L’arte sfida l'intelligenza artificiale. A palazzo Trentini "Cogito ergo sum"

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
L’uomo come soggetto pensante e creativo verrà sostituito da un algoritmo? Come si pongono gli artisti nei confronti dell’Ia?
La mostra “Cogito ergo sum” a Palazzo Trentini a Trento ci mette nelle condizioni di riflettere su questa realtà ogni giorno sempre più performante.
Trentasei artisti Fida Trento/Bolzano riflettono sull’Ia, con un titolo provocatorio che ci riporta al filosofo Cartesio, padre del dubbio, che sviluppa il pensiero critico.
Lo storico palazzo cinquecentesco accoglie negli scantinati le mostre temporanee, che dialogano con il passato. “Cogito ergo sum” è curata da Barbara Cappello, artista indipendente, presidente della Fida Trento, Federazione Italiana degli Artisti; lei ha seguito il progetto di allestimento presentato nell’ambito della VIII Biennale con Fida Bolzano.
“Restanza - fino al nuovo passo oltre” è l’opera proposta dalla Cappello. L’artista la definisce "una rivoluzione silenziosa, per rimanere nelle radici della propria essenza, frammentarsi nella propria fermezza per evidenziare i rizomi quali portatori di futuro". Il lavoro è una composizione smembrata in diciotto immagini collegate fra loro con filo d’oro e lana, diciotto quadrati 15x15x5 centimetri, dove il bianco e nero si unisce al rosso dei fili.
Lei dice nel testo in catalogo “la realizzazione di un pensiero concreto, come qualsiasi opera d’arte fisica, virtuale, performativa, scrittoria, concettuale, scultorea, transumana, è, e sarà, lo stile nella vita culturale (Mai dimenticarsi di ciò), collettiva. E, il collettivo diviene particolare eloquente”.
E’ presente nelle sale anche la scultura di Laura Marcolini che vive e lavora ad Arco. E’ anche graphic designer e la sua ricerca indaga la relazione fra linguaggio e corpo. Le opere esposte “Poetica” e “Sebastiano” un busto e una testa, in bronzo con inserti in ottone, dialogano tra disciplina formale e intuizione poetica oltre la certezza cartesiana.
Visioni che sfidano il futuro in un’era digitale che potrebbe dare anche all’Arte. E ancora: Luciano Olzer in “La luce del pensiero” ha voluto come sfondo al suo lavoro fotografico Pergine dove vive, in una composizione di luce controllata ed in equilibrio fra forme ritmiche, quasi musicali che sembrano giocare con una silhouette femminile.
Dice Nicoletta Tamanini, critica d’arte, nell’intervento in catalogo: "Arte come monito dunque, come invito alla riflessione e alla speculazione intellettuale sulle orme dei grandi pensatori per non perdersi nell’oblio tentatore dell’imperante tecnologia". L’Arte emoziona e mantiene il distacco dall’Ia sempre più sofisticata, senza esperienze del vissuto, senza un pensiero anche scomodo. La mostra a Palazzo Trentini di via Manci sarà visibile fino al 1 marzo 2026.












