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Le catacombe dei paleocristiani, come i morti si sono mescolati ai vivi

Nel primo secolo d.C., furono le comunità ebraiche di Roma a scavare delle “catacombe” affinché i loro morti non si mescolassero con quelli dei pagani
DAL BLOG
Di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 17 maggio 2020

Rapito dalla Montagna anni fa, pratica escursionismo, percorre vie ferrate e frequenta qualche falesia e palestra di roccia. 

Le famose catacombe dell’antica Roma non sono un’invenzione cristiana. Fin dai primi anni della repubblica, nelle campagne vicino alla città erano state scavate delle gallerie sotterranee per estrarre la pozzolana, usata in edilizia per l’impasto della malta. Mano a mano che queste cave venivano dismesse, i Romani le trasformarono in luoghi di sepoltura e così due milioni di pagani furono sepolti in quelli che molti credono essere stati luoghi eminentemente cristiani. Nella Roma antica non sono mai esistiti dei cimiteri separati per i cristiani. Nel primo secolo d.C., furono le comunità ebraiche di Roma a scavare delle “catacombe” affinché i loro morti non si mescolassero con quelli dei pagani.

 

Catacombe di S.Pancrazio - Roma (qui sopra)

 

I cristiani li imitarono ben presto e fino al quinto secolo aprirono più di 1200 km di gallerie su 5 livelli, raggiungendo a volte la profondità di 25 metri. A partire dal terzo secolo d.C., epoca delle grandi persecuzioni, le catacombe divennero nello stesso tempo un rifugio ed un luogo di culto e per questo motivo le prime chiese furono sotterranee. La tomba o meglio il sepolcro di un martire, ebbe la funzione di tavola eucaristica (altare). Fin dal suo nascere, dunque, la Chiesa assunse la sua fisionomia di una comunità di vivi e di morti a causa della sua collocazione fisica. Questa caratteristica la ritroveremo nelle chiese medioevali quando divennero pure esse luoghi di sepoltura.

 

Catacombe di Santa Domitilla - Roma

 

Da perseguitati, i primi cristiani si poterono riunire con la “copertura” di una qualche associazione funeraria generica: nella Roma imperiale essi scavarono e vissero un’esistenza da talpe, costruendo una città buia e misteriosa.

Deponevano i cadaveri in nicchie parallele alle strette gallerie, chiudendole con lastre di marmo ma spesso con delle più economiche tegole. Molto frequente fu anche il tipo di nicchia denominato arcosolium, con apertura arcuata e cofano nel quale racchiudere la salma. Il nome, l’età e la professione del morto erano incisi su pietra o su tavolette in terracotta, in latino ma talvolta anche in greco.

 

Catacombe di S.Callisto - Cripta dei Papi - Roma

 

Piccole stanze quadrate servivano come sepolcri familiari o come luogo di culto. Rare le pitture e sempre simboliche: il pesce, l’uccello, il tralcio di vite... Il crocifisso, considerato oggi ahimè simbolo intangibile da taluni pure nei luoghi pubblici e laici e alla radice dell’Europa cristiana contrapposta a quella multiculturale, non era mai rappresentato.

 

Catacomba ebraica di Vigna Randanini - Roma

 

Tra il primo Sacco di Roma ad opera dei Visigoti attorno al 410 d.C e la fine dell’Impero Romano d’ Occidente (476 d.C.), le catacombe vennero abbandonate. Il Cristianesimo, divenuto religione ufficiale con Teodosio nel 380 d.C., aveva ormai separato la comunità dei vivi, uscita alla luce del sole, da quella dei morti abbandonata sottoterra. In seguito le catacombe furono dimenticate e ritrovate per caso nel XV secolo. Nei pressi della via Appia antica furono scoperte anche antiche tombe ebraiche e quelle dei seguaci di Mithra, il cui culto rimase diffuso fino al terzo secolo d.C.

 

Lou Arranca e Maurizio Martinelli

 

Al prossimo appuntamento: “Ad sanctos”

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