Contenuto sponsorizzato
| 13 dic 2025 | 18:00

La cucina italiana patrimonio Unesco? Un riconoscimento lodevole ma si rischia di mescolare ogni specificità, sacrificata per l’orgoglio "nazional/gustativo"

DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 13 dicembre 2025

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

Unesco e la cucina italiana, un riconoscimento lodevole, importante, ma forse subito troppo enfatizzato. Dopo solo 2 giorni dal verdetto, schiere di politici ancor prima di cuochi ed esperti di cibo, esaltano ogni prelibatezza del Made in Italy. Citando - o rilanciando - legami con piatti della tradizione che poco conciliano con la sincera radice del cibo italiano.

 

Quello fatto dalla sapienza di umili ‘spadellatori’, quelli - specialmente le donne del desco familiare - che sono riusciti a cucinare ingredienti recuperati nei territori stanziali, semplicemente per battere la fame. Ogni comunità del cibo con proprie elaborazioni, in un distinguo tra qualità e sodali scambi gustativi. Nel rispetto della reciprocità alimentare. Cibo per condividere la tavola - anche la più spartana, priva di ogni orpello estetico - proprio come atto di scambio e fraternità. L’etica più importante dell’apparenza.

 

Invece, adesso, con l’encomio dell’Unesco, si rischia la mescolanza di ogni specificità, sacrificata per l’orgoglio nazional/gustativo. Con l’industria alimentare che omologa ogni sapore veritiero. Scarsi o nulli i riferimenti alla qualità degli ingredienti primari, quelli frutto di secolari fatiche e naturali selezioni produttive. Diversità scaturita dall’altrettanta diversificazione dell’habitat. Perché è il territorio che scandisce l’evoluzione stessa del concetto di gusto.

 

Si assiste ad una sorta di trionfo del cibo industriale, a ‘marchette’ promozionali rilanciate dall’apoteosi gastrosovranista di certi esponenti governativi. 

 

Quelli che elogiano su tutti i mezzi d’informazione roboanti menù, tra l’esplosione di parole con l’eccellenza declinata in ogni frase, tra il lodo a speciali missioni pure verso l’infinito, con gli spaghetti (precotti) da sfamare (?) astronauti cibernetici di spaziali navicelle. Una sorta di lollo/circo - per dirla con la frase di un sagace ricercatore scientifico in campo enologico - mentre i contadini - anche tra le Dolomiti - devono fronteggiare impegni sempre più gravosi

 

Made in Italy premiato, mentre il prezzo del latte crolla, la frutta sminuita nella sua utilità sociale, con schiere di lavoratori (in nero, non solo per il colore della pelle) che sono schiavi sottopagati. Premio Unesco, rapporto elitario con l’identità del cibo italiano, mentre moltissime produzioni agricole vengono trasformate in pietanze ultraprocessate, il prezzo più decisivo della sostanza, cibo destinato non solo a quanti stentano a mettere in sintonia il pranzo con la cena. 

 

E ancora. Cibo di stampo industriale sbandierato (forse in parte contrabbandato) come italica produzione nel rigoroso rispetto dei salubri canoni della idealizzata dieta mediterranea. Chissà come e perché. Di sicuro produzioni che hanno poco da spartire con il vero patrimonio di una cucina italiana basata sull’umanità dei pasti.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 23 aprile | 19:59
Da quando è stato sostituito con una struttura nuova, moderna e accogliente, il bivacco "Fiamme Gialle", realizzato nel 1958 dalla Guardia di [...]
Cronaca
| 23 aprile | 21:16
La tragedia è avvenuta nella zona di Trivigno, nel territorio comunale di Tirano, in provincia di Sondrio. Una donna di circa 60 anni - che era [...]
Società
| 23 aprile | 19:52
Ogni regione ha i suoi simboli e le sue storie, la giovane creator Ester Parussini ha scelto di raccontare il suo territorio, e di [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato