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Malgrado i divieti i morti entrarono nelle città: questo fenomeno non cominciò con il Cristianesimo, ma con il culto dei martiri

Dei “martyria” o “memoriae” vennero costruiti sul luogo esatto della sepoltura del santo; poi, accanto a questa primitiva “cappella” o al suo posto, venne edificata una basilica, che divenne il fulcro di un nuovo cimitero, per l’appunto “ad sanctos”, vicino ai santi, al di sopra o a fianco della vecchia necropoli mista
DAL BLOG
Di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 28 maggio 2020

Rapito dalla Montagna anni fa, pratica escursionismo, percorre vie ferrate e frequenta qualche falesia e palestra di roccia. 

Malgrado i divieti i morti entrarono nelle città: questo fenomeno non cominciò con il Cristianesimo, bensì con il culto dei martiri, di origine africana. I martiri erano sepolti nelle necropoli extraurbane comuni a cristiani e pagani. Successivamente questi luoghi, dove erano presenti i martiri, attirarono a loro volta nuove sepolture.


(Sepolture sotto il monastero di San Pietro - Osor - Isola di Cres - Croazia)

Dei “martyria” o “memoriae” vennero costruiti sul luogo esatto della sepoltura del santo; poi, accanto a questa primitiva “cappella” o al suo posto, venne edificata una basilica, che divenne il fulcro di un nuovo cimitero, per l’appunto “ad sanctos”, vicino ai santi, al di sopra o a fianco della vecchia necropoli mista.

 

Il motivo principale della sepoltura “ad sanctos” fu quello di assicurare la protezione non solo fisica di sé stessi e del martire dalle incursioni barbariche ad esempio, ma di tutto il proprio essere, anima e corpo, per il giorno del Risveglio e del Giudizio. Il sarcofago del martire fu ovviamente il primo altare: la messa è celebrata quindi su una tomba o su ciò che la sostituisce.


(Altare di S.Bernardino - Perugia)

Da quel momento le chiese si riempirono di cadaveri: prima i vescovi, poi i preti, i re, i nobili, i borghesi ed infine i ricchi artigiani. Si seppellì ovunque: sotto le lastre di copertura del pavimento divelte di continuo ad ogni decesso, sotto le colonne, sotto la gronda del tetto (sub stillicidio).

 

Quando i morti sotto il pavimento della chiesa diventarono troppo numerosi, si trasportarono le ossa sotto i tetti dopo un’ulteriore periodo di essiccazione nei campanili. In tal modo i fedeli erano circondati dai morti che giacevano sotto i loro piedi e sopra le loro teste e camminavano sopra tombe che il più delle volte non erano contrassegnate in alcun modo (fino all’Undicesimo secolo), né da un monumento, né da una croce, simbolo che farà la sua comparsa nei luoghi della morte solo tra il 1700 e il 1800.


(Rinvenimento di tombe rinascimentali nella chiesa di S.Maria Maggiore - Trento)

Nel 563 d.C. un canone del Concilio di Braga (Portogallo) proibiva qualunque inumazione nelle basiliche dei santi martiri: questa proibizione cadde però nel vuoto e nelle chiese si continuò a seppellire per secoli. Nel VI secolo giunse il momento in cui la distinzione tra periferia, dove si seppelliva da tempo immemorabile, e la città, sempre vietata alle sepolture, scomparve.

 

Già lo sviluppo dei quartieri nuovi attorno alla basilica cimiteriale attestava un grande cambiamento: i morti, primi occupanti di queste aree, non avevano impedito ai vivi di abitarci e, mescolati agli abitanti dei quartieri popolari dei sobborghi, penetrarono così in quelli che sarebbero diventati i centri storici delle città. Non ci fu più differenza tra chiesa e cimitero.


(Cattedrale di Saint John - Malta)

Fin dall’inizio di questi fenomeni fu possibile leggere l’attenuarsi della repulsione che i morti ispiravano nell’antichità. La penetrazione dei morti all’interno delle mura delle città indicò il completo abbandono dell’antico interdetto, sostituito da un atteggiamento nuovo di indifferenza o familiarità. I cadaveri ormai e per un pezzo, hanno completamente smesso di far paura.


(Scavi archeologici sotto il Monastero di San Pietro a Osor – Isola di Cres - Croazia)

Lou Arranca e Maurizio Martinelli

 

Al prossimo appuntamento: “Coesistenza di vivi e di morti”

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