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| 13 apr 2025 | 14:47

"La città proibita": si combatte con coltelli e forchette per un mondo migliore

DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 13 aprile 2025

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore

Un urlo alla Bruce Lee terrorizza e diverte l’Occidente. E’ il film di Gabriele Mainetti: “La città proibita”.

 

Un mix di generi, dal Kung Fu movie (wuxia), al thriller, al fantasy per dar spazio alla commedia sentimentale.

 

Il regista romano apprezzato e premiato per l’originale primo lavoro: “Jeeg Robot”, ha proseguito con “Freaks Out”. “La città proibita”, suo terzo film, parte da una verità. In Cina con Deng Xiaoping, si introduce la politica del figlio unico (abolita nel 2013). Si vieta alle donne di avere più di un figlio, per contrastare l’incremento notevole demografico del paese. Una famiglia con due bimbe ne deve nascondere una: Mei.

 

L’altra Yun, diventata adulta, va in Italia per lasciare libera la sorella; ma si perdono le sue tracce. Mei, addolorata, corre a cercarla. Arriva a Roma e giunge a “La città proibita”, un ristorante cinese ma non solo.

 

Mei è esperta di arti marziali, già da piccola le praticava con il padre. Yaxi Liu che interpreta Mei ha imparato da bambina a praticare il Kung Fu e nella vita è stunt woman. Quindi il divertimento è assicurato.

 

La ricerca della sorella la porta ad una trattoria romana, il proprietario Alfredo (Luca Zingaretti) è sparito con una donna. L’attività continua con il figlio Marcello (Enrico Borello) cuoco e la madre Lorena (Sabrina Ferilli) alla cassa. Ferilli si conferma un’attrice della romanità.

 

Lo scontro tra Mei e Marcello è feroce ed inaspettato per lui.

 

Roma protagonista d’intrecci di loschi individui come Annibale (Marco Giallini) con i suoi scagnozzi Cip e Ciop, il miglior amico del padre che non perde occasione per provarci con Lorena.

 

Intanto nel ristorante cinese il boss Mr Wang che è anche proprietario, deve fare i conti con il figlio rock star che lo ha rinnegato per le sue equivoche attività.

 

Bruce Lee è nell’immaginario di Mainetti, ma anche Spielberg e Tarantino; c’è un tocco romantico alla Wyler con il suo “Vacanze romane”. Anche Marcello (nome che richiama “La dolce vita”) porta Mei in giro in vespa per Roma, dal Colosseo alle Terme di Caracalla. Spassose le scene di lotta con oggetti da cucina come la grattugia.

 

E non mancano i colpi di scena.

 

Famiglie disgregate, boss che combattono nell’illusione di mantenere il proprio potere.

 

Mainetti vuole omaggiare il cinema di Hong Kong con un tocco di sudcoreano, gioca con i generi, nel desiderio di costruire una realtà più giusta che profuma di amatriciana.

 

Dice il filmmaker: “Mi piace pensare sempre alle storie più assurde con dentro i personaggi più veri possibili…”

 

“La città proibita” al Nuovo Astra il 30 aprile.  ore 20.30 Auditorium comunale di Lavis-Trento

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