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Il luddista eroe ci fa tifare per i diritti. Anche oggi

"La tigre e l'aquila" è il libro appena uscito di Francesca Patton. Un romanzo che si ispira alla storia di Ned Ludd e alla rivolta contro l'annullamento di corpi e anime nelle prime fabbriche inglesi. Ma La penna descrive la formazione di Edward nel percorso di consapevolezza verso l'urgenza di reazione all'ingiustizia. E il presente si impone anche narrando del passato tra realtà e fantasia
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 14 marzo 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

In fondo basta cambiare una lettera. Dalla “p” alla “t”. Da epica ed etica. Fatta l’operazione, sostituendo le suddette lettere alla bisogna in un gioco che alterna fantasia e realtà, si decripta il vero significato di “La tigre e l’aquila”, l’ultimo romanzo firmato da Francesca Patton per le edizioni Luoghi/Interiori. Un romanzo epico? Sì, ma anche etico.

 

 Rispolverando una storia che chissenefrega sapere se sia vera o frutto di vulgata popolare, la giovane ma già prolifica scrittrice trentina, viaggia e fa viaggiare nei maleodoranti e per molti versi sconvolgenti albori della pre rivoluzione industriale inglese. Francesca Patton riscopre la storia di Ned Ludd, il precursore forse nemmeno più di tanto consapevole di quel movimento – il “Luddismo” – che si ribellò all’indicibile di condizioni di lavoro tali da rendere perfino lo schiavismo una situazione di quasi privilegio.

 

  Il libro non è un saggio. Ma è certamente un libro saggio nella scelta di una chiave letteraria romanzata e in molti passaggi intrigantemente cinematografica.

 Come in tante pellicole di ieri e di oggi “La tigre e l’aquila, quando la rivoluzione ebbe inizio”, incomincia dalla fine. Parte cioè dalla resa dei conti personale ma soprattutto collettiva cui Edward – Ned Ludd sottopone il prototipo dello sfruttatore di corpi e di anime, Resa dei conti per quel William Cartwright che trasformò i suoi telai in strumenti di tortura e di annientamento di bambini e adulti, (per chi, in fabbrica, arrivava a diventare adulto).

 

  Poche pagine – scene che si possono vedere oltre che leggere – che rimandano subito indietro per focalizzare il giovane Edward in un percorso di formazione che va dalla disperazione di una vita senza futuro alla consapevolezza che per cambiare il proprio e l’altrui futuro non è impossibile.

 

 Edward operaio-bambino tra sangue di frustate, scherno di diseredati come e più di lui. Edward “predestinato” grazie al tutoraggio di un vecchio d’età ma sempre giovane di ideali, il generale Moonroad, (un po’ Mago Merlino). Edward innamorato di Helen-Eleanore. Edward che si fortifica e si trasforma nel corpo ma più di tutto in una mente che la meditazione e il rapporto simbiotico con la natura fa diventare la più efficace di ogni arma.  Edward in continua scoperta di sé stesso. Edward eroe, in una terra fertile per eroi: il Nottinghamshire dei Robin Hood.

 

 Edward, ma anche la sua amata, un po’ umani e po’ animali nobili: lui tigre che artiglia le ingiustizie, lei aquila con le ali che cercano di librare in volo anche la libertà.

Il libro di Francesca Patton si chiude laddove è incominciato, completando con righe piene di azione la scena dello scontro tra l’eroe e l’inumano. Finisce, il libro, nel modo in cui il lettore si aspetta che finisca: la punizione, la ribellione, un’illusione di rivoluzione che nella storia vera – quella del luddismo – abortirà presto.

 

 Ma l’originalità e la forza del libro non sta nella trama. Il bello del racconto di Francesca Patton sta tutto nelle pieghe. Sta nella fluidità con la quale si indaga nella psicologia dei personaggi nei loro intrecci, prodomi delle odierne telenovelas. Un lavoro che lascia intuire passione e trasporto. Ma anche un lavoro di ritmo.

 L’eroe, la bella, il cattivo: un ingorgo parentale che esploderà solo all’ultimo. Spiazzando.

 

 Ma poi non è nemmeno questo il punto. “La tigre e l’aquila” ha uno sguardo allarmato sul presente. Pur senza parlarne. Traspare, il presente, con chiarezza. Anche quando l’autrice narra di passato. Le fabbriche di oggi? Forse non sono la Caienna dove le guardie ti scorticavano al primo filo di telaio rotto ma la dignità del lavoro, è ancora sconosciuta in troppe parti dei continenti. Non sarà il luddismo a rimediare. Potrebbe tuttavia essere un rimedio la conquista della convinzione dei propri diritti: la lotta per il cambiamento dunque. Conquista utile ad esempio negli sperduti paesi asiatici dove le grandi firme diventano sempre più grandi a spese dei deboli e degli ultimi. Conquista utile negli scantinati affollati di poveri cristi. Conquista indispensabile nel presente di una tecnologia che rischia di fare rima più con prigionia che con libertà. Di Ludd, di eroi che provano a cambiare i destini, c’è sempre bisogno. Più saranno, meglio sarà.

 Francesca Patton, insegnante dagli interessi poliedrici che spaziano dalla filosofia all’ambiente, con questo “La tigre e l’aquila” affronta con convinzione una prova diversa dall’autobiografico dei suoi libri precedenti, dall’ex fumatrice di “Liberi di essere liberi” al privato doloroso che ha reso coraggiosamente pubblico con “Lanterne di luce”.

 La prova è ampiamente superata se è vero che pagina dopo pagina per Ludd si fa il tifo. Tifando, ovviamente,  per la vittoria dei diritti.

 

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