Il pubblico stronca "The Echo Chamber" del regista trentino Pallaoro: Da "Induce sicuramente sonnolenza se assunto al cinema" a "Le scene sono tutte in bagno"
A Venezia c'è un "Muro delle lamentele" e si assegnano un provocatorio Leone di legno e una Coppa Codacons. Quest’anno gli spazi di questa bacheca sono stati davvero presi d’assalto. Nel mirino finisce "The Echo Chamber" del regista trentino Andrea Pallaoro

VENEZIA. Mostra Cinema è sinonimo di spettacolo, tra applausi, polemiche, sfilate e immancabili fischi. Con una curiosa variante: il cosiddetto ‘Muro delle lamentele’. Uno spazio all’ingresso del Palazzo dove appendere piccoli manifesti di critica o meglio di protesta, richieste e lamentele. A partire dal tema "Ridateci i soldi Venezia Cinema". Iniziativa dell’istrionico Gianni Ippoliti, un ventennio di performance alle spalle e sempre con una premiazione. Primo premio assoluto all’esternazione - decisamente incurante del "politicamente corretto" - sul film del regista trentino Andrea Pallaoro.
Si assegnano un provocatorio Leone di legno e una Coppa Codacons. Quest’anno lo spazio di questa bacheca tradizionale è stato davvero preso d’assalto.
Commenti e scritti per tentare di aggiudicarsi il provocatorio Leone di Legno e una Coppa Codacons. Moretti bersagliato come non mai - accusato di essersi "muccinizzato" - poi un susseguirsi di epiteti su vari attori - neppure Jasmine Trinca s’è salvata - ma con una costante: criticare The Echo Chamber.

Almeno una trentina le pagine appiccicate sul muro (il prossimo anno lo spazio sarà ampliato, assicurano i vertici della Mostra) con l’opera del regista trentino subissato da commenti "al vetriolo", sempre più pungenti, in piena sintonia con l’iniziativa. Talmente mirati che uno s’è aggiudicato il trofeo.
Con una lunga dissertazione sul ruolo degli attori, sul perché nel film si susseguono le scene girate nel bagno dell’appartamento. Dove l’eco di Bertolucci - citando il manifesto vincitore - sembra una sceneggiatura di uno spot per uno shampoo: Echo Chamber per capelli grassi. Sconfigge forfora, mortifica il talento del cast! Chiudendo il commento ancora con più sarcasmo: induce sicuramente sonnolenza se assunto al cinema.
Indubbiamente un asset poco entusiasmante. Che l’autore del piccolo "tazebao" (si qualifica come "direttore del personale dell’Università di Padova") confeziona aggiungendo altre considerazioni: sul numero delle sequenze girate nel bagno, con il bravo Luca Marinelli, più incontinente dell’affascinante altra giovane interprete Alicia Vikander.
Insomma nel testo - una vera a propria recensione da critica cinematografica - si risparmia (giustamente) solo il ruolo di Susan Sarandon, indiscutibilmente la più iconica del comunque estetico film del regista di Trento.
Spulciando tra i manifesti del muro, Pallaoro è citato più volte. Con commenti del tipo Film di Bertolucci, senza Bertolucci. Oppure: 2 palle (oro) così. E ancora: Forse troppo lungo. Poteva durare 123 minuti in meno. Ilarità e giuste provocazioni. Per omaggiare comunque la fantasia - l’eco della critica, si potrebbe dire - che aleggia su ogni film.


















