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Mostra del cinema di Venezia, il Covid non frena la magia: “Molti film iniziano qui la loro corsa agli Oscar”

La Mostra del Cinema di Venezia è il primo grande festival in presenza dopo mesi di chiusura, in questi giorni sono andati in scena il documentario di Mattia Venturi (premiato anche al TrentoFilmFestival) e l’interessantissimo “Zanka Contact” di Ismaèl El Iraki
DAL BLOG
Di Alda Baglioni - 10 settembre 2020

Insegna arte al Bonporti con chaplin nel cuore

Il cinema è connessione. La Mostra del Cinema di Venezia genera rapporti. Un documentario “Con le mani” di Mattia Venturi (in anteprima al 68mo TrentoFilmFestival 2020 ha vinto il Premio BIM) sbarca in Laguna allo spazio Fondazione Ente dello Spettacolo, Hotel Excelsior, il 5 settembre. Un lavoro di interviste a quattro personaggi differenti: Fabio Dalla Costa, liutaio, Fabio Ognibeni, imprenditore, Valeria Lencioni, idrobiologa, Tomas Franchini, alpinista.

 

Si parte dalla tempesta Vaia del 30 ottobre 2018; un anno dopo la devastazione avvenuta in Trentino, in particolare nelle foreste della Val di Fiemme. Dal furore della tragedia, all’uso delle tavole armoniche, alla costruzione di violoncelli, alla ricerca biologica, alla montagna da scalare, per scoprire luoghi e professioni da valorizzare. Tutti uniti dall’uso delle mani per raggiungere obiettivi condivisi in comunione con la natura che distrugge e costruisce.

 

Nuovi registi in Mostra. Opere prime presentate alla sezione Orizzonti della Mostra di Venezia. “Zanka Contact” di Ismaèl El Iraki è un film sul suo Marocco che cambia. Una connessione fra le band musicali, i concerti live ed il cinema che “è magia” come dice il regista. El Iraki, nato nel 1983, si muove tra Casablanca e Parigi dove ha studiato regia. La contaminazione si vede. Ma c’è un desiderio di mantenere le radici che sono le origini di un paese in cambiamento sociale.

 

Le radici, il regista, le ha consegnate alla musica. Un leitmotiv è il filo che unisce le scene. La storia si intreccia a Casablanca, fra una ragazza stuprata in adolescenza e poi diventata prostituta, Rajae (la bravissima e bellissima Khansa Batma), e un musicista rock con problemi di droga Larsen (Ahmed Hammoud). I due s’incontrano casualmente per un incidente d’auto. Un amore a prima vista. In comune il rock’n’roll. Lei con una voce arcaica, ancestrale, lui con la chitarra suonata alla Jimi Hendrix. La loro vita cambierà.

 

Tra malavita marocchina, maschilismo vorace, serpenti velenosi (il serpente è “il vestito” di Larsen, il musicista nel tunnel della droga), l’amore e la musica restano l’unica salvezza. Il regista congiunge il genere drammatico con il rock, guardando con grande interesse al western italiano e al cinema di Quentin Tarantino. Una storia dove il fuoco fa da padrone e si conclude, nei titoli di coda, con la musica di Zucchero “Un diavolo in me” in versione marocchina che non è niente male.

 

La Mostra di Venezia è il primo grande festival in presenza dopo mesi di chiusura. Non dimentichiamo che “molti film iniziavano qui la loro corsa agli Oscar” dice il direttore Alberto Barbera. Un’edizione dove le donne hanno finalmente un ruolo rilevante (vedi il secondo Leone d’oro alla carriera della regista cinese Ann Hui che presenta fuori concorso “Love after love”). Siamo alle ultime giornate di Mostra che termina sabato 12 settembre. Il Covid-19 ha frenato le presenze ma non può frenare la magia del cinema.

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