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Trento
17 aprile | 20:08

Gregge sbranato nella notte, colpite oltre 50 pecore dai lupi. Il recinto elettrificato c'era ma non l'elettricità. L'allevatore nel dramma: "Credo chiuderò, ho famiglia da mantenere"

Sandro e Lorenza Malesardi avevano fondato nel 2016  “La Filiera della Lana”. Assieme hanno deciso di lasciare il proprio lavoro per allevare un gregge di pecore e gestire in proprio tutta la filiera della lana. La scorsa notte un branco di lupi ha distrutto tutto ammazzando le pecore che si trovavano al pascolo. La rabbia del sindaco: "Bisogna fare qualcosa per fermare questi animali. Fino ad oggi solo chiacchiere e tavoli". Eppure la Pat a richiesta esplicita de il Dolomiti fa chiarezza su quanto accaduto

COMANO. Senza dubbio un dramma per l'allevatore che si è visto spazzare via in una notte praticamente più della metà del suo gregge. Ma anche in questo caso il lupo ha fatto il lupo e l'essere umano ha compiuto un imperdonabile errore. ''L'area - spiega infatti la Provincia sollecitata da il Dolomiti sulla questione - era dotata di opere di prevenzione finanziate dalla Provincia autonoma di Trento, costituite da un recinto fisso con pali in legno per uno sviluppo di circa 1000 metri e dotato di elettrificatore. Al momento del sopralluogo da parte del personale del Corpo forestale del Trentino è stata riscontrata l’assenza di corrente nella linea elettrificata, con conseguente mancato funzionamento del sistema''.

 

 

 

Ma andiamo con ordine. Si è trovato difronte a una scena tremenda, ieri mattina, un allevatore di Comano Terme. Decine di pecore morte, oltre 55 secondo le prime stime, tutte morse al collo e uccise da quello che appare come un attacco portato nella notte da un branco di lupi. (e confermato dalla Pat che a il Dolomiti chiarisce: ''È di 30 pecore e 5 agnelli predati, oltre a 11 capi adulti e 5 agnelli feriti, il bilancio della predazione da parte di un branco di lupi avvenuta il 15 aprile sul territorio di Comano'').

 

Basta uno sguardo per comprendere la portata del disastro: carcasse sparse, recinzioni violate, e il lavoro di anni ridotto a un campo di perdita e silenzio.

 

“Non so cosa farò adesso. Eravamo gli unici a lavorare la lana in questo posto ma credo che chiuderò l’azienda, dovrò trovarmi un altro impiego perché ho una famiglia da portare avanti”, racconta con voce spezzata Sandro Malesardi, mentre si trova ancora sul posto, circondato dai resti del suo allevamento. Nel 2016 aveva fondato “La Filiera della Lana”, portata avanti assieme alla moglie Lorenza, uniti anche dalla passione di far rinascere vecchi mestieri. Da informatico a insegnante di musica, hanno deciso di lasciare il proprio lavoro per allevare un gregge di pecore e gestire in proprio tutta la filiera della lana, dalla materia prima al prodotto finito, dai prati di alta montagna al laboratorio.

 

Oggi erano arrivati ad avere 83 capi e la razza principale all'interno del loro gregge era la pecora Tingola, unica autoctona del Trentino, in via di estinzione a causa dell'andata in disuso della lana nella seconda metà del XX secolo.

Ora l'attacco dei lupi ha distrutto ogni cosa. “Più di 50 animali sono morti – ci spiega Sandro Malesardi - sono rimasti una quindicina di agnellini, ma alcuni andranno a morire purtroppo. Sono stato costretto a sopprimere almeno 12 pecore e 6 agnelli che erano rimasti feriti in maniera grave”.

 

Il gregge sarebbe stato protetto da un recinto elettrificato. “Ho messo i pali in castagno alti circa 2 metri e 10 centimetri – spiega l'allevatore - mezzometro sotto terra, c'era una rete in acciaio all'interno a maglie degradanti così le pecore non potevano uscire e 5 fili all'esterno elettrificati il primo a 20 centimetri l'ultimo variava da 1 metro e 40 a 1 metro e 50. La notte in cui è avvenuto l'attacco pioveva e non sappiamo quindi se l'elettricità funzionava”. 

 

“Non possiamo permettere che continui a succedere disastri di questo genere” spiega anche il sindaco di Comano, Fabio Zambotti. “Questi animali si devono controllare – ci dice – ma nessuno fino ad oggi ha fatto qualcosa. Solo chiacchiere e tavoli, nient'altro”. In realtà questi animali possono essere controllati facendo prevenzione come si deve. Il recinto elettrificato c'era ma non era elettrificato. La Pat al riguardo conclude: ''Il Servizio Faunistico richiama l’attenzione sulla necessità di garantire nel tempo la piena funzionalità delle opere di prevenzione. La presenza e la continuità della corrente negli elettrificatori, insieme alla verifica delle condizioni delle recinzioni, incidono direttamente sull’efficacia degli strumenti di difesa''.

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