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| 14 apr 2025 | 10:58

Una cucina d'autore e un ristorante gourmet con vista lago di Garda, la firma esclusiva e raffinata di Zefiro è del talentuoso Stefano Rossi

DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 14 aprile 2025

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

Spira vento soffice tra i tavoli sistemati sulla fascinosa veranda che porta proprio sulla sponda del grande lago. Il panorama del Garda diventa parte integrante della proposta di Stefano Rossi, giovane talentuoso tra la ristretta schiera di cuochi trentini. Dirige da qualche stagione la collaudata sua brigata di cucina tra le eleganti strutture del LidoPalace di Riva del Garda, hotel d’alto rango, pronto a lasciarsi alle spalle vicissitudini gestionali del recente passato. E puntare al meglio. Potenziando l’offerta gastronomica, aprendo le sale pure al pubblico esterno, ai clienti più curiosi e non solo agli ospiti dell’hotellerie.

 

Vento, si diceva, perché lo spazio riservato ai menù ha una precisa insegna: Zefiro

 

Scoprire - e gustare - la sequenza dei principali piatti ora nella ‘lista vivande’ è una piacevole immersione nella cucina d’autore.

 

I manicaretti di Stefano Rossi giocano abilmente su tempi, modi e costumi di una cucina stanziale (lo chef è originario di Mezzocorona) senza mai tralasciare legami della consuetudine dolomitica. Mixando valori territoriali, ambiti lacustri e realtà montanare. Qualche esempio.

 

"Tartelletta di trota gardesana, con uova di montagna, accostata a tacos di barbabietole e una crema di caprino". Scenografia conviviale, l’estetica al servizio nel sapore. Per ribadire come il sapore nasca sempre dall’insieme dei movimenti coinvolti nell’introduzione del cibo in bocca, nella masticazione e successiva deglutizione, che originano tutti da centri del sistema motorio sedimentati nel nostro cervello. Aumentando il godimento di ciò che assaporiamo.

 

Ulteriore conferma giunge dall’assaggio di un ‘Baccalà & polenta, il merluzzo lavorato secondo procedure risalenti al Concilio di Trento, ma in questa portata impreziosito con lamina d’oro edibile. Connubio tra estetica, recupero etico degli ingredienti, e ‘il bello che diventa ancora più buono’.

 

I legami con la cucina trentina trovano riscontri nella versione dell’Orzotto, pure in un a portata di Crauti e puntine ‘destrutturate’. Decisamente interessante il Piccione con strangolapreti, perle d’asparagi bianchi, topinambur e gianduia.

 

Una sequenza di fine dining, per un mangiare raffinato, quasi esclusivo. Con un dessert finale tra zeppole, pan pepato e - dato il periodo - una fragrante colomba pasquale. Apertura prevalentemente nel fine settimana; prezzo attorno ai 100 euro.

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