Una "Questione di famiglia", la Cantina Pisoni premiata a Bollicine nel Mondo di Identità Golose: "Da cinque generazioni, dal 1852, si tramanda il mantra del savoir-faire"

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Tutto solo online, il web come calice pieno di briosità. Con precisi riferimenti trentini. Milano ha appena ospitato Identità Golose, kermesse gastronomica di stampo internazionale, con attenzione anche al vino, specialmente a quello con le bollicine. Ecco allora la quinta edizione di Bollicine del Mondo, mille e più vini spumeggianti selezionati con cura tra i produttori di 50 Paesi. Premiando pure i Pisoni, dinastia enoica di Pergolese, in Valle dei Laghi.
Sul palco sono saliti i giovani alfieri di Casa Pisoni, ricevendo il premio Questione di Famiglia, ottenuto per la visione pioneristica del territorio e per aver contribuito alla fondazione dell’Istituto Trentodoc.
Tra le motivazioni dell’assegnazione si legge: “Da cinque generazioni, a partire dal 1852, si tramanda in famiglia il mantra del savoir-faire: un saper fare già espresso ampiamente oltre che nella spumantistica di eccellenza anche nell'arte della distilleria, nel segno dell’eleganza e del territorio. Oggi con un brand spin-off dedicato esclusivamente alle bollicine, esprime una nuova e raffinata identità aziendale”.

I Pisoni, nel comparto vitivinicolo trentino, sono una sorta di baluardo dinastico. Lo rievoca spesso, con grande devozione, Arrigo Pisoni, ultranovantenne, vero Patriarca dei vignaioli, spumantista e pure grappista.
Cita le origini di famiglia, la casa di Lasino, il trasferimento nel fondovalle sul Sarca nel 1852, gli albori della viticoltura, poi la devastazione della Grande Guerra - partirono per il fronte in Galizia ben sette fratelli, uno purtroppo disperso tra le migliaia di soldati mandati al massacro dagli asburgici - la rinascita, l’altrettanto drammatico periodo della Seconda Guerra, per poi recuperare l’arte dell’alambicco, la realizzazione delle strutture aziendali, il potenziamento di tutte le fasi legate al ciclo dell’uva.
Arrigo Pisoni, lui come pochi altri allievi della Scuola di San Michele hanno scandito le spinte vinose suggerite dall’evoluzione del vino e del costume, dell’andamento del mercato, modi e tempistiche diversificate nel bere alcolico. In questo contesto - siamo alla vendemmia 1970 - la dinastia dei Pisoni, sagaci vignaioli decide di cimentarsi con il metodo stile champagne.
Fratelli Pisoni, contadini vocati alla vite, da metà Ottocento custodi del territorio che da Pergolese si espande sul versante verso Madruzzo, tra la conca del Sarca, una valle disseminata di laghi e le Dolomiti di Brenta a corollario. Arrigo, Gino e Vittorio Pisoni, trio con mansioni diversificate, gestendo vigneti, la cantina e pure una storica distilleria, la grappa e - sempre più convinti - la produzione di Trento Doc. Impegno portato avanti da figli e cugini, perché purtroppo Gino e Vittorio sono prematuramente mancati.
Così è Arrigo il custode della memoria aziendale. Probabilmente perché la sua famiglia è una roccaforte di sana evoluzione contadina. Non a caso stanziale in una frazione di Madruzzo che si chiama Pergolese. Dove appunto le pergole dei vigneti segnano il fondovalle e scandiscono il ritmo del paesaggio collinare che porta verso il ripido pendio de ‘le Frate’, i filari di Nosiola, Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco ( questi ultimi esclusivi per lo spumante ) piantati interpretando la consistenza del terreno e in base alle folate del vento dorato che spira dal Garda.
Pergole, come tracce sul cammino di un sincero casato impegnato in ogni settore vitivinicolo. Diversificando pure certe scelte tra stretti parenti, puntando specificatamente sulla elaborazione di spumante classico Trento Doc. Con riscontri encomiabili, proprio come l’ultimo premio ottenuto alla Fiera di Milano, per Identità Golose.












