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Questioni di gusti ma a me il turismo da mercatini non piace: la cultura del vin brulè è a corto raggio seppur buono per i sorrisi a tutto denti dei nostri amministratori

DAL BLOG
Di Andrea Castelli - 08 gennaio 2024

Attore professionista, autore e doppiatore

Questione di gusti, direte, ma a me questo turismo invadente ed invasivo, di qualità medio-bassa, il cosiddetto turismo di massa che ben poco ha di democratico ma tanto fa gongolare i locali amministratori e addetti ai lavori a me non piace. Per niente. Non per fare il radical chic, ma non sono certo io l’unico ad essermi accorto che basta che vengano, o no? Che spendano, che comprino, che bevano, mangino… Venghino, venghino… chi, cosa, come? Che importa, conta la cassa, la massa fa cassa. Numeri, fatturato, percentuali… Non mi convinceranno mai, ci provano, ma non ce la faranno mai a persuadermi che i mercatini fanno cultura. Senza offesa.

 

Di che? La cultura del vin brulè è a corto raggio a mio parere. In più - e questo lo ritengo grave - nei periodi “che contano” passano in secondo piano le regole, per un rispetto ipocrita nei riguardi del massa\turista: negozi con le porte spalancate in barba alle disposizioni, crauti in vendita esposti “open air”, canederli da passeggio, luganeghe allo stato brado, strudel volante, polveri sottili in vacanza, camper e pullman che sprizzano bergamotto.

 

Almeno fino alla Befana, poi cambia la musica. Al cittadino comune, che magari ha votato quegli stessi amministratori che esultano per i numeri e si fanno fotografare tutto denti (devono sorridere perché ora è l’economia a determinare la politica, per cui sono ostaggi del Gran Mercante) al cittadino, dicevamo, sfugge quel concetto di cultura di cui sopra, ma anche quello di “indotto” che continuamente ci propinano. Lui sa solo che non trova più parcheggio per andare a lavorare (mica a ballare), che deve fare la coda spintonando anche per le esigenze minime, che resta bloccato a smadonnare nel traffico e che se dopo il 6 di gennaio tira fuori la Panda con l’euro sbagliato la giustizia lo bastona. Doveva approfittarne prima anche lui, pirla!

 

Ma allora tu vuoi la città deserta e sonnolenta che tanto piaceva ai nostri nonni? Come quelli che si lamentano che a Trento non c’è niente e aspettano brontolando che la pappa cada dal cielo? No, sbagliato. Anzi. Io vorrei la città dal turismo consapevole, magari educato, che non pensi a celebrare il Natale solo col “béver e magnàr”, come da anni ci insegnano i mercatini; un turismo dalle buone idee. In una parola che dia spessore umano (magari gratis) agli eventi, che cerchi di migliorarci e che mostri all’esterno (e non solo) che non siamo una mandria in balia della tempesta.

 

Eppure l’andazzo sembra rotolare senza pietà lungo una china preoccupante. Tutta una fiera, sempre e tutti i giorni che la gente si domanda se è quella di Santa Lucia, o di San Giuseppe, le Feste Vigiliane o forse il mercato del giovedì, che sia il Festival dell’Economia? Perché non accorpare tutto, già che ci siamo? Un gran minestrone. L’inflazione eletta a sistema, l’evento annuale atteso sovente con trepidazione, ora dura tutto l’anno e perde di interesse, sbiadisce, smarrisce il sapore come il brulè fatto con le bustine…

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