'Fuori' di Mario Martone, un ricamo su un'esistenza e un affresco delicato "dipinto" su una vita vera

Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.
Un ricamo su un'esistenza. Un affresco delicato , dipinto su una vita vera. "Fuori ", regia di Mario Martone. 10 candidature ai Nastri d'Argento. Ricostruzione di una storia reale. In una Roma anni 80 , la vicenda di Goliarda Sapienza, definita nei titoli di coda del film come una delle scrittrici più eclettiche del Novecento. Il suo romanzo pubblicato postumo , "L'arte della gioia", l'ha consacrata come tale e, soprattutto, anche come simbolo carismatico del femminismo in Italia.
La parola "carisma" deriva dal greco "charis", che significa "grazia" o "dono, proprio quello che questa donna ha lasciato nella sua scia, permeando la sua esistenza di un quid di originale ed inconsueto. Unico nel suo genere. La sua esperienza carceraria è il fulcro di ogni cosa. Nel 1980-1981 , nella realtà, si è svolto il periodo di detenzione e successivo rilascio dell’autrice dal penitenziario romano di Rebibbia.
Goliarda, una Valeria Golino intensa, sensuale, con un forte ascendente già di per sé, oltre che bellissima, affonda il suo sguardo turchese nella cinepresa facendola sua, e dipinge con grande maestria il "mal di vivere" della protagonista.
La scrittrice si distacca completamente dai canoni del tempo. È amorale e schietta, socialmente fuori dai confini. In ogni sua manifestazione di vita. Continui flash back passato-futuro, sole cocente, notti buie, sesso, alcool, personaggi di un mondo legato al carcere, che permea in maniera avviluppante tutta la vicenda, danno un sottile senso di disordine.
È solo voluto. Voluto e funzionale alla stesso caos che avviluppa la vita reale. Matilda De Angelis, Roberta, una sgallettata ex carcerata, la giovane attrice protagonista di "La Vita da grandi " si conferma ancora una volta una grande. Senza poterne dubitare. Non saprei come altro definirla se non così, interpreta una giovane donna selvaggia come un cavallo indomito, sfacciata e fragile nello stesso tempo.
Leale e combattiva vive la sua vita assolutamente sopra le righe, in questo strano rapporto intrecciato a quello di Goliarda, in un modo tanto imperscrutabile quanto profondo. Una serie di personaggi strani e talvolta caricaturali, ruotano intorno alle due donne, e condiscono la vicenda con tanti tanti ingredienti, un' umanità a tratti grottesca, che si percepisce comunque come reale.
Un circo con personaggi che ricordano la tabaccaia di Fellini in "Amarcord", ma che sono veri, questa volta. Un ritratto interessante e appassionato dell'universo femminile, delle sue fragilità emotive e della sua forza potente. Una donna. E la sua libertà di esserlo. "Quel libro sono io, è tutto quello che ho fatto. Lo rifiutavano prima, figuriamoci adesso!"












