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Gesù guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». Subito gli si aprirono gli orecchi e si sciolse il nodo della sua lingua

Secondo quanto narrato dall'evangelista, la “fama” di Gesù cresce lungo la via: appena arriva in un luogo, «li portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano». I gesti compiuti da Gesù erano consueti per la taumaturgia ellenistica – compreso l'uso della saliva, ritenuta un mezzo terapeutico. Ciò che non era consueto è il fatto che Gesù, il guaritore, non pronunci una formula magica, ma una parola in aramaico – certamente conosciuto dai presenti. «Effatà» (= apriti!)
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Di Alessandro Anderle - 04 settembre 2021

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mc 7,31-37 [In quel tempo] Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

 

Dopo la diatriba riguardante “ciò che contamina l'uomo” e la guarigione della figlia di una donna sirofenicia (e, quindi, pagana), la lettura dal vangelo secondo Marco proposta dalla chiesa cattolica inquadra Gesù nel suo errare, nel primo viaggio compiuto dalla Parola.

 

Secondo quanto narrato dall'evangelista, la “fama” di Gesù cresce lungo la via: appena arriva in un luogo, «li portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano». I gesti compiuti da Gesù erano consueti per la taumaturgia ellenistica – compreso l'uso della saliva, ritenuta un mezzo terapeutico. Ciò che non era consueto è il fatto che Gesù, il guaritore, non pronunci una formula magica, ma una parola in aramaico – certamente conosciuto dai presenti. «Effatà» (= apriti!), un apriti che sembra essere un doppio invito: il primo direttamente rivolto alle orecchie ed alla bocca; il secondo diretto al Cielo, al Padre, forse alle viscere misericordiose di Dio. Il resoconto dell'evangelista, poi, riporta l'effetto immediato che quella parola ebbe.

 

«Attorniato da dodici uomini e da alcune donne, Gesù fa strada insegnando ai discepoli e vivendo una distanza dalle folle di ascoltatori della Galilea: questo permette a lui e al suo gruppo una certa vita raccolta, intima, più adatta alla formazione dei discepoli e a una più efficace trasmissione della parola viva ed eterna di Dio» (E. Bianchi). In queste parole può essere riassunta l'erranza di Gesù: un gruppo inusuale – composto anche da alcune donne non sposate – di ebrei al quale viene affidata una parola, dalla Parola. Uomini e donne ai quali è stato mostrato l'amore direttamente dall'Amore, assieme ai miracoli che questo riesce a compiere.

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