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"Il sogno rivelatore di Gillo": l'esibizione che ricostruisce la vita e l'opera dell'ironico e mai banale critico e artista

A Trieste, nella Biblioteca statale Stecco Crise, sarà possibile visitare gratuitamente fino al 14 dicembre la mostra dedicata al celebre artista e critico Angelo Eugenio Dorfles, meglio noto come Gillo, a un anno dalla morte. Nel percorso dell'esibizione si ripercorre la sua opera e non solo, tra libri di scuola, quadri, disegni e tanto altro
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Di Alda Baglioni - 27 novembre 2019

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

L’arte fa bene, in tutti i sensi. Gillo Dorfles ne è la conferma. Nato a Trieste nel 1910, Angelo Eugenio Dorfles viene celebrato con la mostra "Il segno rivelatore di Gillo”, prima esibizione dopo la sua scomparsa. Dorfles morirà ultracentenario nel 2018 a Milano, un anno dopo la mostra a lui dedicata in Triennale.

 

Nel 2014, la Fondazione Marconi di Milano, con una personale venera il maestro, disinvolto ed elegante nei suoi centoquattro anni, intrattenitore di un pubblico entusiasta. E’ impossibile etichettarlo: una laurea in medicina, specializzazione psichiatria, scrittore, pittore, designer, professore, critico e chi ne ha più ne metta. Ironico, sempre controcorrente, sarcastico nei confronti dell’iperconsumismo, Dorfles ha fatto incontri eccezionali: con Italo Svevo, con Andy Warhol, con Leo Castelli, con l’affascinante pittrice Leonor Fini, con intellettuali triestini come Bobi Bazlen.

 

Alla Biblioteca Statale Stecco Crise diretta da Francesca Richetti, la mostra, ideata e curata dall’architetto Marianna Accerboni, è ricca di lavori inediti. Centotrenta opere, dagli anni ‘30 al 2000, comprendono una ventina di disegni creati nella seconda metà degli anni 50 per i suoi nipoti allora piccoli, un gioiello in oro ed argento, bozzetti originali per tessuti, decori per le tazze Illy, il manifesto per la Barcolana, etichette per vini, il manifesto per il tartufo d’Alba, bozzetti di mosaici. Vengono esposte opere di pittori di Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia dei quali Dorfles aveva scritto. Ed anche lettere, articoli, cataloghi, foto rare o inedite, per mostrare la Trieste del 900.

 

I libri d’arte, i libri scolastici che hanno cambiato il modo d’insegnare, donando stimoli sempre più creativi per coinvolgere, ancor oggi, le scolaresche nell’affascinante mondo dell’Arte. Le sale sono arricchite dalla proiezione, sulla facciata del cavedio della biblioteca, di immagini luminose di Gillo in grandi dimensioni e da due postazioni video, per un approfondimento sui novant’anni di produzioni creative a tutto tondo.

 

L’evento è promosso dall’Associazione Culturale Gillo Dorfles di Milano (la sede è nell’abitazione-studio di Gillo), per divulgare l’opera, il pensiero e la memoria e sostenuta dai nipoti Piero e Giorgetta Dorfles, ma non si ferma alla mostra. Ci saranno incontri collaterali organizzati e guidati da Marianna Accerboni. Esempi: una conversazione con Giorgetta Dorfles, una conferenza con Cristina Battocletti giornalista de Il Sole 24 ore che presenterà in anteprima il libro La mia America, ultimo lavoro di Gillo, uscito postumo. Un viaggio americano, nel 1953, coast to coast, tra gioia di vivere ed autorevolezza.

 

La mostra, aperta fino al 14 dicembre a Trieste, è gratuita.

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