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La samaritana al pozzo, perché senza la capacità di dare fiducia, la speranza non può esistere

Nel calendario liturgico si è arrivati alla terza domenica di Quaresima, una Quaresima decisamente particolare, vissuta in un momento storico in cui una pandemia tiene tutti noi chiusi nelle nostre case. Analizziamo il passo di oggi
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 14 marzo 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 4,5-42 [In quel tempo] Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

 

Nel calendario liturgico si è arrivati alla terza domenica di Quaresima, una Quaresima decisamente particolare, vissuta in un momento storico in cui una pandemia tiene tutti noi chiusi nelle nostre case. Ogni giorno la conferenza stampa della protezione civile mostra uno scenario preoccupante, che per lo più ci rimanda alla nostra fragilità, mostra la fragilità che come esseri umani siamo. Nel vangelo non si troverà certamente un miracoloso vaccino, ma nella Parola dell'Amore si potrà trovare un poco di conforto, un aiuto a vedersi ancora come una persona capace di fiducia, aperta alla dimensione della speranza.

 

Il brano evangelico che ci viene proposto questa domenica trova il proprio centro esattamente nella fiducia, nel saper dare fiducia, nell'essere – come ama dire un mio professore - “fiducianti”. Ribadisco, a costo di ripetermi: senza la capacità di dare fiducia, la speranza non può esistere, e se non esiste la speranza, non esisterà nemmeno un futuro. L'episodio della samaritana al pozzo è noto: Gesù si trova in viaggio e decide di sostare presso un pozzo. Una donna – di cui non viene riportato il nome – di origini samaritane [i samaritani coincidono circa con gli appartenenti all'antico regno d'Israele – da non confondersi quindi con i giudei] si avvicina a Gesù, il quale le chiede da bere.

 

Le immagini su cui “gioca” il vangelo di Giovanni sono un capolavoro. In questo caso troviamo l'elemento dell'acqua, e la necessità che si ha di questa: la sete. Prima di entrare nei dettagli, però, è interessante chiarire un aspetto: per i giudei, i samaritani erano degli eretici impuri, per cui li evitavano. Gesù non si cura affatto di ciò e, contrariamente ai costumi del suo popolo – ed alla tradizione da cui questi derivavano – chiede da bere alla samaritana – la quale, appunto, reagirà con stupore.

 

Il dialogo fra i due prosegue, e viene magistralmente costruito sui fraintendimenti delle parole di Gesù da parte della samaritana. L'acqua di cui Gesù parla non è chiaramente quella che può essere attinta dal pozzo, ma dalle sue Parole, dalla sua rivelazione del Padre come Amore. L'acqua è ciò che fa rinascere il cristiano proprio perché è una componente spirituale – e l'umanità necessita di una componente spirituale.

 

Ai tempi di Gesù, i templi in cui veniva adorato Jhwh erano due: quello celebre di Gerusalemme ed uno in Samaria, da qui la domanda della samaritana riguardo il luogo in cui adorare Dio. La risposta di Gesù è essenziale e precisa: «i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Sullo spirito e sulla verità si sono spesi fiumi d'inchiostro, eppure ne sappiamo dire ancora così poco. Rimane però un fatto: queste due parole trovano una “risonanza” particolare in noi, proviamo a metterci in loro ascolto.

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