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Dal mitico ''Tano Cariddi'' della Piovra al film di Stefano Usardi, incontro a Trento con Remo Girone

È assolutamente pazzesco il fatto che, soltanto con una breve passeggiata all'angolo di una strada, appaia incommensurabile la classe e la padronanza della scena di questo signore raffinato e gentile. Colui che nell'immaginario collettivo sarà sempre visto come Tano Cariddi, il personaggio cardine della Piovra, emana un carisma affascinante. Incredibile. Ed allora raccolgo il coraggio a quattro mani e mi avvicino
DAL BLOG
Di Barbara Mastronardi - 20 settembre 2020

 Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.

I raggi del sole caldi e luminosi avvolgono le vie del centro di Trento. Tutto pullula di vita e colori. Ad un certo punto compare. Eccolo. Maestoso e regale nel suo incedere. Scatta il ciak. All'angolo fra via San Pietro e via San Marco, fra la folla di curiosi, Remo Girone. Interpreta il personaggio chiave del film "Fra due battiti " regia di Stefano Usardi. Una figura inconsueta e originale , un maggiordomo, che ha una parte pregnante nella vita del protagonista. Senza null'altro dire per non svelare la vicenda che è molto attuale e va vista, per assaporarne la peculiarità.

 

È assolutamente pazzesco il fatto che, soltanto con una breve passeggiata all'angolo di una strada, appaia incommensurabile la classe e la padronanza della scena di questo signore raffinato e gentile. Colui che nell'immaginario collettivo sarà sempre visto come Tano Cariddi, il personaggio cardine della Piovra, emana un carisma affascinante. Incredibile. Ed allora raccolgo il coraggio a quattro mani e mi avvicino. Dopo una breve presentazione, di cui francamente non ricordo assolutamente cosa ho detto, gli chiedo se vuole scambiare due parole e lui accetta con gentilezza.

 

E subito capisco. Comprendo come un uomo pieno di pathos per il suo lavoro come Stefano Usardi possa aver intuito che la parte, cosi importante per il film, sarebbe calzata a pennello per il Signor Girone. Oltre all'indiscutibile assoluta capacità e abilità interpretativa a lui ascrivibile, li lega la stessa profonda passione per quello che fanno. Due anime piene di fuoco. E' proprio questa la prima domanda che gli pongo. E con la sua voce incredibile, che diventa roca quando ride, mi trasporta come d'incanto negli aneddoti della sua vita. Di come si senta baciato dalla fortuna per poter fare quello che era ed è sempre stato il suo grande sogno fin da bambino: recitare.

 

Agli albori della sua esistenza, nasce in Eritra, si avvicina precocemente al mondo della recitazione. Nomina con gli occhi che brillano le prime esperienze ai saggi di fine anno alle medie e al liceo e la filodrammatica, che parte importante ha avuto nella sua vita prima di approdare all'accademia. "La filodrammatica è una grande scuola proprio per verificare la passione - dice - delle persone che studiano e lavorano tutto il giorno e la sera, invece di andare a divertirsi, si riuniscono per mesi e mesi per montare una commedia o un dramma, dimostrano di avere davvero una grande passione per quello che fanno". Molti attori italiani provengono dalla filodrammatica, cita Gianni Santuccio, che era un impiegato di banca , il grande Dario Fo, Maddalena Crippa, che lavorava appunto con il padre in questo ambito.

 

Il mondo della recitazione è difficile, ci sono momenti bui, frustrazioni, e solo se si ha il sacro fuoco che ci guida è possibile superarli. A questo punto mi racconta un episodio curioso, che alla fine mi fa ridere insieme a lui davvero di cuore. Narra come al concorso dell'accademia ogni anno venissero scelti venti fra attori ed attrici, ed un suo compagno di corso era particolarmente distinto e raffinato, appartenente ad una famiglia abbiente e nota della città. Un giorno la professoressa di storia del teatro Elena Povoledo presentò loro Miranda, un attore molto bravo, il cui aspetto era particolare, capelli decolorati, barba nera fatta male, jeans sdruciti ed una semplice t-shirt. "Se studiate con passione e dedizione, diventerete come lui". Il ragazzo distinto e raffinato non comprese la sottigliezza di quanto detto e si fermò alla parte esteriore di questo bravissimo attore, e lasciò il corso. Il fatto si commenta da solo.

 

Parlando del più e del meno, gli rammento un'intervista da lui rilasciata nell'ottobre del 2019, in cui afferma che i personaggi della mafia che compaiono nei film sono sempre molto affascinanti e carismatici, al punto tale che inconsciamente si finisce quasi per fare il tifo per loro. E dopo aver citato "La legge della notte" girato nel 2016 , regista, produttore e anche attore Ben Afflek, in cui Girone interpreta un magistrale e perfido Maso Pescatore, non posso assolutamente prescindere dal chiedere quale percorso emotivo e personale possa averlo portato alla magistrale interpretazione di Tano Cariddi. Il fascino intramontabile di questo personaggio, dice, derivava dalla sua estrema freddezza, in cui però, si insinuavano talvolta vaghi aneliti di tenerezza, e fragilità, dovute alla sua vita disgraziata, anche se questo non era una scusante, ed il pubblico si aspettava che prima o poi avrebbe ceduto, e questa aspettativa lo rendeva cosi unico.

 

Rammenta poi come la sua interpretazione di Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov, di "Delitto e castigo" da lui interpretato l'anno precedente alla "Piovra" a teatro , diretto da un grande regista russo, lo avesse ispirato nella sua magistrale interpretazione di Tano. Raskòl’nikov infatti, ha il mito di Napoleone, secondo il quale esistono degli uomini che sono al di sopra della morale comune. Commette un assassinio e poi crolla. Una parte di lui, per trasposizione era rimasta dunque nel personaggio tanto controverso dello sceneggiato che andò in onda dal 1984 al 2001 e nella quale l'attore interpretò Tano dalla terza alla settima stagione e nella decima.

 

Rammenta di come sia stato a Trento anni fa e di un incontro con Gratteri, il magistrato calabrese che affermò: "Chi produce, chi scrive si deve preoccupare di quello che è l’effetto sulla collettività” parlando appunto delle fiction sulla mafia. Difese "La piovra ", in cui male e bene sono distinti in maniera decisa, senza dare adito a fraintendimenti. A questo punto nasce spontanea la domanda di quali siano state le esperienze di recitazione importanti nella sua vita. Cita "Il gabbiano" con Bellocchio dove interpreta Costantino, il film di Ben Afflek e la sua recente interpretazione, di Enzo Ferrari nel kolossal da 100 milioni di dollari "Le Mans '66 -La grande sfida", candidato a quattro Oscar, senza assolutamente dimenticare le sue esperienze teatrali, che ricorda sempre con piacere.

 

Chi lo ha avvicinato alla sua grande passione in primis è stato il cinema, visto che nel suo paese di origine era molto presente. Ultima e, forse, domanda più importante: come descrive il suo mestiere. E la risposta di questo grande attore è stata "Croce e delizia". Parlare con lui è stata un'esperienza unica. E la porterò sempre nel cuore.

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