La val di Non si trasforma in un terroir inconfondibile: Cryo e Aura. Ecco due nuove proposte di vini da uve resistenti

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia
Il calendario scandiva la data del 25 aprile. Momento scelto casualmente o per ribadire un concetto viticolo assolutamente in sintonia con la ricorrenza? Perché a Tavon, alta valle di Non, è andato in scena - nel senso: sono stati proposti - ben due nuovi, particolarissimi vini da uve resistenti.
Del resto la frazione Tavon di Coredo, del Comune della Predaia, può orgogliosamente vantare un primato inconfutabile: a quasi mille metri di quota si vendemmiano uve per un vino che ha conquistato il podio su tutte le guide del vino, sia in campo nazionale che quelle che degustano - e giudicano - vini che non temono confronti internazionali. Diventando, di fatto, la piccola quanto visionaria Capitale italiana dei Piwi. Vini da grappoli di piante ottenute da minuziosi incroci tra varietà di viti, tramite certosine operazioni genetiche pienamente in sintonia con l’evoluzione vegetale della pianta, assolutamente non Ogm.
Piwi, sigla dal tedesco che certifica come queste tipologie di piante siano resistenti alle malattie fungine. Ebbene tra i primissimi interpreti di questa tipologia di uve è stato un giovane enologo di Coredo, con un nome diventato immediatamente un guru della nouvelle vague enoica: Nicola Biasi.
Nel giro di poche vendemmie, presentando il suo prezioso Vin de la neu - vino della neve, nel dialetto noneso - ha conquistato l’encomio incondizionato di tutti i critici. Premi e citazioni altisonanti quanto di mirata attuazione. Così Nicola Biasi ha iniziato a diffondere il ‘credo Piwi’, cimentandosi in ulteriori vinificazioni, trasformando il suo lavoro in una sorta di Accademia, con consulenze mirate in alcune decine di aziende agricole (italiane e austriache) che hanno scelto di produrre vini di questa tipologia. Ma torniamo alle chicche di due vini da uve resistenti proposti nel giorno della Resistenza.
Subito una conferma: la mano di Nicola Biasi si sente perfettamente, ma a sancire il valore e la differenza (chiamiamola pure singolarità) è l’origine della coltura, vigneti d’alta quota, la Predaia che diventa terroir. Inconfondibile.
Le due chicche in questione sono frutto di un progetto sinergico tra il proprietario dei un minuscolo vigneto Nicola Sicher, poi l’omonimo Nicola Sicher - uno dei titolari dell’albergo-ristorante-osteria Pineta di Tavon - e ovviamente il terzo Nicola, Biasi. Due vini per un progetto chiamato Sass Griss, toponimo locale.
Questi: Cryo da uve Solaris e un mirabile Aura, ottenuto da uve Johanniter. Due splendide interpretazioni di Piwi by Biasi, prodotte esclusivamente per il Pineta, un migliaio di bottiglie per tipo, destinate ai clienti della blasonata cucina della famiglia Sicher.
Cryo, dal greco ‘freddo’ è cristallino, assolutamente verticale in ogni gamma gustativa, nessuna opulenza aromatica, taglio nitido, con quell’acidulo che ricorda vagamente una varietà generativa delle Piwi, il Riesling renano.
Poi ecco Aura (brezza, dal greco, fonetica concatenata dall’ Aura Aurea e dunque con l’Ora del Garda) interpretazione enologica di uve Johanniter, tipologia forse molto più caratteriale tra le Piwi.
Riflessi cangianti con schegge dorate, convincente al naso - qualche sentore di frutta tropicale che mi ha pienamente soddisfatto - ma soprattutto estrema sintesi della territorialità di una strategica viticoltura nonesa. Pronta a sfidare il domani, non puntare solo sul Groppello di Revò, ma pure su queste tipologie di uve ‘tolleranti’ che nulla chiedono alla chimica. Per ottenere vini ‘di Coredo’ che davvero resistono. Non solo nel giorno della liberazione dal nazifascismo.











