Tra polemiche e novità la Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia pronta a partire con 5 film italiani in concorso

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
Pochi giorni e l’83esima Mostra internazionale d’arte cinematografica dal 2 al 12 settembre aprirà le porte al grande schermo.
Diminuita la presenza di Hollywood onorata però dalla presidente della giuria internazionale. Maggie Gyllenhaal, attrice, regista e sceneggiatrice newyorkese è sostenitrice del cinema indipendente.
Tra i registi in concorso, il Leone d’oro alla carriera nel 2025 bavarese visionario Werner Herzog, già’ stato al Lido con “il cattivo tenente-Ultima chiamata New Orleans” 2009; è presente con “Bucking Fastard” dove ritorna con un cast stellato, dopo le profonde verità dei suoi documentari.
I film italiani in concorso sono cinque. “The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro, tratto dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci (il maestro è celebrato anche da Luca Guadagnino che gli dedica un documentario che dura sette ore).
“Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis.
“L’estranea" di Paolo Strippoli.
“Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis.
“Succederà questa notte” di Nanni Moretti.
Nanni Moretti torna in laguna in concorso dopo 37 anni. L’ultima volta nell’89 con “Palombella rossa”; nel 1981 con “Sogni d’oro” ha vinto il Leone d’argento-Gran Premio della Giuria. Il regista nato a Brunico ma romano da sempre, pluripremiato al Festival di Cannes con il Prix de la mise en scene per “Caro diario” e la Palma d’oro per “La stanza del figlio”. I francesi amano il suo stile inconfondibilmente impeccabile.
E quest’anno Moretti promette bene, con attori eccellenti come Jasmine Trinca e Louis Garrel. Un documentario, fuori concorso, su Elon Musk che pare non si presenti, riporta l’America al centro dell’attenzione.
Fra i 20 film in concorso solo una regista, May el-Toukhy con “ Woman Unknown”. Le filmmaker hanno difficoltà ad imporsi? O stiamo vivendo un periodo storico conflittuale e le donne ne pagano le conseguenze?
Discussioni che portano alla geopolitica con il film “Dau”, presentato in concorso alla Mostra.
L’Ucraina contesta “Dau” e non vuole che sia proiettato perché farebbe propaganda a Putin. La Biennale risponde dicendo che il regista Ilya Khrzhanovsky ha rinunciato alla cittadinanza russa e si è opposto all’invasione dell’Ucraina.
Il film, che dura ben 195 minuti, infatti è di produzione tedesca con Francia e Svezia.
E’ la storia di Lev Landan (Dav) fisico sovietico che contribuì alla creazione della prima atomica sovietica esplosa nel 1949 e che ricevette il Premio Nobel per la Fisica nel 1962. “E’ una dichiarazione artistica sulla natura del male totalitario”, dichiara il regista.
Polemiche che vedono il presidente della Biennale di Venezia Pierangelo Buttafuoco attaccare la commissione europea che ha tagliato due milioni di euro rispondendo alla scelta di non opporsi alla presenza della Russia alla Biennale Arte 2026. Quasi un appello di Alberto Barbera per una decisione poco comprensibile che si chiede perché di questo accanimento: “Forse perché la Biennale di Venezia è rimasto uno dei pochi baluardi al mondo a difendere la libertà di espressione, a prescindere dalla provenienza geografica e dalla nazionalità. Difendiamone l’autonomia e la libertà”.








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