Dalle atrocità commesse in Vietnam a John Malkovich e Sam Rockwell in Cile per il golpe contro Allende: l'America più controversa sbarca a Venezia
Due film, uno sulle manovre della Cia in previsione del golpe cileno contro Allende, l’altro la denuncia di un veterano dei marines sulle atrocità in Vietnam. La storia cilena è una sorta di ossimoro: presagio drammatico tra ilarità e gag, mentre il Vietnam è stimolo di riflessione

VENEZIA. Scampoli di una America guerrafondaia, per non dire dittatoriale - in due film completamente diversi. Uno sulle manovre Cia in previsione del golpe cileno contro Allende, l’altro la denuncia di un veterano dei marines sulle atrocità in Vietnam. La storia cilena è una sorta di ossimoro: presagio drammatico tra ilarità e gag, mentre il Vietnam è stimolo di riflessione. Per giunta film basato su la figura di un vero reduce perseguitato dalle nefandezze compiute in guerra, dedicando poi la sua vita al pacifismo. E ancora: l’amenità dell’Isola di Pasqua in contrasto con truculenti ricostruzioni vietnamite. Entrambi con attori eccellenti.
Specialmente Wild Horse Nine del regista Martin McDonagh, perfetto nel dirigere due ‘mostri’ di un cinema assolutamente coinvolgente: John Malkovich e Sam Rockwell, nel ruolo di due agenti CIA in viaggio sull’isola delle ‘grandi teste di pietra’ per definire dettagli sul golpe. E per consentire all’anziano agente (John Malkovich) malato terminale, di morire senza il suicidio.
Dialoghi serrati, tra verità sull’imminente attacco e una dettagliata dissertazione sul modo di vivere, pure su come ogni Paese sia legato a precise produzioni lattiero casearie con ripercussioni sull’orientamento sessuale degli abitanti. Ingerenze e strategie che richiamano una certa attualità, quasi come la recente vicenda di Maduro, Trump che non rispetta alcuna convenzione democratica. Due agenti che devono confrontarsi con i loro trascorsi in uno scenario da paradiso naturalistico, contrasto assicurato e un finale altrettanto emozionante.
Il Vietnam è ancora una volta ricostruito con troppe sparatorie e con qualche ‘già visto’, ma il sottotitolo del film - Mr.Nelson, did you kill people? - rende pienamente l’idea delle atrocità americane contro la popolazione vietnamita. Il regista giapponese ( nonché sceneggiatore, direttore delle fotografia pure montatore) Shinya Tsukamoto ha basato le 2 ore del racconto contrapponendo la violenza di un giovane soldato - Rodney Hichs, altra probabile nomination per premi Ad personam - alla sua redenzione, agli impegni per uscire dalla depressione post guerra e trasformare la sua esistenza in un messaggio di riconciliazione. Da carnefice a messaggero pacifista, per recuperare forme di umanità smarrite. Per rendere visibile, sullo schermo del Lido, l’orrore, ma pure l’impegno di quanti si battono per diffondere un messaggio di solidarietà tra i popoli.














