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Il Patto della Strega. Dopo anni di silenzio, il Dolomiti svelerà il segreto della magia di Trento

Esseri fatati si aggirano per le strade della città. E solo Leda la Strega ne conosce i segreti. In esclusiva seguiremo la giovane incantatrice tra i meandri della magia di Trento accompagnati da Daniel Gregoni
Dal blog di Daniel Gregoni - 01 marzo 2017 - 10:23

Non è semplice descrivere ciò che ho provato. Farò un tentativo. Chiedo, a voi lettori, un atto di fiducia. Quello che leggerete nelle prossime righe è solo la verità. Nuda e cruda. Per chi come me viene da Milano, risulta impossibile da immaginare lo spettacolo a cui ci si può trovare davanti, una volta superato l’ingresso della stazione di Piazza Dante

 

Osservare una studentessa correre con la valigia in mano, sarebbe normale se non fosse accompagnata da un elfo in tenuta da caccia e le “Superga” ai piedi. Oppure osservare un orco ascoltare la musica con gli auricolari, stona con la casalinga accanto, impegnata a portare i sacchi della spesa. Questa follia è Trento, l’unica città magica al mondo. Voi trentini, ormai, vi siete abituati. Convivete da anni con il popolo fatato (più di vent'anni?) Un forestiero, però, si trova a dover ricredere a tutto quello che ha visto o studiato. Vi ho avvisato, è difficile da crederci

 

 

Ricominciamo… a fine gennaio sono giunto a Trento con una missione: intervistare la Strega di Trento. Punto. Sono un giornalista freelancer con l’intenzione di fare lo scoop del secolo. Nessuno ha mai strappato di bocca un’intervista alla fattucchiera della città (l’unica in circolazione). Si sentono molte leggende a riguardo. Alcuni sostengono che sia una vecchietta bitorzoluta. Altri ammettono di averla vista di notte, intenta a succhiare sangue. Io posso dirvi l’unica verità. Si tratta di una ragazzina di poco più di vent'anni. Ha i capelli rossi e porta sul naso un bel paio di occhialoni. Si veste sportiva e non ha l’aria della “vecchia megera”. La potete incontrare intenta a passeggiare con lo sguardo rivolto verso il cielo, in attesa di qualcosa. Oppure la incontrerete mentre chiacchiera con qualche cittadino, bisognoso di aiuto.

 

Eh si… ho scoperto che di mestiere fa la protettrice. Aiuta chiunque abbia bisogno di lei, senza distinzione tra esseri fatati o umani. Cosi facendo, assicura la felice convivenza tra elfi, orchi, nani, mostri e tutti noi. Ve lo detto! E’ difficile da crede! Se siete arrivi fin qui, però, sarete curiosi di scoprire il resto… Ha il suo “ufficio richieste” nella Birreria Forst. Ha un suo tavolo fisso, accanto ai tre finestroni che si rivolgono su via Oss Mazzurana.

 

 

Dai vetri, le piace osservare il flusso di gente passeggiare per le vie del centro. Chi entra, sa che può rivolgersi a lei per ogni evenienza. Non proprio tutte, però. Leda, è il vero nome della Strega, fa una selezione dei casi. Ha una sua etica personale e , come se seguisse una sceneggiatura già scritta, accetta o rifiuta le richieste che riceve. Nessuno si lamenta di questo. E’ diventata prassi accettare qualsiasi sua scelta. E’ lei la protettrice della città.

 

Noi due abbiamo fatto un patto. O meglio, lei mi ha costretto a fare il patto, in cambio dell’intervista che leggerete su queste pagine del blog. Dovrò fermarmi a Trento, seguendola passo passo. Dovrò assistere mentre “lavora” per la città. In cambio, potrò fare la cronaca delle sue strane avventure. “Figo. Molto figo!” mi sono detto. C’è qualcosa, però, che non capisco. Perché, dopo tutti questi anni, ha accettato di essere intervistata. E perché ha scelto un forestiero? Lo scoprirò. Intanto, tra un caso e l’altro, passeggio per Trento, scoprendo le meraviglie del capoluogo.

 

Camminare per via Belenzani, mi da una panoramica della comunità. Ho incontrato diverse specie fatate: principesse elfiche concentrate nello shopping seguite a ruota da nani guerrieri, intenti a brontolare sulla mancanza di neve sulle piste. I miei preferiti sono i lillipuziani, minuscole creature che popolano i marciapiedi delle strade, molto scrupolose a dove mettono i piedi per non essere schiacciati. I peggiori sono gli orchi, esseri di poche parole e dalla vita solitaria…

 

 

Mi sono imbattuto anche in animali antropomorfi. Distinti signori dal volto leonino, oppure con le fattezze di un cinghiale, frequentato le vie del centro proprio come faremmo tutti noi. Amo Trento. So, nel cuore, che avrò molto da scoprire. E lo condividerò con tutti voi. Prima di salutarvi ed invitarvi al prossimo post, lasciate che mi presenti.

 

Mi chiamo Daniel Gregoni, e sono al vostro servizio.

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