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Alberto Larcher va in pensione, nessuno potrà cantare Vittoria

Prima studente e poi professore, per una vita, nella "sua" scuola. Ha insegnato a collocare nel modo giusto ogni tassello dell'arte del mosaico per far scoprire quanto l'insieme sia sempre più importante del singolo pezzo (come nella vita). Un pilastro dell'odierno liceo che assieme ad alcuni docenti/amici si è speso per la difficile arte del fare comunità, a ruoli distinti, assieme agli studenti. Il jazz, il cinema, l'impegno civile, la generosità ma anche l'ironia e gli sfottò.
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 05 luglio 2024

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

 “Tu guarda sempre l’insieme delle cose perché se guardi ogni singolo pezzo anche un mosaico non ti sembrerà poi così bello”. È una battuta del film “Rain man”, che calza per un maestro del tassello. Una colonna della scuola, il Vittoria, che insegna l’arte. Anche quella dei sentimenti.  Alberto Larcher, il professor Larcher, sta al mosaico (la sua materia) come il sale sta alla cucina: può mancare ma rende la vita insipida. Anche nei suoi mosaici l’insieme vale più del singolo pezzo. Il suo insieme? Lui stesso: la sua storia, il suo carattere, le sue passioni. Più avanti si capirà.

 

  Nell’arte del mosaico Alberto Larcher s’è buttato fin da quando le ossa e artrosi ancora non si conoscevano. Prima fu studente all’allora Scuola d’Arte di Trento: stava in salita, ai Cappuccini. Lui, alto noneso, che le salite le aveva in casa. Poi fu l’Accademia: Firenze. E poi, appena più maturo, il ritorno là dove i suoi innamoramenti artistici erano incominciati.

 

 Il “fu” studente diventa professore: nella sua scuola. E lì rimane: lasciando il segno. Sì, il Vittoria. Oggi è anch’essa un mosaico, ma bislacco: sede e succursali sparse - disagevolmente - a Trento Nord. Ma ciononostante, il Vittoria, ora liceo, resta una palestra di creatività. Meriterebbe di venire valorizzata anziché presa logisticamente per i fondelli dalla Provincia. Quale altra scuola, attraverso le arti, regala un’esistenza un po’ più colorata, un poco meno triste?

Alberto Larcher al Vittoria ci ha passato la vita: soddisfazioni ma anche rabbie, entusiasmi ma anche frustrazioni. Nelle scuole va così.

 

 Adesso lascia. Va in pensione. Ci arriva dopo altri colleghi, amici, che come lui si sono spesi nelle loro materie e, soprattutto, nella complicata volontà di fare della scuola una “vera” comunità. Una comunità nella quale il rapporto onesto tra docenti e studenti – non alla pari ma nemmeno impari - è il valore. Il più importante.

 

  Per chi lo conosce Larcher vuol dire generosa qualità. La qualità professionale innanzitutto: ha condotto i decenni del suo laboratorio senza indulgenze verso gli studenti ma, allo stesso tempo, senza mai dimenticare che ogni studente, un giovane, è molto più delle ore che passa a scuola.

Ma prima la qualità umana: serietà ma anche sana, sagace, ironia. E poi la curiosità. Quella curiosità che quando si trasferisce ai ragazzi, dentro e fuori le classi, è un pieno di benzina che non si consuma.  E ancora le sue passioni: la musica jazz. Musica di radici perché – in un altro dei suoi mondi – Alberto Larcher con le radici, con la terra, ha “zappato” l’arte: volutamente biodegradabile. E poi il cinema: quando lo porti in un borgo dell’Alta Val di Non fai un’opera di sviluppo sociale. Ma anche l’impegno politico, quello che lo portò a fare il vicesindaco a Sarnonico. Con una scommessa: la cultura apre gli occhi e fa bene alla periferia.

  Insomma, come lo giri l’Alberto, il professore, offre occasioni per un encomio solenne. Che da vivo è indubbiamente meglio. Ora Alberto Larcher lascia la scuola. Lo fa dopo altri pilastri del Vittoria già in quiescenza: Zeni, Tartarotti, Baldi e altri (ma non tanti). Senza di loro - e ora anche senza Larcher - il Vittoria starà certo ancora in piedi. Ma un po’ più in bilico.  Con la pensione di Larcher se ne va un altro tassello (e daje col mosaico) di un gruppo che al Vittoria ha dato esempio di come e di quanto l’amicizia e la reciproca stima tra docenti possa determinare il clima distintivo di un’intera scuola. Adesso bisognerà trovare una cisterna per raccogliere le lacrime di Fabio Seppi e di Giuliano Orsingher. Sono i “gemelli diversi” di Alberto Larcher che resteranno ancora un po’ al Vittoria. Con lui hanno condiviso storie, percorsi, scommesse professionali, progetti e soprattutto abitudine a non guardare l’orologio, il calendario, l’agenda. Se c’è da gestire un’iniziativa dentro e fuori la scuola, beh semplicemente si fa. Così non c’è quasi mai stato un progetto scolastico o progetto personale di uno di loro che non abbia coinvolto anche gli altri. Idee, olio di gomito ma anche divertimento e sfottò. Ed ecco allora Larcher e gli altri docenti amici del Vittoria in tuta da lavoro: in mezzo ai loro studenti, per strada e sulle impalcature, nei reparti d’ospedale e in cento altri posti da abbellire di tecniche e fantasie artistiche.

 

  Alberto Larcher crea mosaici raccogliendo tutto il raccoglibile in ogni luogo. Un rigattiere che dà nuova vita, diversa prospettiva, a quello che si butta. Larcher incolla, avvicina, sovrappone e immagina. Materializza le sue idee e le sue emozioni.  Ha insegnato i mosaici per insegnare anche come dall’insignificante, una tessera colorata, possono nascere i significati.   Di mosaico Larcher non campa finanziariamente. Però ossigena i suoi ideali, che non sono mai solo artistici, quando partorisce opere dentro il suo mini opificio di Sarnonico. Ma qui sarebbe troppo lunga. Meglio non piantare chiodi. Li pianterà, semmai, proprio lui nei suoi lavori assieme a vetri, ceramiche, tappi e quant’altro.

 

 Tornando a “Rain man” bisogna concludere che anche per Alberto Larcher è meglio “guardare all’insieme” piuttosto che al singolo pezzo della sua vita (dove i pezzi più preziosi sono Tiziana e le due figlie).  E l’insieme è la modestia che può diventare forza, la simpatia che contagia. Larcher è stato un insegnante barra riferimento per tante generazioni. Senza fare l’amicone degli studenti, e dunque senza fare danni, ma con una convinzione: l’arte è sempre soltanto un punto di partenza.

 

  Generalmente si chiude con un “Alberto Larcher ci mancherà”. Ma sa troppo di funereo. Eppure in qualche modo bisogna chiudere. E c’è un solo modo: “Alberto, goditela”. Però no. C’è un altro modo per chiudere. Ed è regalare ad Alberto Larcher qualche rigo della stima dei suoi colleghi amici .

 

  “Il Liceo perde una tessera importante (soprattutto per gli studenti). Sono loro che possono raccogliere il meglio, noi al di fuori della scuola avremmo ancora il piacere di godere della tua preziosa e stimolante  amicizia”. (Fabio Seppi). 

 

 “Mano a mano se ne vanno persone come Alberto che hanno fatto la storia della nostra scuola....speriamo che altri Alberti si facciano strada e che amino come lui questa magnifica professione”. (Gloria Zeni).

 

 “Alberto  ha perso l'occasione per mollare l'impegno preso come curatore del progetto “70 mostra Vittoria”. Non si smentisce, anche alle soglie della pensione è affidabile disponibile e onesto. Quando in Provincia si sono rimangiati gli impegni presi per la mostra della scuola solo uno come lui poteva rimettersi in gioco in una situazione che avrebbe fatto girare le palle ad elica. Da amico mi tocca appoggiarlo tra colleghi svampiti e cincischianti. Ora mi aspetto che possa continuare a mettere tasselli variopinti e con qualche foglia d'oro per continuare il mosaico della nostra amicizia” (Giuliano Orsingher).

 

 

 

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