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La hit dell'estate? Una canzone stonata tra Covid, ricordi di lockdown, mascherine e tanto dolore

C'è qualcosa nell'aria che si è fatta abitudine. Le file fuori dal supermercato. I cibi da asporto. Il gel sempre a portata. Forse anche le mascherine o i guanti buttati a terra. Ma alcuni sguardi ti dicono che desiderano la normalità. Che vorrebbero altro. Che sono stanchi. Che la questione non è solo passare alla fase 2
DAL BLOG
Di Idil Boscia - 05 giugno 2020

Amo raccontare frammenti di vita e tutto ciò che lascia un segno

Una canzone stonata. È così che mi sento in questi giorni. I primi di giugno, con la festa della Repubblica e l'avvicinarsi della fine della scuola. Per godere della fine di qualcosa dovresti averne vissuto bene l'inizio ed il percorso. Della scuola, dello sport, della famiglia. Invece il Covid, con le sue distanze e le sue contraddizioni, ci porta ad essere un po' in balia degli eventi. Foglie trasportate dal vento. 

C'è qualcosa nell'aria che si è fatta abitudine. Le file fuori dal supermercato. I cibi da asporto. Il gel sempre a portata. Forse anche le mascherine o i guanti buttati a terra. Ma alcuni sguardi ti dicono che desiderano la normalità. Che vorrebbero altro. Che sono stanchi. Che la questione non è solo passare alla fase 2. Alla solitudine non ci si può abituare. Quella patita in casa, adesso affievolita. Quella, profonda, in una casa di riposo o in un letto di ospedale. È soprattutto nei volti degli anziani che vedi la stanchezza. Volti che ti costringono a barare e a far finta di credere davvero che tutto andrà bene.

 

Ma quel ''La'' per ricominciare non lo trovi. I giorni di isolamento pesano. Forse ancor più per chi sulle spalle porta il peso degli anni. Che ti guarda smarrito, come se il tempo attuale lo avesse travolto in una voragine dove nulla esiste se non ciò che il virus porta con sé. I bambini dimenticati, si è detto. Talvolta urlato. Eppure questi bambini ci hanno dimostrato di essere più bravi di noi adulti e dei ragazzi più grandi. A resistere. A rispettare le regole. A trovare il sorriso. A vedere oltre la fatica. Ad aggrapparsi alle cose importanti. Anche in questa situazione. Surreale, forse.

 

La DaD non è come la scuola reale. Vero. Non la può sostituire. Vero. Non sempre si è affrontata nel modo adeguato e con i mezzi necessari. Vero. Ma è altrettanto vero il cuore che ci hanno messo gli insegnanti. Oltre che il tempo e la dedizione. Compiendo di sicuro degli errori, come capita a chi si cimenta in qualcosa di nuovo. Per di più senza preavviso. Quest'anno i docenti stanno pensando come salutare i loro alunni. Non esiste una regoletta. E non è facile neanche per loro chiudere questo anno così particolare. Non sapendo come riaprirà, o come passeremo le vacanze.

Speriamo, tutti, di riuscire a metterci dietro le spalle ciò che abbiamo fatto o avremmo potuto fare. E ad iniziare a pensare all'estate, anche se sembra una parola difficile da pronunciare. Qualche giorno fa alla radio si stavano domandando quale sarà la hit dell'estate. Che cosa strana, mi è parsa! Perché senza la fine della scuola non c'è estate. Come non c'è se ci fissiamo solo sulle distanze o sulle mascherine. Continuando a suonare uno strumento scordato.

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