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Non si seppe mai come accadde ma il teatro bruciò e la politica locale fece il resto. Pare che dopo vent’anni i cittadini abbiano ottenuto qualche risultato

DAL BLOG
Di Andrea Castelli - 04 febbraio 2024

Attore professionista, autore e doppiatore

E il teatro bruciò. Non si seppe mai come accadde. La cosiddetta informazione buttò lì che forse si trattava di dolo, ma poi si rimangiò l’avventatezza dell’insinuazione e non se ne parlò più. Sembrava strano ma sulle cause cadde il silenzio.

 

Su tutto il resto infiammò la polemica nella quale si tuffarono assetati i cosiddetti media, che non si dice “midia” all’inglese, ma proprio “media” perché è latino…Si parlò di una possibile inchiesta, ma poi nessuno ne riferì, che io sappia.

 

La politica locale fece il resto, cioè niente. Pareva, sì, che quella notte qualcuno fosse entrato dal retro, dicono, e avesse festeggiato a modo suo non so quale risultato sportivo, turisticamente molto importante, ecco, si sussurra, e che la cosa avesse potuto, sembra, sfuggire di mano, pare, all’allegra brigata, narrano...ben carburata, ma sono caute illazioni.

 

Fatto sta che il povero teatro andò in cenere soprattutto dalla parte della torre scenica, cioè palcoscenico, camerini, tetto e attrezzatura varia. La sala rimase scoperchiata, alle mercé delle intemperie, con le tristi poltrone affumicate, le travi annerite. La politica continuò a rinfacciarsi il suo niente da una barricata all’altra, mentre i cittadini che erano molto affezionati al loro teatro assistevano impotenti ad una commedia che stavolta sì che era penosa.

 

Infatti si fa presto a dare dei commedianti agli attori, in senso spregiativo, ma questi sono gli unici ad aver capito dove si fanno le commedie, mentre c’è ancora una gran massa di impolverati che non lo sa, ignora, e mette in scena le farse e le comiche sul lavoro, in casa, per la strada, sui banchi del consiglio, senza rendersene conto.

 

Nella cittadina fu indetto un referendum sul tema: “Teatro com’era prima o moderno?”. Per paura dell’ennesimo sfregio paesaggistico che il termine “moderno” incubava, la popolazione votò per il com’era prima. Col senno di poi qualcuno afferma che fu un’alta prova di democrazia, altri sostengono che invece fu solo un modo per dilazionare ancora di più i tempi verso un nulla spazio-temporale indefinito. Passarono gli anni, infatti, e cominciò a crescere l’erba tra le sedie in abbandono e la platea del vecchio teatro assunse sempre più l’aspetto del rudere pericolante.

 

Si fosse trattato di un impianto sciistico, malignò qualcuno, il restauro sarebbe partito il giorno dopo, è chiaro, e la cosiddetta politica avrebbe superato ogni scoglio ideologico e programmatico all’unanimità, ma trattandosi di un teatro… “Con la cultura non si mangia!” decretò un genio nel secondo periodo più nero della politica italiana. E furono tanti a sdoganare la propria ignoranza per seguire gli scellerati insegnamenti dei nuovi “guru”.

 

Ora pare che dopo vent’anni i cittadini abbiano ottenuto qualche risultato e che la data della ristrutturazione sia vicina. In molti ci sperano, ma quelli che scrollano il capo sono di più.

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