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Ovazione per i portatori d'anima della Rete

"Come libri", lo spettacolo che debuttò alcuni mesi fa al Cuminetti, ha riempito il teatro Sociale che ha tributato applausi a non finire ai protagonisti. Disabili, volontari, operatori in una serie di "quadri" di grande impatto poetico ma con un solo messaggio chiaro che valorizza le differenze con la forza dirompente della normalità. Alla fine tra i "cuori seduti" c'era anche stupore: "Davvero è così strano un disabile sul palco?"
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 17 dicembre 2019

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

 

Il teatro Cuminetti dista poco, quasi nulla, dal teatro Sociale. Ma per chi fa spettacolo la distanza è chilometrica. Il primo, il Cuminetti,  è uno spazio quasi intimo, più rassicurante per chi calca un palco. Le misure, platea compresa, sono simil- famigliari.  Il secondo spazio, il Sociale è altra cosa: un salto. E che salto. Altro contesto. Altre misure. Altra ambizione. Altra soddisfazione. Altro timore.

 

 Il teatro Sociale è storia, solennità e prestigio applicate allo spettacolo. Se al Sociale ti approcci con troppa confidenza e scarso rispetto, beh la rischi. Se calchi il palco del Sociale con titubanza e imbarazzo, ma anche con presunzione, la platea e i palchi le respirano. E le amplificano. 

 

 Come cavarsela? Con l’onestà, spontaneità e idee chiare, non necessariamente artistiche.  E contagiandosi di entusiasmo di imprevedibilità. Il Sociale, più che altri luoghi, chiede di lasciare campo libero - felicemente libero – all’anima. Che sia anima di professionisti oche sia anima di dilettanti, conta nulla.

 

 Eh sì, l’anima. Può stare dentro corpi o menti che non sono facili. Che non sono comode. Ma l'anima c’è. L’anima è amica,  è sorprendente. E potente. È maestra l’anima: scardina i luoghi comuni e deleteri della compassione e del pietismo. Quello, fin troppo diffuso e duro a morire, per le inabilità.

 

 Non predica e non chiede prediche, l’anima. Non fa comizi, l’anima. Semplicemente pretende di poter sorridere ad una vita che vuol essere vita anche quando barcolla, anche quando ha bisogno di girelli e ruote. Anche quando confonde i punti di riferimento. Anche quando “parla strano” o quando non parla quasi per niente ma ha sempre, comunque, molto da dire.

 

  Nell’arte l’anima trova la porta senza bisogno di mappa. Se la apre quella porta l’inarrivabile diventa un traguardo perfino semplice.  Ecco quel che è successo a “Come libri”, lo spettacolo evento della cooperativa “La Rete” che dopo il debutto felice al Cuminetti di qualche mese fa è approdato in un Sociale strapieno. Un teatro colmo di ammirazione e vicinanza per il quotidiano e instancabile lavoro a favore della normalità che si deve garantire alle situazioni meno normali e più fragili.


 “Come libri”, tuttavia, non è stato e non potrà mai essere una replica. Chi lo vide alcuni mesi fa, ieri al Sociale ha visto altro. Di più. Di meglio. Certo, si è replicato  l’intreccio tra disabili, operatori e volontari che sopra e fuori palco è affetto e reciprocità. Ma non si può mai replicare un mondo interiore che - grigio o colorato - non si manifesterà comunque mai allo stesso modo.

 

  Il copione di “Come libri” è un canovaccio ispirato e appassionato: lo si deve ad Eleonora Damaggio e Mirko Dallaserra. Lo si deve, però,  a tutta “La Rete”: mobilitata, in campo. Sopra, dietro, davanti e di lato al palco. Un canovaccio essenziale, quello di "Come libri". Fatto di poche parole. Fatto di tele ideali che in scena si fanno dipinti  con i caratteri, le sfumature, le figure di singole e di corali umanità.

 

  “Come libri” è un testo-non testo che s’adatta e che coccola gli umori dei protagonisti. Umori: scena dopo scena si confondono con quelli di un pubblico che probabilmente vorrebbe essere sul palco a spingere carrozzine e dare il braccio a qualcuno piuttosto che costretto alla partecipazione emotiva e commossa del solo, fragoroso, battimani.

 

 “Come libri” fa centro così, annullando le distanze. Le distanze tra disabili – fisici e psichici – che interagiscono tra loro sul palco e, soprattutto, nelle quinte del loro complicato quotidiano. I disabili interagiscono in un processo lento ma sicuro anche con chi li segue nelle molteplici scommesse di crescita promosse della “Rete”.  Sono ancore per i famigliari. Sono sfide dell’affetto e dell’impegno per un esercito di volontari d’ogni età.

 

 Ma quelli de "La Rete" non sono volontari dell’assistenza. Semmai sono volontari di una resistenza sempre più convinta ai “cliché “dell’assistenza. Nei laboratori, nelle attività sempre più varie e coraggiose, nelle sperimentazioni sull’abitare e sulla produzione, (Tutti nello stesso campo, gli oggetti) , “La Rete” apre pagine inedite. Fa praticare percorsi di consapevolezza tanto a chi “ha bisogno” quanto a chi aiuta.


 E’ la dinamica di una terapia sociale che cambia le dosi giorno dopo giorno in base a successi o insuccessi. Una dinamica collettiva tra professionalità, amore e buonsenso. Una terapia sociale costruita sul diritto ad un vivere “pieno” anche per chi vive situazioni di piena difficoltà.

 

 Al “Sociale”, in “Come libri” questa filosofia ormai trentennale ha chiesto aiuto alla poesia dei movimenti ma anche dei silenzi. Volti ed espressioni per lasciar vedere anche quello che lo spettacolo non racconta. E musica. E immagini. E poco altro perché altro non serve.

 

 Lo spettacolo è un susseguirsi di quadri che accennano a storie semplici, comuni, importanti. Ma non si narra. Si lascia intuire – tanti prologhi di vita e di vite – quanta forza, quanta energia, nasconda l’inespresso. E quanto inespresso c’è dietro una la “spaccata” di una piccola ma gigantesca ragazza down che gioisce in mezzo a due ballerini di capoeira? Quanto universo c’è da scoprire nella magia di una ragazza in carrozzina che replica i movimenti di una ballerina fino a che le due si confondono e si scambiano i ruoli in un’apoteosi emozionale? Quanto mondo nasconde chi incede lento di braccio ma veloce di mente quando anche una carezza è il frutto di una fatica probabilmente enorme?

 

 Quanta “presenza” c’è nei ragazzi e nelle ragazze – volontari, operatori – che in scena e nelle quinte prodigano delicatezza, attenzione e rispetto per i “loro” ragazzi? Che sono adolescenti, maturi o attempati. Ma che, più di ogni altra cosa, “sono”.

 

 E ancora, che impatto comunicativo può avere la semplicità? Una casa di cartone che prende forma, accogliendo il disabile e l’abile, il nero e il bianco. Quella chiave che ciondola con un orgoglio che quasi si tocca è la chiave dell’autonomia. Della rinascita.

 

 “Come libri” al teatro Sociale è un segno. Un impegno. Un “si può fare” che si sta già facendo ma che vuol fare di più. Le pagine bianche di “Come libri” sono più di quelle già scritte. Sono da riempire – con “La Rete” di contenuti, sfide, proposta, attenzione, condivisione.

 

 Succederà - non c’è dubbio che succederà - perché quando lo spettacolo finisce il palco si riempie di “cuori seduti”. Sono “cuori seduti” sulla felicità e sull’emozione di  aver vissuto "in grande" senza smarrirsi e senza truccarsi da quel che non si è. Tra i "cuori seduti" travolti dagli applausi c'era anche uno stupore vero e spiazzante. Qualcuno dei protagonisti, infatti, alla fine ti guardava come a dire: “Embè, che c’è di strano nel vedere un disabile sul palco?”. Serafico nonostante l’agitazione generale. Ecco, “Come libri” finisce ricominciando dalla "Rete". Dalla “conquista" quotidiana  della normalità.


Ecco chi i protagonisti di "Come libri"

 

Anna Romagnolo, Alessandra Carraro, Alexander Pedrolli, Andrej Beregoi, Chiara Callegari, Chiara Conter, Chiara Dallaserra, Chiara Zambiasi, Emiliano Monauni, Federica Ambrosi, Federico Ebli, Gino Grazioli, Hamidou Diallo, Irina Ianeu, Laura Benanti, Mamadou Baldech, Mirko Dalfovo, Nicola Friz, Nicola Molinari, Olga Farris, Paolo Alberto Spada, Roberta re, Ruggero Tomio, Simone Busti, Stafano Montrone, Tiziano Decia e Chiara Turrini.  Scenografie: Veronica Dallapiccola, Roberta Santin, Giordano Massimelli e Remo Piffer. Video: Emma Ragozzino. Supporto tecnico: Paolo Zanlucchi; Foto: Pergiorgio Silvestri.

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