Teatro Capovolto, un unicum vincente che merita una logistica adeguata all'emozione

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
L’ideatore è vivo. E, per fortuna, vegeto. Dunque pensare a qualcosa (una targa o giù di lì) che dia il meritato merito all’intuizione pare eccessivo. Tuttavia è il caso di ricordare che se Trento può vantare ormai da sette anni il Teatro Capovolto va ringraziato un assessore alla cultura purtroppo ribattezzabile come “meteora”. Si parla di quel Corrado Bungaro che nei tempi più che grami del post covid lavorò (dal Comune) assieme al Centro Santa Chiara per “ribaltare” verso la piazza (piazza Battisti) la magia del Sociale. Si permise la riconquista dello spettacolo dal vivo e soprattutto una più che necessaria, vitale e salvifica, fuga dal forzato isolamento e dalla prigionia di telecomandi e tasti del cellulare.
Oggi il Teatro Capovolto, quel palco “al contrario” e l’interno del Sociale visto dalla piazza che per suggestione è un formidabile antidoto ad ogni genere di aridità, è quasi dato per scontato. Un bene (al bello ci si abitua) ma un po’ anche un male. Perché? Perché su quella curiosa, forse unica, situazione cultural logistica Comune (e Provincia) dovrebbero adesso investire in maggior lungimiranza. Una lungimiranza logistica poiché quella culturale (allestita dal Santa Chiara) non pare in questione.
Uno spettacolo al Capovolto – quale che sia il genere di spettacolo – garantisce alla proposta artistico aggregativa un valore aggiunto che è indubitabilmente spendibile dal punto di vista dell’immagine e dell’attrattività estiva del capoluogo e del Trentino. Poter godere di musica, teatro, danza, poesia e quant’altro di un cartellone ricco e variegato che riempirà le serate per due mesi è già un bel risultato. La crescita dell’offerta e la sua capacità di cogliere una vasta gamma di interessi non sono in discussione. Ma la “situazione”, quel fascino emozionale del Sociale “visto da fuori” è un “di più” che richiede alle istituzioni il coraggio di completare un’opera pregevole ma ancora incompiuta.

La tensiostruttura un po' da sagra che ospita parte del pubblico stride, per estetica e funzionalità raffazzonate, con un contesto che domanderebbe ben altra architettura: qualcosa (che di sicuro esiste) di più coerente con l’emozionante eleganza del Capovolto. Ha un bel dire l’attuale assessora alla cultura del Comune (lo ha fatto in conferenza stampa) che il “tetto” trasparente del tendone è già qualcosa “di nuovo”, che richiama il cielo e la libertà. Beh, sarà, ma quella che c'è oggi è una struttura esterna poco adeguato all’unicità del Capovolto.
Vuoi che non ci siano soluzioni? Certo che ci sono, certo che costano. Ma è ora che sul Capovolto (il rapporto tra piazza e teatro all’incontrario) si investa anche in coraggio logistico.
Così come è indispensabile che la frequentazione del Teatro Capovolto smetta di essere – per il pubblico pagante – un’esperienza purtroppo non sempre esaltante per via della colonna sonora irrispettosa "suonata" tra risate e brindisi a voce alta degli avventori di uno dei due bar della piazza, adiacente al tendone. Nonostante gli sforzi del Centro Santa Chiara e del Comune non si è trovata ancora una possibile convivenza. A tutto danno degli spettacoli. Nessuno nega che, anno dopo anno, non si siano tentate mediazioni. Ma il risultato è, purtroppo, un disturbo ingovernabile e fastidioso che forse proprio una diversa struttura per la “platea al contrario” del Capovolto (la fonoassorbenza è una scienza in continua evoluzione) potrebbe finalmente limitare.
La coabitazione lunga due mesi tra Capovolto e legittima attività economica sulla piazza non è un problema facilmente abbordabile e non è il caso di chiedere al Comune interventi repressivi o lesivi dell'attività economica. Ma c'è un limite a tutto. Sentire il frastuono del vetro di bottiglia buttato dentro un cassonetto nel bel mezzo di un monologo o di un assolo acustico è davvero inaccettabile. Possibile che in Comune - di fronte al fallimento della diplomazia - non possa imporre qualche regoletta per evitare almeno gli eccessi di disturbo?
Se questo doveva essere un pezzo sul programma 2026 del Capovolto, il lettore è autorizzato a criticare le divagazioni. Ma questo vorrebbe essere anche un articolo sul fascino inedito di un contesto di spettacolo. È un fascino da proteggere e lo si ripete: quella del Capovolto è una situazione nella quale il cartellone conta ma conta di più la possibilità di vivere una dimensione dello spettacolo probabilmente inimitabile e dunque “vendibile” anche fuori da Trento. Ci meditino le due assessore parallele (seppur di parrocchie ideali diverse) che alla presentazione hanno abbondato nel miele per magnificare (giustamente) la proposta. Ci meditino (ma non fino alle Calende Greche) e mettano il Centro Santa Chiara nelle condizioni di migliorare, logisticamente, una proposta che nei contenuti non fa una piega.

Ma eccoci – tardivamente – ai contenuti.
MUSICA. Con Frida Bollani Magoni, giovedì 3, l’avvio del Capovolto è un mix tra qualità tecnica (al piano), voce che non si scorda e sensibilità a palate. Poi da segnarsi in agenda
Claudio "Greg" Gregori (del duo Lillo & Greg) e il suo rock'n'roll anni '50, Frankie hi-nrg mc con il nuovo tour “Voce e batteria”, e lo storico chitarrista e fondatore dei CCCP-Fedeli alla linea, Massimo Zamboni, con un reading-concerto ispirato a Pier Paolo Pasolini. In passerella tanto di buono tra quel che butta il convento delle realtà locali:
Conservatorio “F.A. Bonporti” di Trento e Riva del Garda, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, il Corpo Musicale Città di Trento, l’Associazione MusicaRiva, l’Orchestra giovanile di fiati dell’Euregio, oltre a ensemble internazionali impegnati tra la world music e il jazz come EuroBalkan e Nubras Ensemble, e realtà del territorio come il Coro Calicantus di Pergine e gli Apocrifi, band tributo di Fabrizio De André.
DANZA. Tornerà la Danza Capovolta in collaborazione con la Federazione Trentino Danza.
TEATRO. Prosa per lo più da ridere (ma far ridere con l’obiettivo di far pensare vale di più). Tra gli altri saranno al Capovolto Natalino Balasso e Alessandro Fullin, e stand up comedian di assoluto valore come Annagaia Marchioro, Daniele Gattano e Alessandro Ciacci e Pietro Cerchiello, giovane attore e autore, direttore artistico dell’Associazione Teatrale Dimore Creative.
CINEMA. Come ogni anno ad accompagnare i due mesi estivi del Teatro Capovolto ci saranno i consueti appuntamenti dedicati al meglio del cinema italiano ed europeo, realizzati in collaborazione con Cineworld Trento, con una particolare offerta interamente dedicata ai documentari, proposta in collaborazione con Cinema Mezzanotte (CSDC – Cooperativa Spettatrici e Distributrici Cinematografiche). Infine, a completare la ricca programmazione del Teatro Capovolto, ci sarà spazio per gli eventi dedicati alla poesia con il poetry slam e il premio intitolato a David Wilkinson – giunto quest’anno alla quinta edizione - e al mondo della letteratura con “Prometeo Capovolto”, festival letterario che quest’estate avrà il piacere di ospitare un appuntamento dedicato al teatro del compianto regista Vitaliano Trevisan, oltre ad uno spettacolo che proverà a confrontare le guerre del passato con quelle del presente, grazie alle voci dell’inviata di guerra Francesca Mannocchi e del compositore Rodrigo D’Erasmo.
Solo accenni di cartellone ricco quelli di cui sopra. La programmazione prevede, infatti, 50 serate. Ce ne saranno per tutti i gusti nella filosofia sempre più convinta di un Centro Santa Chiara che al Capovolto vuol tenere in equilibrio (qualitativo però) il “nazionale” ed il “locale”. Non è sempre facile, ma scorrendo date e nomi si può avere fiducia.












