Non solo teatri: il festival Bolzano Danza 2026 invade la città e fa tappa fissa al parco
Si guarda al futuro senza dimenticare i grandi classici, con un menù ricchissimo che conta più di quaranta eventi, svariate prime nazionali e un paio di chicche in assoluta mondiale

BOLZANO. Se girando per la città di Bolzano in questi giorni capita di cogliere un'energia diversa, nessuna sorpresa: è ufficialmente scattata l'ora di Bolzano Danza.
La quarantaduesima edizione della kermesse targata Fondazione Haydn ha alzato il sipario e promette di non fermarsi fino alla fine del mese, trasformando ben diciassette angoli della città in palcoscenici a cielo aperto o al chiuso. La formula magica scelta quest'anno dai direttori artistici Anouk Aspisi e Olivier Dubois ruota attorno al concetto di "orizzonte", una scusa perfetta per guardare al futuro senza dimenticare i grandi classici, con un menù ricchissimo che conta più di quaranta eventi, svariate prime nazionali e un paio di chicche in assoluta mondiale.
Il debutto di giovedì ha già messo le cose in chiaro, partendo con le suggestive atmosfere di Castel Mareccio grazie a CCN/Aterballetto e proseguendo in serata con l'energia intramontabile del mito canadese Louise Lecavalier al Teatro Comunale. Ma il bello deve ancora venire.
Venerdì sera le luci della Sala Grande si sono poi accese per l'attesissimo show della compagnia Peeping Tom, che ha ipnotizzato il pubblico con uno stile unico. Il bello di questo festival è che sa far convivere sullo stesso cartellone i mostri sacri del passato recente e le provocazioni del presente: si va dal ritorno di capolavori storici degli anni Ottanta firmati da Anne Teresa De Keersmaeker fino alla freschezza della compagnia palestinese Stereo48. Non mancheranno poi firme pesanti del panorama coreografico come la Compagnie Olivier Dubois, Ayelen Parolin, il tocco italiano della Compagnia Abbondanza/Bertoni e il talento di Alexander Vantournhout.
Per chi pensa che la danza contemporanea sia una cosa per soli addetti ai lavori chiusi in teatro, la risposta sta tutta nel cuore verde della città. Al Parco Cappuccini è nato infatti il villaggio BoDA, un quartier generale dove spettatori, curiosi, artisti e addetti ai lavori possono incrociarsi, chiacchierare e bere qualcosa insieme tra un talk e l'altro. Un modo decisamente pop per vivere il festival giorno dopo giorno, aspettando la grande festa di chiusura del 31 luglio che si preannuncia caldissima: dopo l'ultimo spettacolo a teatro, ci si sposterà tutti a ballare con il dj set curato dalla palestinese Adan.














