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''Matar a Jesus'': l'oscuro volto di Medellin per la rassegna a Trento del Festival Cine Espanol

Cosa fare? Farsi giustizia da se’ per entrare nel vortice della vendetta, che produce una violenza infinita? Tra conflitto e sviluppo psicologico una forte denuncia sociale, fuori dagli schemi logici rappresenta il dramma di una generazione, senza confini
DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 18 maggio 2019

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

E’ tutta un’altra cosa, un film in edizione originale. E’ coinvolgente e suscita consapevolezza. Come la regista colombiana Laura Mora Ortega, nata a Medellin classe 1981 ha saputo esprimere con il suo secondo film “Matar a Jesus”. 

 

Il primo lungometraggio ”Pablo Escobar: El patron del Mal”, aveva come soggetto il signore della droga Pablo Escobar nei suoi ultimi drammatici momenti di vita a Medellin. La sua seconda produzione “Matar a Jesus”,  Premio del pubblico giovane al festival di San Sebastian, ci descrive sempre Medellin, agglomerato urbano con risvolti oscuri.

 

Gli occhi curiosi della protagonista ventiduenne Paula, guidati dalla regista ci fanno vivere il dramma che lei stessa, ventenne, ha dovuto subire: l’uccisione del padre. Con una narrazione circolare, le scene si spostano dai campi lunghissimi sulla metropoli vista dall’alto, in una sorta di flashback.

 

Lei Paula, attiva studentessa di arte, appassionata di fotografia, dopo aver salutato gli amici con la gioia di vivere, va a prendere il padre, insegnante progressista all’università di scienze politiche. I due vanno a casa in macchina. Mentre discutono affettuosamente lei gli scatta delle foto con la sua macchina analogica. Saranno le ultime.

 

Un sicario in moto, quando il padre esce per aprire il garage sotto casa, gli spara e lo uccide. Lo shock è immenso. Paula con il fratello, si trovano dalla polizia per denunciare il fatto; lei ha visto il ragazzo che ha sparato, ma non lo riconosce nelle foto che il poliziotto le mostra.

 

Passano due mesi, tra l’indifferenza delle istituzioni, non si sa nulla dell’assassino. Paula in una discoteca con gli amici vede il killer. La vendetta è il sentimento che la spinge ad avvicinarsi a lui per conoscerlo. Un incubo che la porterà a confrontarsi con un mondo per lei sconosciuto, dove la pistola addosso è un rituale fondamentale per sopravvivere.

 

Lui, Jesus (il nome la dice lunga), è affascinato da lei, così diversa, che gli rivolge delle attenzioni. Lei gli farà delle foto in bianco e nero, che svilupperà e che lui apprezzerà molto. Lui si fida ciecamente di lei, lei vuole concludere la sua vendetta.

 

La macchina da presa non si stacca da lei, dai suoi sentimenti che si trasformano ed esplodono in una rabbia feroce tra criminali, piccoli spacciatori e ladri. Tragicamente Paula scoprirà che anche Jesus è una vittima. Vittima della violenza di un sistema che reprime, incapace di risolvere alcun problema sociale.

 

Cosa fareFarsi giustizia da se’ per entrare nel vortice della vendetta, che produce una violenza infinita? Tra conflitto e sviluppo psicologico una forte denuncia sociale, fuori dagli schemi logici rappresenta il dramma di una generazione, senza confini.

 

"Matar a Jesus” viene proiettato al cinema Astra di Trento il 28 maggio e fa parte della rassegna Festival del Cine Espanol, dodicesima edizione, dal 14 maggio al 29 maggio. Tutti i film sono rigorosamente in versione originale con sottotitoli in italiano che fanno apprezzare la recitazione. Un’immersione nella narrazione. 

 

Il prossimo film, martedì 21 maggio “Las distancias” di Elena Trapè, è un viaggio di un gruppo di amici tra la Spagna e Berlino per rivedere un compagno universitario. Il film ha trionfato al festival di Malaga 2018.  

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