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Pentecose: "Quando verrà lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me"

Alla fine delle sue apparizioni Gesù, il Risorto, promette ai discepoli l'invio dello Spirito Santo e, più precisamente, dello Spirito “Paraclito”, ossia difensore
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 19 maggio 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 15,26-27; 16,12-15 In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

 

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

 

«Il lezionario della chiesa universale prevede per la solennità della Pentecoste il vangelo giovanneo che narra l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli la sera del primo giorno della settimana, quando egli soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito santo” (cf. Gv 20,19-23). Il lezionario della chiesa italiana prevede invece, a seconda dell’annata, altri due brani tratti dal quarto vangelo, che in verità sono costruzioni un po’ artificiali, in quanto costituiti da versetti appartenenti a contesti diversi. In questa annata B il testo è composto da due versetti in cui Gesù promette ai discepoli lo Spirito santo (cf. Gv 15,26-27) e da altri quattro nei quali egli specifica l’azione dello stesso Spirito nei giorni della chiesa (cf. Gv 16,12-15). Anche se non è un’operazione facile commentare versetti non consecutivi, tentiamo comunque di farlo, con spirito d’obbedienza» (E. Bianchi).

 

Alla fine delle sue apparizioni Gesù, il Risorto, promette ai discepoli l'invio dello Spirito Santo e, più precisamente, dello Spirito “Paraclito”, ossia difensore. Il termine greco significa, letteralmente, “chiamato vicino” (ad-vocatus l'equivalente latino) ed originariamente veniva utilizzato proprio nel linguaggio giuridico. Questo vocabolo deve essere inteso, appunto, come difensore, soccorritore, colui che sta dalla parte dell'accusato. Ciò indica qualcosa di molto chiaro nella persona dello Spirito: egli non accusa, ma viene mandato per difendere chi viene accusato. Seguendo la vita di Gesù, sembra che questa caratteristica – quella di difendere e non accusare – possa essere estesa all'intera Trinità. E ancora: se è vero che il cristiano dovrebbe tendere a raggiungere l'immagine divina – essendo egli stesso immagine della Trinità – allora si potrà dire che, assumendo la posizione dei difensori, ci si avvicina, mentre accusando se ne allontana.

 

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso»: Gesù, nella sua esistenza, ha detto tutto quello che poteva, “da uomo a uomo”, e allo stesso tempo non ha detto tutto, poiché il tutto non è com-prensibile, non è raggiungibile dal nostro “con”, dall'intelligenza umana. Per il cristiano Gesù ha detto l'essenziale, quindi, per l'intelletto umano: una Parola Amore; l'incontro autentico e definitivo con la Parola Amore, con il Cristo, avverrà quando si sarà capaci di portarne il peso, ascoltandolo, poiché «molte cose ho ancora da dirvi».

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