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''L'invenzione del colpevole'', si riapre il ''caso'' del drammatico di Simonino da Trento

La mostra è inoltre dedicata a Monsignor Iginio Rogger, “cercatore di verità”, che fu Direttore del Museo e avrebbe compiuto cento anni in questi giorni. Dal passato al presente. Pregiudizi e stereotipi, fanno riflettere ed attualizzano il caso. Dal 1475 al 2019, dal Trentino a Los Angeles, i luoghi di culto del Simonino vengono proposti ed analizzati
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Di Alda Baglioni - 08 dicembre 2019

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

Tira un respiro di sollievo, Domenica Primerano, direttrice del Museo Diocesano. Nessuno ha chiesto, da un quiz proposto per lanciare l’evento, che fine abbia fatto la salma del Simonino

 

Quiz proposto on line, “Cosa ne sai del Simonino?”, che sarà attivo fino al 13 dicembre, sul sito internet del Museo. In compenso tra 370 persone intervistate, quasi tutte hanno sentito parlare della vicenda, ma solo il 20% pensa che Simonino sia stato un bambino ebreo.

 

Così la mostra "L’invenzione del colpevole", presentata al teatro Sociale dal Museo Diocesano cercherà di fare chiarezza su una pagina di storia trentina ancora da decifrare. Curata da Domenica Primerano, Domizio Cattoi, Lorenza Liandru, Valentina Perini, la mostra si avvale della collaborazione di Emanuele Curzel e Aldo Galli.

 

La mostra è inoltre dedicata a Monsignor Iginio Rogger, “cercatore di verità”, che fu Direttore del Museo e avrebbe compiuto cento anni in questi giorni. Dal passato al presente. Pregiudizi e stereotipi, fanno riflettere ed attualizzano il caso. Dal 1475 al 2019, dal Trentino a Los Angeles, i luoghi di culto del Simonino vengono proposti e analizzati.

 

Lo scopo è anche documentare. “I documenti ci sono a Trento” dice Emanuele Curzel, professore di Lettere e Filosofia – "basta approfondire". L’esperto  fa parte del comitato scientifico. ”Quando, nel 1965 viene rimosso il culto del Simonino, su 2000 vescovi, 203 erano contrari”.

 

Il professore di giurisprudenza, Diego Quaglioni,  che ha curato in mostra “I processi agli ebrei”, parte dall’indagine degli anni Sessanta, che coinvolge pure l’Europa. Con immagini di propaganda, definite dal professore “micidiali” divulgate nei secoli per accreditare un’infamia. Immagini per una manipolazione storica che si vedranno nella mostra. A Trento sono custoditi i verbali di quei drammatici processi.

 

Nel 1903, uno studente di diritto ad Innsbruck, Giuseppe Menestrina, attraverso la critica storica delle fonti, è stato uno dei primi a negare la storicità del martirio del Simonino. L’ebrea triestina Gemma Volli si mise allora a studiare le testimonianze storiche del “caso” Simonino, con l’aiuto della figlia di Cesare Battisti, Livia. La Volli incontrò pure monsignor Iginio Rogger al quale mostrò i minuziosi riscontri sulla morte di Simonino (già anni prima egli aveva espresso seri dubbi sulla vicenda del martirio).

 

Monsignor Rogger così parlerà con l’arcivescovo di Trento mons. Alessandro Maria Gottardi. Il 28 ottobre 1965 il culto del Simonino viene definitivamente abolito. Ridimensionando i fatti di quel lontano 1475 . Quando un bambino di circa due anni, Simone da Trento, il 23 marzo 1475, scompare. Il corpo viene ritrovato, tre giorni dopo, lungo una roggia vicino piazza Mostra, accanto alla casa di un ebreo. Subito viene accreditata la tesi dell’omicidio, accusando l’ebreo Samuele di Norimberga, l’uomo che tra l’altro segnala il ritrovamento del bambino.

 

Il podestà di Trento, Giovanni de Salis, ordina l’arresto di Samuele, di sua moglie ed alcuni esponenti della comunità ebraica della città. Da qui un processo inquisitorio che metterà al bando da Trento ogni ebreo. Il professore di Lettere e Filosofia Aldo Galli, del comitato scientifico, spiega il ruolo essenziale delle immagini che saranno esposte alla mostra. Dalla forza della propaganda alle fake news”, l’attualità ci insegna.

 

Il percorso espositivo sarà allestito a Palazzo Pretorio, con più di settanta opere in prestito da musei italiani e stranieri. Dalla Galleria degli Uffizi, all’Abbazia di Wilten ad Innsbruck, alla raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano e altro. Dai luoghi di culto di Trento, ai bassorilievi, ex voto, reliquiari, disegni, incunaboli istoriati, xilografie, sculture, affreschi.

 

Un recupero importante: il rilievo con il Compianto sul corpo morto di Simone da Trento del XVI secolo, che era sull’altare Maggiore della chiesa di S.Pietro e Paolo a Trento e acquistato a Merano. Immagine guida dell’esposizione. Ampio il catalogo, edito dal Museo Diocesano Tridentino, con il contributo di riconosciuti studiosi.

 

Per produrre consapevolezza. Perché, dice l’assessore al comune di Trento Corrado Bungaro, ”il Trentino ha un conto in sospeso con gli ebrei”.  La mostra al Museo Diocesano di Trento verrà inaugurata venerdì 13 dicembre e aperta al pubblico fino al 13 aprile 2020. 

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