''Primavera'' e le ''Quattro Stagioni'' di Vivaldi in una splendida Venezia del '700

Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.
Musica è libertà. Musica è passione, amore fantasia. "Primavera", esordio alla regia di Damiano Michieletto ne è l'emblema. Tratto liberamente dal romanzo Stabat Mater, premio Strega nel 2009 di Tiziano Scarpa, poeta, romanziere e drammaturgo italiano, porta sullo schermo come protagonisti Michele Riondino, affascinante e tenebroso, in un'interpretazione intensa e toccante di un Antonio Vivaldi religioso per costrizione materna, e Tecla Insolia, la vera eroina della storia, Cecilia, giovane attrice di origini siciliane dallo sguardo profondo e incantato nella sua ammaliante innocenza, che impersona un'orfana talentuosa nella musica, dall' animo dolce e ribelle al contempo.
Ed intorno a loro tanti altri personaggi emblematici di una bravura assoluta, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Hildegard De Stefano, Cosima Centurioni, Federica Girardello, Rebecca Antonaci, Chiara Sacco, con le partecipazioni di Valentina Bellé e un cammeo di Stefano Accorsi, crudele e sprezzante nel ruolo di un ufficiale di nome Sanfermo. Una Venezia agli albori del Settecento e, soprattutto, l'Ospedale della Pietà, rifugio cupo e terribile delle figlie del peccato, fanno da sfondo a questa vicenda affascinante e misteriosa, a volte terribile nella sua cruda rappresentazione della realtà dell'epoca. Permea tutta la vicenda il dominio del potere, in tutte le sue più squallide sfaccettature.
Il potere dei soldi, di una società assolutista e baricentrata sul simbolo del dominio sui corpi, sulle anime, sulla vita in toto delle persone più fragili e sfortunate. Scene grottesche di ricchezza patriarcale in modo totale, ostentata e squallida nella sua pochezza , si contrappongono sovente alla terribile situazione della povertà assoluta e crudele, stigmatizzata con un realismo che ferisce gli animi. Splendida la ricostruzione dei costumi, e l'atmosfera cupa e opprimente che permea sottile tutta la vicenda.
Su tutto emerge, domina e soggioga il potere della musica. Primavera, nel suo excursus ci mostra la nascita delle "Quattro stagioni " ...il capolavoro assoluto di Antonio Vivaldi. La musica si unisce soave alla maturazione emotiva di questa giovane donna, abbandonata in tenera età, e l'accompagna passo a passo nel percorso della sua ribellione. Perché sì, di ribellione si tratta, un astuto e indomito femminismo ante litteram, che ti coinvolge tuo malgrado, con lo stupore nascente, derivante dal contrasto stridente con il dominio maschile e assoluto della nostra Venezia settecentesca. È davvero struggente accompagnare Cecilia nella graduale e progressiva scoperta delle sue potenzialità, nella consapevolezza di essere in grado di affermare se stessa, contro tutto e contro tutti.
In un crescendo rossiniano, dominato dalle note incalzanti della musica di Vivaldi. E si porta via, senza accorgersene, proprio malgrado, la voglia identica alla sua. Di essere sempre, e magicamente, sé stesse. Ad ogni costo.
Cecilia: Perché ha scelto me? Ci sono musiciste più brave di me.
Vivaldi: Tu hai qualcosa che le altre non hanno. Tu non suoni per essere lodata.












