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''Ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia'', Fugatti annuncia Vasco Rossi e vende ''la pelle dell'orso'' anche a Merler

Un comunicato “meditato” recita che quella di Vasco è nulla più di un’ipotesi. Per Intersuoni ''al momento non c'è nulla di confermato'' e poi arriva anche la smentita del Blasco. Che altro serve per definire la promessa di Fugatti e di Merler come una ridicola “captatio benevolenza” del pubblico che ama Vasco? Uso e abuso elettorale: nulla di più. Fugatti poteva dire che la Pat ci starebbe lavorando ma c'è da salvare il voto. E se Fugatti avesse detto che sta lavorando per spedire in missione Bisesti su Marte e Savoi un po’ più lontano, magari per dargli modo di mostrare il suo celeberrimo dito medio ai plutoniani, perché fare i San Tommaso e non fidarsi?
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 11 settembre 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Mai vendere la pelle dell’orso….”. Eccetera. Il detto vale per tutti ma dovrebbe valere doppio, (o triplo, o quadruplo) per il presidente della Provincia di Trento. Gli orsi – quelli vivi e furbacchioni – a Fugatti non sembrano davvero portare bene. Li acchiappa e gli scappano. Li riacchiappa e gli riscappano. Loro sì, gli orsi, materializzano il detto che sulla scorta di un’esilarante esperienza di cui Fugatti e soci di giunta dovrebbero fare tesoro. Evitandolo. Invece no. Perseverano lor signori della Provincia. In periodo elettorale si trasformano in venditori di pelli che non posseggono, così come Totò piazzava al turista la Fontana di Trevi. Solo che Totò, il principe De Curtis, gigioneggiava con arte inarrivabile e divertimento certo. Fugatti arriva al massimo all’arte - purtroppo mai in disuso - della panzana elettorale. Che non fa ridere. Che, anzi, irrita.

 

Venerdì – col voto delle comunali dietro l’angolo - se ne è uscito promettendo Vasco Rossi ai trentini. Per l’estate del 2021. A dirla giusta, a dirla correttamente, quello elettorale è stato un Fugatti double face. Parlando a braccio nella conferenza stampa di giunta è sembrato dare l’evento per certo. Ci mancava solo che si presentasse - lui e tutti i suoi assessori – con la bandana di Vasco stretta al capo canticchiando anche da stonato “Albachiara”. Il fatto è che l’alba di un concerto come quello di Vasco può trasformarsi rapidamente in un tramonto nella nebbia, senza alcuna suggestione dunque, se non hai nelle mani la certezza di annunciare un evento senza averlo concordato fino all’ultimo delle centinaia di Toi Toi, (i cessi chimici). Che sono solo uno dei mille problemi da risolvere quando metti assieme folle oceaniche come sono quelle che s’immolano per intere giornate alla Vasco-mania.

 

Ecco dunque che l’annunciazione di Fugatti si è repentinamente trasformata in una Treccani dell’ipotetico. Un comunicato “meditato” – (e qui si torna alla pelle dell’orso in una versione ironica), recita appunto che quella di Vasco è nulla più di un’ipotesi. La Provincia ci starebbe lavorando e non c’è motivo di non crederci. Se Fugatti avesse detto che sta lavorando per spedire in missione Bisesti su Marte e Savoi un po’ più lontano, magari per dargli modo di mostrare il suo celeberrimo dito medio ai plutoniani, perché fare i San Tommaso e non fidarsi? Lo striminzito comunicato postumo, (all’esaltazione della conferenza stampa), mette toppe all’entusiasmo fugattiano. “Qualora l’evoluzione delle trattative registrasse un auspicabile esito positivo, sarà l’agenzia che cura gli interessi dell’artista, in accordo con la Provincia, a confermarlo”.

 

Va da sé che di conferme non c’è briciola e in serata è arrivata anche la smentita pubblica del Blasco con tanto di immagine di Merler e Fugatti e scritta "fake news" sui canali ufficiali del cantante. Può anche esserci stata, può essere perfino in corso, una trattativa per duplicare gli abitanti di Trento nell’area San Vincenzo a Mattarello. Ma se di trattativa davvero si trattasse sarebbe legittimo averne qualche anche minimo elemento. Altrimenti una così vaga “trattativa” va chiamata con il suo nome proprio: chiacchiera. Una chiacchiera perfino perniciosa se è vero che fa leva sull’interesse senza età e senza anagrafe degli adoratori di Blasco immaginandoli felici di “premiare” le fanfaronate anche nell’urna. Forse oltre che la questione delle “pelle dell’orso” non è impertinente ricordare a Fugatti che già una volta, dopo similare boutade legata a Vasco, il management del mito di Zocca bacchettò la Provincia. Anche allora un titolo di giornale diede per sicuro l’impossibile. E chi “cura gli interessi dell’artista” smentì di brutto.

 

Forse è bene rammentare a Fugatti che quando Vasco fa urlare ad un universo intergenerazionale “C’è chi dice no”, intende che è il caso di opporsi anche a chi lo tira per il giubbotto di pelle per procurarsi qualche voto in più. Tra quelli che s’aggrappano sia al giubbotto di Vasco che alla giacca sgualcita di Fugatti c’è un personaggio che sembra non aver chiaro il concetto che un surplus di pensiero è preferibile ad un’azione piuttosto sconsiderata. Andrea Merler, il candidato sindaco della destra per il capoluogo, firma ogni sua uscita con lo slogan “Una marcia in più”. Beh, si spera che tra le marce del suo diesel ci sia anche la retro e si spera che la ingrani subito sulla vicenda Vasco. Lui, Merler, la storia della “pelle dell’orso” l’ha interpreta alla rovescia. Solerte, ha postato la sua foto con Fugatti – entrambi ridens – con il seguente testo “Festeggio con gioia quanto appena ufficializzato dal presidente Fugatti: nel 2021 avremo Vasco Rossi a Trento”.

 

Povero Merler. Avrà anche una marcia in più ma accelerando troppo rischia di uscire dalla strada maestra del buon senso. Il suo “avremo Vasco Rossi a Trento” fa a botte con la pezza che Fugatti ha saggiamente, o forzatamente, messo. Parlando di “trattativa”. Se una trattativa con Vasco ci fosse davvero, sarà d’uopo sbarrare la porta a Merler che dà già tutto per acquisito. Vuoi vedere che altrimenti sarà il management di Vasco – avvezzo ad ogni salto in avanti – ad indicargli la porta. Senza voler strafare nelle previsioni proviamo a raccontare la scena: “Senta, signor Merler, a noi della sua elezioni, così come di quella del suo avversario, importa poco. Giochi pure sulla pelle dell’orso ma non si arrischi a fare la campagna elettorale sulla pelle di Vasco”.

 

Per altro prima di autoincensarsi per interposta persona, (lo sponsor Fugatti), Merler poteva almeno informarsi. Intersuoni srl, un’organizzazione di spettacolo, ha diramato un comunicato che accende un po’ di luce ma non permette a Merler di accendere alcuna lampadina da “gasato”. Pare che tra Intersuoni, (rappresentata in Trentino da Fausto Bonfanti), Provincia e Comune ci sia un lungo disquisire sull’utilizzo dell’area San Vincenzo. “Tra le proposte di artisti nazionali e internazionali fatti alla Provincia – si legge – c’è anche Vasco, ma al momento non c’è nulla di confermato in merito al concerto di Blasco”. Che altro serve per definire la promessa di Fugatti e di Merler come una ridicola “captatio benevolenza” del pubblico che ama Vasco? Uso e abuso elettorale: nulla di più.

 

Diverso sarebbe stato un ragionamento serio e trasparente sull’eventuale e futuro adeguamento di un’area per i grandi eventi musicali e sportivi. Diverso sarebbe stato spiegare, nell’eventualità, come si intende attrezzare l’area San Vincenzo, quante persone potrebbe ospitare, con che parcheggi e con che servizi, con quali collegamenti, con quale investimento pubblico e con quale gestione. Ma così non si può “vendere la pelle dell’orso…” eccetera. Lasciamoci dunque citando Vasco, (senza licenza, ma ci scuserà). Citiamo “Senza Parole” quando dice “Ho guardato dentro una bugia e ho capito che è una malattia”.

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