Dal Qr code nella raccomandata all'addetto che per 5 euro ti stampa solo la multa: quando pagare una sanzione era semplice mentre oggi la "città smart" mette in difficoltà i cittadini

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
C’era una volta…che te la cavavi con una maledizione. Al più, qualcuno ti ricordava il motto “Chi è causa del suo mal”. Eh sì, c’era una volta che il postino ti recapitava (se ti trovava, altrimenti avviso) la poco rassicurante busta verde. Quella delle multe. Si apriva la busta e, appunto, si malediceva. Ma alla fine tutto era piuttosto semplice. Era semplice, insomma, il pagamento del dovuto.
Tuttavia siamo in Italia, patria delle complicazioni e siamo in Trentino, anzi a Trento, patria del parlarsi addosso con vuota solennità. Le complicazioni inutili, sadiche perfino: quelle sì che motivano l’intero vocabolario dell’improperio verso chi blatera di una “vicinanza al cittadino”. Una vicinanza beffarda: passo dopo passo diventa “distanza”. Una distanza siderale.
Il pistolotto che volutamente (e un po’ forzatamente) proponiamo moderato, introduce ad una recente esperienza che con ogni probabilità (anzi, con certezza) è allargabile a tanti.
Un anziano incappa in un’infrazione (colpa sua, non è questo il tema) e si trova nella bussola l’avviso postale. Ligio va alle Poste e ritira la relativa raccomandata. È la suddetta busta verde che non promette nulla di buono ma tant’è.
Il problema si propone subito, in tutta la sua assurdità, quando aprendo la busta non si trova l’antico verbale dell’infrazione con relativa ammenda ma un foglio che per i “non digitali” è l’inizio di un calvario. Un calvario - quello sì – che rischia di portare anche i più religiosi dall’imprecazione generica alla bestemmia.
Per capire dove hai violato il codice, come e quanto ti costerà ti si chiede, infatti, di scansionare un “Qr code”. Bene, mettetevi nei panni di chi il cellulare lo usa in modo elementare – chiamo e ricevo – riuscendo comunque a fare qualche casino. Mettetevi nei panni di chi non ha in casa un pc, un portatile e una stampante. Mettetevi nei panni di chi – e mica sono pochi e mica sono solo anziani – ha un telefonino datato che del lettore di codici di serie è sguarnito (e nessuno ti ha scaricato l’app che comunque avresti difficoltà ad usare bene).
Mettetevi, ancora, nei panni di chi – insomma – viene “punito” dalla tecnologia. Altro che aiuto.
Ed eccovi, così, arrivati alla seconda tappa della nostra via crucis. Bontà sua, il mittente della lettera d’annunciazione (della multa) offre anche delle alternative. Ma ci si arriverà tra un attimo. Se infatti si fosse mai riusciti a svelare il contenuto del Qr Code col cellulare, la multa andrebbe stampata per poterla poi pagare “alla vecchia”: banca, poste, tabacchini, eccetera. Provate a stampare con un telefonino, poi se ne riparla. Torniamo dunque, rapidamente, alla lettera “misteriosa” che fa crescere le palpitazioni non tanto per l’idea di aver preso una multa quanto per l’arzigogolo multiplo di una comunicazione incomprensibile.
I “mandanti” della missiva/multa ti offrono però un’alternativa. Puoi rivolgerti ai Caf (patronati) o a non meglio identificate agenzie multifunzione abilitate a stamparti l’intera pratica (ma non, così almeno pare, a completare la pratica con il pagamento).
C’è – naturalmente – l’inghippo. Per sapere quali sono i Caf o le agenzie (nel nostro caso di Trento) devi comunque entrare in un sito che per pietà del nostro stomaco non stiamo a dire. Probabilmente con l’aiuto (di figli, nipoti eccetera) riesci ad inoltrarti nella nuova tappa di una via Crucis.
Scegli così dove andare e metti in conto tutto quello che c’è da mettere in conto in termini di tempo e nervi per spostarsi dalla periferia (o dalla collina) ad altri posti della città. Spesucce, diranno i soloni di una tecnologia che sarà pure risparmiosa per le casse pubbliche ma che azzanna il fegato più di un ettolitro d’alcol.
In ogni caso – con fatica immane e qualche indispensabile tecno aiutino – arrivi in una delle agenzie indicate anche perché qualcuno – saggiamente – ti ha ricordato che per i Caf generalmente servono appuntamenti e questo potrebbe portare a non centrare i cinque giorni nei quali la tua ammenda – pagandola subito – viene ridotta dal 30 per cento.
Arrivi alla benedetta agenzia sperando che sia una succursale di Fatima. L’addetto (o chi altro sia) ti stampa gentilmente la tua contravvenzione – ( e solo in questo momento scopri quanto e perché devi pagare) - ma ti chiede cinque euro per l’incombenza. Per lui finisce qui. Per te è solo un passaggio (per il quale hai già dovuto mettere in conto trasporto, eventuale parcheggio e un non quantificabile rompimento di zebedei (o di ovaie) per un meccanismo che non si sa giudicare più stupido o più allucinante ma in ogni caso offensivo del buon senso).
La storia continua – o almeno così speri – in banca. Paghi la multa. Paghi la commissione bancaria e paghi pure (una decina di euro) la beffa di una raccomandata che il Comune ti ha inviato per obbligarti a raccomandarti l’anima al buon cuore di qualcuno avvezzo alla tecnologia.
Mica è finita. Visto che la multa in questione contemplava anche una perdita di punti, devi spedire per via telematica un’ulteriore carta che prevede anche la fotocopia firmata della patente. E ci risiamo. Se non hai un pc? Se non sai come scannerizzare un documento? Di nuovo autobus con l’idea di rivolgerti ancora all’agenzia che di questa parte di pratica non ti aveva detto nulla. Per fortuna cambi strada e – su consiglio benedetto di un carabiniere – vai al comando dei vigili urbani (che sta lontano). Qui concludono l’atto e quando chiedi gentilmente lumi sulla ratio di un meccanismo tanto demenziale, l’incolpevole impiegato in divisa allarga le braccia in una muta ma impotente solidarietà.
Questo è quanto, così come lo abbiamo vissuto in prima persona cercando di aiutare il malcapitato. Tuttavia per vederci un po’ più chiaramente ci siamo smazzati nel cercare di interpretare la logica perversa che muove il sistema “Send”, il “Servizio di notifiche digitali” nazionale adottato anche dal Comune di Trento con l’intento – in questo caso mancato – di rendere la vita più facile al cittadino. Probabilmente non è in discussione il fatto che chi mastica la tecnologia senza ritrovarsela come un macigno sullo stomaco possa avere vantaggio nel navigare tra Qr Code, Internet, Pago Pa, Io e altre amenità digitali. In quel caso l’adesione (volontaria) a Send rende effettivamente più semplice ricevere atti (come le multe) e pagarle con un tot di clic. Ma dare per scontato che le abilità digitali (spesso complesse anche per gli “abili”) siano competenza di tutti (da 0 a 100 anni) pare davvero una scemenza: quanti sanno che esiste sto Send, come aderirvi, eccetera?
Così come è una ridicolaggine piuttosto arrogante cantare gli inni alla “città Smart” (Trento abbonda negli acuti) senza aver garantito prima un’alfabetizzazione digitale diffusa a tutte le fasce di popolazione. E se proprio deve essere, che almeno l’amministrazione si premuri di venire davvero incontro al cittadino con servizi di informazione e di smaltimento pratiche (le circoscrizioni?) che non lo obblighino a disarmanti peregrinazioni.
Nelle presentazioni di Send si sprecano i panegirici sulla “facilità” e sulla “velocità”. Alla prova dei fatti di facile e di veloce per chi non ha famigliarità digitale c’è solo una battuta amara. Send in inglese significa mandare. Vista la storia che qui abbiamo cercato di riassumere viene da “mandare a quel paese” (in realtà la frase sarebbe più sconcia) chi per incassare una multa ti condanna ad un ergastolo di inutili frustrazioni.











