W la Repubblica, ma W (anche) i ''Savoia'' di Bolzano e il suo mitico fondatore Waldimaro Fiorentino monarchico vero ''pure progressista''

Oggi tutti Noi siamo un po' più grandi, perlomeno chi ha la Cittadinanza di questo Paese. Più grandi, non più vecchi; Grazie a Lei!
Lei, perché Repubblica in lingua italiana è sostantivo singolare femminile. In realtà la res-publica dovrebbe essere 'asessuata', anche se ormai il termine "sesso" è stato correttamente e sempre più spesso sostituito dal termine "genere"; difficile, anzi cacofonico, tuttavia usare il termine 'aggenerata' che casomai, della politica italiana in toto talvolta e solo talvolta si potrebbe dire 'degenerata'. Ma non è giusto dirlo!
Insomma, oggi sono/siamo tutti Ottantenni, pensando a quel Due Giugno quando le donne in Italia votarono per la prima volta!
La mia celebrazione repubblicana però... finisce qui (continua quella intima, ovviamente!), almeno in questo articolo: profittando della mia indole 'controcorrente', 'sarò franco' vorrei ricordare la persona più monarchica ch'io abbia mai conosciuto (e stimato), Waldimaro Fiorentino.
Personaggio multiforme, funzionario, scrittore, dirigente, giornalista, uomo di sport, "melomane" e ... grand'uomo! Molto conosciuto in molti di questi mondi, mai banale, nemmeno per mezzo minuto, in ognuno dei settori nei quali fu chiamato ad operare. Morì, due giorni prima della Befana di quattro anni fa, a ottantasei anni.
Eravamo nati nello stesso reparto di ostetricia e su questo scherzavamo: "Waldi" nella città del Santo c'era rimasto ventitré anni, poco meno, io ventitré mesi poco più. Entrambi bolzanini, con diverse influenze - si scherzava -: Talvolta la sua 'influenza' generava un febbrone da cavallo!". Era sempre pronto a venire incontro al pensiero (anche politico) e all'esigenza dell'altro, ma non defletteva di un centimetro rispetto alla sua ideologia: monarchico, fino al midollo!
Non si doveva fare come me che, impertinente, ogni tanto sottolineavo che essere monarchico in Italia Oggi appariva 'fuori dal tempo', non mi azzardavo ad usare l'aggettivo che pensavo, 'anacronistico'... Lo usava lui: "Ti spiego perché - diceva - non è assolutamente anacronistico". Appunto, Waldimaro usava l'aggettivo e concionava.
In sostanza, secondo lui, sarebbe bastato prendere la cartina geografica dell'Europa e vedere dove fosse rimasta la monarchia e "paesi realmente civili - a suo dire e provare a dire il contrario. Non perché si sarebbe offeso, ma perché... - E' proprio così", ti diceva.
Nel vecchio continente una dozzina circa le monarchie 'superstiti', una con Granduca (il Lussemburgo), tre col Principe (nei piccoli Stati di Monaco Andorra e Liechtenstein), ma soprattutto - non sapendo se paragonare lo Stato Città Vaticano ad una ... "monarchia con pontefice" - gli Stati con regina o re. Le tre monarchie della Scandinavia (Danimarca, Norvegia e Svezia), Belgio e Paesi Bassi e ancora di più Spagna e soprattutto Regno Unito, appunto Regno quello di Gran Bretagna e Irlanda del nord, con Elisabetta seconda di cui parlava e scriveva spesso che se ne sarebbe andata da questo mondo a novantasei anni, nello stesso 2022, otto mesi dopo Waldimaro...
Che se avesse saputo di essere con lei nella stessa riga di un mio articolo mi avrebbe ringraziato mille volte!
"Tu dimmi quanti scandali amministrativi vengono fuori dai tre Stati della Scandinavia?". Io replicavo che sì, in effetti, conoscendo bene per averle frequentate spesso Norvegia e Svezia, solo alcune volte la Danimarca...
Beh, come dargli torto? Timidamente ed ironicamente replicavo che se si fosse provato a mettere qualche italianuzzo in quelle monarchie, il giochino sarebbe cambiato, eccome.
Nel 1960 fondò una squadra di pallacanestro a Bolzano; come la chiamò? Ma Savoia, naturalmente! Vengono in mente anche alcuni giocatori che fecero strada o l'avrebbero potuta fare se la sorte o la sf.ga non si fossero messe di mezzo: il biondissimo (allora) Stefano Pezzin giocò in serie A a lungo e Karl Pobitzer (per tutti Charly) vi sarebbe rimasto per anni se un incidente non lo avesse bloccato e limitato poco prima di sbarcarvi, in serie A. Morì in un altro incidente esattamente sei anni e quattro giorni fa, Charly, il primo due-metri e più di alto livello da queste parti.
Waldi s'era innamorato dalla pallacanestro, da non chiamare mai basket, nel collegio lombardo dove rimase da ragazzo dopo essere rimasto orfano: papà aviatore, ufficiale del Regno, era caduto in guerra. Il suo "Savoia" al leggendario Palazzetto, affianco allo stadio Druso, a Bolzano, fu ed è centro pulsante di molti sport. Anche di combattimento, nel judo qui cominciò Ylenia Scapin, un titolo europeo, due bronzi olimpici e tre mondiali. Ancor di più nella pallacanestro il Palazzetto ed il Savoia crebbero nello sport e nella vita generazioni di ... persone, talvolta grandi persone, non solo di statura.
Nel tg-regionale di più di trent'anni fa dedicai a Waldimaro Fiorentino e al suo Savoia un servizio, sullo scherzoso ma non troppo, un po' alla rotocalcio-tv (così allora era impostata l'edizione sportiva del lunedì) che prendeva in giro e anche no il ''monarchico-Savoia''. Quella domenica pomeriggio del '91 o '92 avrei dovuto seguire il Bolzano calcio, ma troppa neve e niente partita. D'accordo con Franco Sitton, redattore-capo con pulsioni sportive, mi spostai al vicino Palazzetto: sul parquet un inedito derby di serie D, la prima volta di sempre di Pallacanestro Bolzano - nata con ambizioni dalla fusione di alcune società - versus (come usa dire oggi, allora no se non nella Nba) Savoia. Era la serie D che il Savoia frequentò per anni, con frequenti invasioni in quella serie C alla quale tendeva la Pallacanestro Bolzano che puntava senza mezzi termini alla promozione in carrozza.
Ma il "monarchico-Savoia", come lo chiamai nel servizio-tv, non era più quello degli anni d'oro di Charly Pobitzer. Ma rimaneva orgogliosissimo, anche "a causa" di Waldi.
"Gli altri", come chiamava Fiorentino la Pallacanestro Bolzano, erano decisamente favoriti! Anche se Waldimaro un po', un po' tanto, li considerava usurpatori: consultato, non aveva voluto che il "suo" Savoia confluisse in quella fusione. Finì, usando gergo giornalistico, che quella domenica "l'uomo morse il cane!", insomma vinsero gli sfavoriti, la cosa fece notizia. Nel servizio parlai diffusamente della figura di Waldimaro Fiorentino, segnalando la sua verve da accentratore: presidente del club, allenatore, primo tifoso (dalla panchina), ... Unico ruolo che lasciava ad altri, al massimo, malvolentieri e neppure sempre quello di autista del pullman per le trasferte, dissi.
Usai la musica, ovviamente con le immagini: Mango con "Nella mia città", vista la natura da prima volta di quel derby, anche un po' circondato dalle polemiche e - immancabile visto il tenore ironico del servizio - "Ho visto un re" di Enzo Jannacci con testo di Dario Fo. Venne in soccorso quanto disse Fiorentino nell'intervista post-partita, completamente afono (ovviamente, per chi lo conosceva). Strillando dalla panchina la voce l'aveva persa già a metà del primo tempo. Disse dopo la vittoria "io sono monarchico, ma qui le 'coronarie' saltano!".
Battuta non di immediata comprensione se non dopo aver pensato alla correlazione fra ... 'corona e coronarie'!
La battuta fece gioco. E allora, profittando del fatto che nel primo tempo la squadra favorita pareva dominare ed il Savoia subiva, feci la cronaca di ciò, mettendo Jannacci a dire-cantare "un re che piangeva seduto sulla sella - e soprattutto - povero re e povero anche il cavallo...".
Pensavo se la fosse presa, qualche giorno dopo vidi il suo grande amico Renato Mazzali. Era stato suo play-maker di grande inventiva, tanto da perdonargli il fatto di essere l'unico al mondo in quel ruolo a palleggiare SOLO con la mano destra, unicum in negativo per un 'play'. Mazzali se n'è andato un anno prima del suo amico, allenatore, presidente Waldimaro. "Mai ripresosi - parole di Renato qualche anno prima - dalla prematura morte nel 2006 in un incidente in autostrada dell'amata figlia Paoletta. A lei oggi, anzi da qualche anno, è intitolato il leggendario Palazzetto di cui sopra, PalaMazzali. Rincuorati negli anni, Renato e la mamma di Paola, Gloria Vallazza - al tempo eccellente giocatrice - dalla crescita non solo sportiva dei due nipoti, figli di Paola, Simone e Federico (Davi), oggi calciatori professionisti in serie B col Südtirol.
Paola era capitana e 'play' (come papà, mamma giocava più vicina a canestro) del Basket Club Bolzano, la squadra di mamma-Gloria, che riuscì a portare in serie A1, mai andandosene da Bolzano nonostante molte richieste da club più prestigiosi. Sì, stesso ruolo di papà, ma lei ovviamente ... era ambidestra! Renato era grande amico di Waldimaro, al punto di accettare supinamente di farsi mettere (sempre e comunque) nella stessa lista monarchica per la quale si candidasse Waldimaro. Che gli aveva perdonato a malincuore il fatto (molto grave per Waldi) di aver svolto ruolo da direttore sportivo della Fiamma Bolzano di Lorenzo Valerio & co., diventata Sponsor Pool, quando venne promossa in serie B.
Mazzali un paio di giorni dopo la trasmissione rideva ancora: mi venne incontro e condividemmo momenti di ilarità e - consolante per me - mi disse che il presidente-allenatore-tifoso-etc. del Savoia non se l'era presa, tutt'altro, anche se fingeva atteggiamento serio... Ancora sul 'monarchico' Fiorentino: oltre a fondare il "Savoia" fu dirigente dell'associazione industriali dell'Alto Adige, s'inventò per loro il giornale mensile "L'Incontro", fece nascere una delle prime radio "private" del Norditalia, Radio Bolzano Dolomiti, era il '75.
Era regolarmente eletto nel consiglio comunale del capoluogo dell'Alto Adige, inizialmente per il Pdium (partito democratico italiano di unità monarchica) poi per i monarchici italiani ed era sempre e rigorosamente unico seggio conquistato. Era corrispondente anche per cose non sportive de l'Adige quando smise la presenza della sua redazione in provincia di Bolzano. Waldi controbatteva regolarmente chi lo ritenesse di destra: "Guarda, che i monarchici tengono solo alla corona, per il resto non significa siano estremisti, sono di centro, un centro anche progressista, nel mio caso", diceva di sé.
Aveva una passione smisurata per la musica "alta", come la chiamava lui: melodramma, ancora di più l'operetta, ne scrisse un libro ad inizio secolo, "L'Operetta italiana".
Coltivò un rapporto personale con re Umberto secondo, l'ultimo, il Re di Maggio: lo andava a trovare nel suo esilio, in Svizzera e in Francia, quando scendeva in Costa Azzurra in vacanza estiva. Waldi d'altronde fu l'ultimo esponente politico monarchico eletto in Italia in un qualsiasi consiglio comunale.
Su Radio Bolzano Dolomiti conduceva trasmissioni giornalistiche, ma ad un mese dalla scadenza elettorale, per la quale si presentasse come candidato e nonostante la cosa gli avrebbe dato convenienza, si autoescludeva dalle trasmissioni. Nessuno glielo imponeva, nemmeno la legge allora, solo la sua etica politica!
Insomma, Waldimaro Fiorentino fu uno degli ultimi in Italia ad inneggiare alla Dinastia-Savoia. Ma di uno così i repubblicani vincitori il DUE GIUGNO di ottant'anni fa potevano andare orgogliosi!












