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| 11 settembre | 18:17

Da "Naza" a Nanni Moretti, la Mostra di Venezia verso la chiusura e si attendono i verdetti: il toto-Leone d'oro

Dal Leone d'oro al miglior regista, si avvicina il tempo ei bilanci alla Mostra del cinema di Venezia

Da "Naza" a Nanni Moretti, la Mostra di Venezia verso la chiusura e si attendono i verdetti: il toto-Leone d'oro

VENEZIA. Ogni giorno il Daily del Festival riporta il parere di 26 testate giornalistiche presenti al Lido, stilando una classifica, basata sul numero di asterischi (massimo 5) assegnati a ogni film in concorso. Conferme e stroncature. Con Naza che subito sale sul podio grazie ad una media che sfiora 4 importanti "stelline".

 

Definire film il documentario israeliano è sminuirlo: Naza stravolge il concetto di visione festivaliera. E’ un pugno nello stomaco che rende il red carpet una passerella insulsa, priva di etica e lontana dai temi più radicali dello scontro bellico in atto a Gaza.

 

E’ l’agghiacciante documentazione sui crimini contro il popolo palestinese. Difficilmente la Giuria di Venezia 83 potrà ignorare il coraggioso lavoro dei due registi che in 80 minuti di registrazioni hanno davvero squarciato ogni riserbo su i crimini d’Israele. Naza, da premiare, indipendentemente dal clamore dei Leoni. Indiscutibilmente il film che cambierà il modo stesso di partecipazione ad una rassegna cinematografica. Torniamo al toto vincitori.

 

Sul podio è saldamente - come conferma Daily, media 4,30, la più alta in assoluto - Wild Horse Nine, l’isola di Pasqua sullo sfondo delle anticipazioni golpiste della Cia nei giorni precedenti il colpo di Stato cileno.

 

Potrebbe aggiudicarsi il Leone d'Oro, in quanto film davvero bello e maledetto , che rende quasi tollerabile il ruolo dell’America nell’ 11 settembre cileno.

 

Veniamo ai verdetti della Giuria. Il premio Leone più ambito lo meritano diversi film. In pole position ecco Look Back di Hirokazu Koreeda, Un bon petit soldat di Stéphane Brize pure Illya Khrzhanovsky con Dau, la scienza russa ai tempi di Stalin, poi Possible Love, opera sudcoreana e Look Back del giapponese Koreeda, iconico regista venerato per i suoi mangaka. E l’Italia? Chissà, magari Nanni Moretti, ma appunto chissà se succederà al Lido.

 

Per i migliori interpreti? Tanti i meritevoli. Tra questi Vanessa Scalera - sempre per l’Italia - Lino Musella, entrambi nel film Il fuoco che ti porti dentro di Eduardo De Angelis, dove s’aggira pure uno strano co-protagonista: un cappone, da strozzare per il cenone di Natale. Tra gli stranieri, indiscutibilmente John Malkovich, già in "odore di Oscar".

 

Per il premio al miglior regista? Il russo di Dau o all’unica donna regista tra i film in concorso, May el-Toukhy, per il danese Woman Unknown. Tutto questo in attesa dei verdetti, sabato sera, senza dimenticare l’indimenticabile Naza. Che intanto ha ricevuto il Premio Unicef. Proprio per il suo profondo senso pacifista.

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