzione, per la quale i costi, ci tengo a sottolinearlo, sono nel frattempo raddoppiati".











