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Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo

Gesù viene qui presentato da Giovanni come il nuovo Mosè, che attraversa il mare, sale sul monte e dà da mangiare alle folle che lo seguivano. La vera manna, però, non sono i cinque pani d'orzo moltiplicati, ma il pane di vita portato da Gesù agli ultimi
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Di Alessandro Anderle - 28 July 2018

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 6,1-15     [In quel tempo] Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?".

 

Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo". Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?". Rispose Gesù: "Fateli sedere".

 

C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto".

 

Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: "Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!". Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

«L’ordo delle letture bibliche dell’annata liturgica B ha previsto che, giunti nella lettura cursiva di Marco all’evento della moltiplicazione dei pani (cf. Mc 6,35-44), si interrompa la lettura del vangelo più antico e la si sostituisca con la lettura dello stesso episodio narrato nel quarto vangelo. Per cinque domeniche si legge dunque il capitolo 6 di Giovanni» (E. Bianchi).

 

Questo capitolo, nel vangelo giovanneo, appare sostanzialmente isolato dalla narrazione generale. «Con buona probabilità, si tratta di un brano aggiunto più tardi per dare alla chiesa giovannea una catechesi sull’eucaristia». Tutto il sesto capitolo giovanneo è incentrato sul tema del pane di vita.

 

Gesù viene qui presentato da Giovanni come il nuovo Mosè, che attraversa il mare, sale sul monte (con una probabile allusione al Sinai) e dà da mangiare alle folle che lo seguivano. La vera manna, però, non sono i cinque pani d'orzo moltiplicati, ma il pane di vita portato da Gesù agli ultimi.

 

In questo senso, si noti  che fra tutte le persone che seguivano Gesù, solamente uno aveva qualcosa da mangiare, e questo qualcosa era, appunto, pane d'orzo: la vivanda dei poveri. Inoltre, vi è da notare un secondo aspetto che caratterizza queste persone, così come descritte da Giovanni: esse non seguono Gesù nella fede ad un Messia pronto a donare la propria vita, a farsi servo dei servi sulla Croce.

 

Ma «lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi», mossa da una fede superficiale, che non aveva ancora compreso. Prova di questa incomprensione è la conclusione stessa di questo racconto: dopo averli sfamati, «Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo».

 

La guida politica, trionfante, non rappresentava certo ciò che Gesù era. La spiegazione di questo miracolo, infatti, la darà Gesù stesso qualche versetto avanti (Gv 6,26-59).

 

Il Gesù qui presentato da Giovanni è una figura dai tratti ben delineati: certamente egli sa che la folla che lo segue – una folla composta da poveri, pubblicani e peccatori, la parte (allora ritenuta) più infima della società – lo fa per una ragione esteriore, ma Egli la accetta, la accoglie e si preoccupa primariamente di dare loro, a tutti, da mangiare.

 

Il pane di vita, la spiegazione spirituale, arriverà solo dopo. È un Gesù, però, che con fermezza non accetta di essere fatto re, di essere elevato (politicamente) sopra agli altri uomini per comandarli – Egli, piuttosto, è una – la – giuda verso il Padre.

 

Questo Gesù giovanneo, lontano dai grandi proclami, è il Messia che con piccoli/grandi gesti mostra il centro della fede: l'amore verso il Padre e quello verso l'altro uomo, soprattutto se questo è affamato e rifiutato dalla società dominante.

 

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