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L'esperienza incredibile di essere unica spettatrice a teatro. Il monologo recitato a Spazio Off dal talentuoso Luca Stetur per me

DAL BLOG
Di Barbara Mastronardi - 29 maggio 2022

 Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.

La stanza è illuminata solo dalle candele. Le pareti ed il pavimento sono neri e le fiammelle donano un'atmosfera stranissima, guizzano con un gioco di luci ed ombre che catturano l'anima. Un uomo elegantemente vestito si muove con sapiente lentezza nella luce soffusa. Parla con voce pacata, a tratti vibrante, autorevole e la sua mimica studiata accompagna le parole in un gioco affascinante. È Fallas, il procuratore di stato, che con grande energia narra a tratti, spietato, la sua parte in causa nell'impiccagione di Barry Holden, che uccise sua moglie a colpi di scure.

 

"Io che brandivo il flagello, che spezzavo le bilance, che percuotevo con la frusta e la spada: io che odiavo i trasgressori della legge; io il legalista inesorabile e crudo, che spinsi la giuria ad impiccare quel pazzo di Barry Holden, fui come tramortito da una luce accecante.." e da lì una storia agghiacciante si snoda incalzante nelle sue parole a tratti tremanti. Il forcipe di un chirurgo che dir tale non si potrebbe, ha reso un vegetale il bimbo tanto atteso che stava per nascere dopo tanto tanto tempo. La crudezza delle immagini, la goccia di sangue sulla sua guancia, la sua nera disperazione scuotono lo spirito ed il cuore in un vortice sconvolgente non lasciano spazio alla riflessione, catturano feroci ogni briciolo di attenzione e rendono l'immagine descritta talmente reale che sembra di toccare la testa del piccolo, si piange dentro guardando questo uomo disfatto dal dolore.

 

Disperato. Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita nel tentativo di curarlo. Inutilmente. "Povero ragazzo rovinato! Hai finito per essere il vasaio e io con tutti i miei atti di amore il vaso nelle tue mani". Nella sua testa aleggia inesorabile l'immagine del sangue versato, prima della donna uccisa in modo così cruento dal marito e poi della testolina del suo bimbo, episodio che in quella notte ha fatto si che venisse strappato un pezzo del suo cuore. E vuole pulirlo tutto, ossessivamente. In una sorta di tentativo di catarsi dell'anima da un dolore cocente ed insopportabile.

 

È stata un esperienza incredibile. Unica nel suo genere. Un monologo recitato a Spazio Off dal talentuoso Luca Stetur che conduce laboratori per attori professionisti in molti centri di formazione attoriali, tra cui lo State Academic Opera and ballet Theatre (Russia). È stato tratto dall'Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters, uno dei capolavori della letteratura americana. La particolarità sta nel fatto che l'attore recita per un solo spettatore, nella fattispecie io, questa volta, nell'ambito del progetto ‘Viaggio a Spoon River’  che parte dai 244 epitaffi poetici che hanno reso quest'opera pubblicata nella sua versione definitiva nel 1916, immortale nel tempo.

 

 

È incredibilmente affascinante lo strano legame che si crea fra attore e spettatore. Chi recita interloquisce con chi ha davanti con una tale naturalezza che verrebbe quasi spontaneo rispondere. Devo ammettere che è stato davvero faticoso non farlo, soprattutto per una persona irruente come me. I personaggi descritti prendono magicamente vita la voce roca dell'attore, la luce tremolante delle candele, lo scuro della stanza ti trasportano altrove come in un sortilegio a tratti inquietante.

 

Sei catturato completamente dalla storia, soffri con lui, ti disperi con lui...ti immedesimi totalmente nel suo dolore, vedi il sangue scorrere inesorabile, vedi la stanza piena di persone il giorno della nascita che corrono concitate immerse nella più totale e assoluta disperazione. Vorresti aiutarlo, sollevarlo da questo terribile avvenimento, e capisci come l'anima dell'uomo di legge, cattivo e incorruttibile abbia ceduto le armi davanti ad un tale episodio personale, che gli ha tolto completamente la linfa della vita.

 

Tanto di cappello all'abilità attoriale, alla mimica perfetta e coordinata in modo squisito alle variazioni vocali, a quel quid che ti riconcilia con l'arte, alla comunicazione intrinseca che si crea naturale, e che dopo la lunga sospensione dovuta a quello che tutti ben sappiamo, ci riconcilia con i nostri sogni e la nostra immaginazione. "Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo.” Peter Pan.

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