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Le vie tortuose diverranno diritte, ogni uomo vedrà la salvezza di Dio

Come si è cominciato a vedere la scorsa domenica – prima d'Avvento e del nuovo anno liturgico – il vangelo secondo Luca incentra la sua narrazione sulla storia e, più precisamente, sulla storia della salvezza
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Di Alessandro Anderle - 08 dicembre 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 3,1-6 Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

 

Come si è cominciato a vedere la scorsa domenica – prima d'Avvento e del nuovo anno liturgico – il vangelo secondo Luca incentra la sua narrazione sulla storia e, più precisamente, sulla storia della salvezza. La storia dell'apertura di un tempo nuovo, di un tempo propizio alla Parolamore, del tempo del Regno.

 

Non stupisce, quindi, trovarsi di fronte ad un incipit – non considerando i capitoli precedenti, quelli relativi all'infanzia, probabilmente posteriori – al cui centro vi è la contestualizzazione storica. Alcuni dati: secondo il calendario ufficiale, quello in uso ad Antiochia (Siria), l'anno veniva fatto iniziare il primo del mese di ottobre, ed il quindicesimo (anno) dell'impero di Tiberio Cesare va, quindi, dal 1° ottobre del 27 d.C. al 30 ottobre del 28. Giovanni, quindi, inizia la sua attività profetica di “battezzatore” nell'autunno del 27 d.C.

 

Ed una curiosità: Luca cita due sommi sacerdoti, Anna e Caifa. Ma il sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme non poteva che essere uno. In realtà, tale ruolo di primaria importanza politico-religiosa, era ricoperto da Caifa (dal 18 al 36 d.C.), Anna – il quale era suocero di Caifa – ebbe tale incarico dal 6 al 15 d.C. Luca, molto attento e preciso nel riportare i fatti storici, non sbaglia, ma vuole con questo falso errore sottolineare l'influenza che il suocero ancora esercitava sul sommo sacerdote. Vale a dire che, secondo la vulgata del tempo, Caifa non era altro che un prestanome di Anna, il quale continuava a detenere il potere reale.

 

«La parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto». La parola di Dio, dabar in ebraico, che è sempre parola/creatrice e non parola/concetto, è parola che suscita trasformazione a vita, che trasfigura, tale parola dabar si riceve, si può ricevere, nel deserto, midbar in ebraico. Dio parla ad un Io che si fa deserto: desertificazione tutt'altro che arida, desertificazione necessaria per la generazione di una nuova fioritura.

 

È bene soffermarsi brevemente sulla scandalosa predicazione di Giovanni. Egli, infatti, era un sacerdote del tempio, ciò significava ricoprire un ruolo di prestigio – e ben remunerato – nella società giudaica del tempo. Ebbene, una volta che la «parola di Dio» venne su di lui - vale a dire: quando egli divenne un vero profeta - abbandonò il tempio per recarsi a vivere in povertà in un luogo inospitale come lo è il deserto.

 

«Predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati». Il vero scandalo, però, è tutto qui. Secondo la tradizione giudaica solamente Dio poteva rimettere i peccati dell'uomo. Assolutamente impensabile era che un uomo potesse cancellare i peccati di un altro uomo. Giovanni, attraverso la pratica del battesimo – molto probabilmente non unico -, predicava una conversione del cuore, un aprirsi reale della persona a Dio. Solo così poteva avvenire la remissione dei peccati, e non attraverso una ritualità liturgica esteriormente legata alle pratiche del tempio. Giovanni preparava l'umanità a deserto, affinché lo Spirito potesse essere accolto, affinché si potesse rinascere in esso.

 

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