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Dall'addio a mamma alla presa in carico dei suoi Cico e Shira: storia di una difficile convivenza con le mie 3 gatte e del miracolo che un giorno è accaduto

DAL BLOG
Di Barbara Mastronardi - 12 settembre 2021

 Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.

Il dolore deve essere vissuto.

E l'anima ha bisogno di attraversarlo fino in fondo .

Se non lo fa, rimane sempre sospeso nell'aria e circonda di un aurea soffocante che non lascia scampo.

E c'è stato due mesi e mezzo fa un episodio della mia vita da cui è scaturito un dolore cocente, che non mi lascia tregua.

Oggi in particolar modo.

Ho perso la mia mamma. E lo scrivi? Penseranno in molti. Si sto cercando di aiutare me stessa in tutti i modi. E scrivere, da sempre, aiuta la catarsi dello spirito.

 

Una delle ragioni per cui lo faccio, è confermare ancora una volta come la presenza degli animali nella vita sia un bene prezioso. A casa con la mia mamma, come ho già scritto precedentemente in un altro articolo, abitava una strana coppia, che aveva oramai perfezionato nel tempo la sua convivenza. Shira, una siamese scorbutica e attaccabrighe e Cico, un pappagallino Lori arcobaleno che si era succeduto a quello precedente, mancato prematuramente.

 

La loro casa era ariosa, due ampi terrazzi luminosi, grandi spazi, ma ad un certo punto la loro mamma è scomparsa. Shira quando andavo a darle da mangiare miagolava incessantemente, e mi portava in camera di lei, e si metteva sul letto accanto al suo, come dire: dov'è? E Cico da parte sua era inquieto come non mai. Non sapevano che la loro padrona non sarebbe più tornata, ma lo sentivano. A questo punto si poneva il problema, loro erano un bene prezioso per la mia mamma e dovevo fare qualcosa.

 

In una sua precedente assenza io avevo provato a portare a casa Shira ma io abito in mansarda, senza terrazzo e ho già tre gatte. Tina, la matriarca, 19 anni tranquilla, ma anche peperina. Calypso, una siberiana di un anno che mangia dalla mattina alla sera, (e si vede) incantevole e rubacuori, e Liuba, la peste di casa, una trovatella di nove mesi presa da un'amica volontaria che in sei mesi ha distrutto casa (basti pensare che si apre da sola la porta della cucina e apre poi l'armadio per sgraffignare la pappa). Shira, come potete immaginare, era stata accorta malissimo, lei ringhiava e soffiava e loro l'hanno rifiutata decisamente, a tal punto che avevo dovuto riportarla indietro. Che fare? Chi si piglia una siamese che quando le gira si fa fare le coccole e quando non le va ti affetta un dito?

 

Ho cominciato a spargere la voce. Niente. Unica vaga possibilità una signora a Verona ma non potevo mandarla lontana senza vederla più impossibile. Non parliamo poi di Cico. I pappagallini Lori sono singolari, fracassoni, bisogna pulire continuamente la gabbia, sono inquieti e difficili, mangiano solo una pappa particolare ma sono anche affettuosi, parlano come i loro simili più grandi e improvvisano delle danze tribali che ti fanno morire dal ridere. Che fare? E ho deciso, d'impulso. Con tutto quello che faccio nella mia vita. Quel pomeriggio di due mesi fa, li ho portati a casa entrambi. Senza pensarci. Uno sfacelo.

 

Shira ringhiava, non potevo toglierla dalla gabbia, Calypso era perennemente davanti a quella di Cico. Mi sembra di leggere i suoi probabili pensieri: "Che strano gatto". Oppure: "Lo faccio arrosto". Per protesta una delle quattro (ignoro quale ma ho dei sospetti), faceva i bisognini in giro per la casa, nella fattispecie sul mio cuscino. Insomma, un disastro. Cominciavo davvero a disperare. E non trovavo soluzioni alternative. Il tempo passava, finché. Un giorno sono tornata a casa e Shira era cautamente uscita dalla stanza di mia figlia dove era in esilio per sua stessa volontà e a pancia a terra, valutava il territorio. I feromoni spruzzati ovunque (mi sono sbancata, sono carissimi) fino ad ora, erano stati simili all'acqua fresca.

 

 

Liuba, prezzemolo ad ogni minestra, le è andata incontro. Ed è successo. Il miracolo che tanto speravo. Pur soffiando hanno cominciato a giocare mentre Calypso, capita l'antifona, guardava Cico da lontano, con aria rassegnata. Shira ha ormai cambiato carattere, viene in cerca di coccole facendo le fusa, e di notte spartisce il mio letto con Liuba e Calypso, mentre Tina, un pochino solitaria come me le guarda dalla poltrona. Quando arrivo mi sentono sulle scale , e mi aspettano sulla porta. Tutte e quattro. In battaglione.

 

E Cico mi dice ciao. So che in qualche strano modo c'entri tu da lassù. Ciao mamma. Sarai sempre nel mio cuore.

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