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Si va verso l'inverno, altri tre itinerari tra Monte Biaena, Monte Stivo e Lessinia per non rinunciare alla montagna

In attesa di ciaspole e pelli di foca, tre percorsi tra tramonti e sentieri per tenere a bada i chili pronti all’agguato grazie alle calorie ingurgitate con i primi freddi, e per mantenere il tono muscolare faticosamente guadagnato durante la lunga estate calda
DAL BLOG
Di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 15 dicembre 2017

Rapito dalla Montagna anni fa, pratica escursionismo, percorre vie ferrate e frequenta qualche falesia e palestra di roccia. 

Dopo aver scoperto tre itinerari tra la via Ferrata sopra Mori, il Sentiero delle vipere e la via del 92° Congresso-Cima Baone (Qui puntata precedente), ecco altre tre proposte di escursioni brevi nel Trentino meridionale con una puntatina fuori 'confine' in Lessinia. Tutto in attesa di una copiosa nevicata che ci permetta di indossare finalmente le ciaspole o gli sci con le pelli per escursioni molto più impegnative.

 

La finalità è quella di tenere a bada i chili pronti all’agguato grazie alle calorie ingurgitate con i primi freddi, e di mantenere il tono muscolare faticosamente guadagnato durante la lunga estate calda.

 

1) Monte Biaena 

Oggi il tempo era veramente poco: in accordo con la fida Jahrina, che generosamente si sobbarca un bel po' di strada per accompagnarmi, ci diamo appuntamento a Mori alle 11 per risalire con un unico mezzo fino al Passo Bordala. La tentazione di ripiegare fin da subito alla nota pasticceria è tanta, ma teniamo duro e percorriamo la Val di Gresta.

Il monte Biaena è un modesto promontorio che domina a ovest Rovereto, al cospetto del Monte Stivo sul quale saliremo in una delle prossime giornate.

 

E’ comparsa un po' di neve: per sicurezza abbiamo nel baule ciaspole, ramponcini, ramponi e tutto l’armamentario che serve.

Lasciamo la Rifattona lungo la strada verso la malga Somator, anche perché la neve riportata dal vento la blocca completamente. Sono già le 12 e pensando malamente che tanto il vento avrà spazzato via la neve, lasciamo in macchina tutto quelle carabattole da neve e ci incamminiamo spostando ad una ad una le pecore che nel frattempo ci hanno circondato.

 

La malga è ovviamente chiusa e quindi nessun spuntino prima di partire per la via attrezzata che percorre il lato est ed il crinale. Procediamo risalendo il bosco e con l’aumentare della quota, pensiamo che almeno le ghette avremmo potuto portarle visto che dopo un’oretta si sprofonda nella neve. 

Con l’imperterrita Terry Jahrina tracciamo per primi la via verso l’umile cima, superando agevolmente i rari tratti con cordino. 

 

E finalmente eccoci sui prati sommitali caratterizzati da alcune batterie per cannoni della prima guerra e da una microscopica cappella. Fatica zero, panorama ottimo. La scelta è stata azzeccata.

 

Il tramonto da qui è da cartolina, ma abbiamo poco tempo per mangiare un paio di panini e tornare indietro prima di essere sorpresi dal buio.

E, come al solito, il ritorno ci riserva la sorpresa di perderci nel bosco innevato. Infatti, cartina alla mano, scendiamo dal versante ovest per completare un giro ad anello, ma ahimè le tracce di qualche immonda bestia ci distraggono e, seguendole, arriviamo sull’orlo di un orribile precipizio da dove scorgiamo, più in basso, il sentiero sulla zona della Lasta che avremmo dovuto seguire.

 

Ormai però le ombre avanzano e a malincuore e maledicendo una sequenza di divinità maligne, risaliamo nel bosco sprofondando fino alle ginocchia fino a ritrovare le nostre tracce della salita.

 

Sperando di non rifare senza imbrago in discesa i tratti con cordino in verticale e coperti di neve, ovviamente ce li ritroviamo tutti, ma con un po' di calma li affrontiamo e li superiamo senza troppi affanni.

 

Calma fino ad un certo punto perchè comunque il sole cala velocemente e ormai siamo al crepuscolo (cioè alle 16). Qualche foto ai boschi infiammati dai larici ingialliti e acceleriamo il passo fino all’uscita del bosco in corrispondenza della Malga Somator. Ancora una ventina di minuti e con la visione di un tramonto spettacolare rientriamo nel confortevole abitacolo della nostra macchina abbandonata sui pascoli di Bordala.

 

Punto di partenza: Passo Bordala

Segnavia: Monte Biaena, n. 671

Lunghezza: 9,5 km circa 

Tempo impiegato: circa 3,5 ore in tutto

Dislivello: 385 m

Altitudine: tra 1.250 e 1.618 m s.l.m.

 

2) Monte Stivo

Meta classicona fattibile a piedi, con ciaspole, con sci, in bici, a cavallo etc. etc. 

 

Esposizione ottima (a sud), vista su Lago di Garda, salita mai troppo ripida che si snoda dapprima tra i larici e poi per pascoli toccando qualche malga. Il punto di partenza, si sa, è il Passo di Santa Barbara in località Sant’Antonio, dopo aver percorso la Val di Gresta o, in alternativa, la strada da Bolognano di Arco.

Seguendo il sentiero n. 608B arriviamo in poco tempo alla località Le Prese, dove iniziano i prati. Sempre su comoda carrareccia e chiacchierando del più e del meno, con Terry ci permettiamo una brevissima sosta alla Malga Stivo per berci un sorso di tea caldo.

 

Da lì, se la neve lo permette, si può evitare il comodo sentiero che compie un’ampia curva prima di portarci al sempre chiuso Rifugio Marchetti (anche se, notizia di questi giorni, dovrebbe riaprire per Natale...).

Optiamo per complicarci la vita facendo un drittone verticale sui prati sempre più inclinati, zigzagando stretto fino a reincontare il sentiero che percorre parzialmente la cresta fino al rifugio che, anche da chiuso, rimane meta ambita per ripararsi dall’arietta fredda da nord.

 

Tempo per un bicchiere di tea caldo che sbuca come tesoro dai mendri dello zaino e in 5 minuti raggiungiamo la croce di vetta che con queste giornate terse, regala panorami fantastici ai quali, nonostante anni di frequentazioni di montagne, per fortuna non ci si abitua mai.

Per consumare le cibarie ci si ripara nuovamente al Rifugio e, visto il poco tempo prima del tramonto, ci si incammina con lo sguardo rivolto al grande Lago di Garda che connota tutta la visuale a sud.

 

Percorrendo la cresta senza ripassare dalla Malga, con il sole del tramonto ben in fronte, si ritrova la carrareccia percorsa al mattino e, facendo attenzione ai tratti ghiacciati, si ritorna più che comodamente alla macchina.

 

Punto di partenza: S. Antonio sopra Passo Santa Barbara

Percorso: S. Antonio - Le Prese - Malga Stivo - Rif. Marchetti Stivo - vetta Monte Stivo - Le Prese - S. Antonio

Lunghezza del percorso: circa 12 km (totale)

Tempo impiegato: 5 ore con molte soste.

Dislivello: 835 m

Altitudine: tra 1.230 e 2.054 m s.l.m.

 

3) Monte Sparavieri (Lessinia)

 

Ed eccoci all’ultima proposta. Questa volta sconfiniamo in Veneto per rendere omaggio alla fedeltà della inossidabile Terry Jahrina che ci farà da guida sui suoi territori. Per chi arriva da Trento ovviamente la strada più breve è quella che da Sdruzzinà a sud di Ala, porta attraverso la Val delle Seghe a Passo Fittanze. Da lì poi, scendendo verso sud, si incrocia la S.P. 13 e seguendo quella si arriva con molte curve a Malga S.Giorgio, stazione sciistica che ha conosciuto tempi migliori ma che ora versa un po' in tristi condizioni architettoniche, sperando in una inversione di tendenza per quanto riguarda le attività invernali. Per sci nordico, ciaspole ed escursioni a piedi, infatti, la zona è fantastica e nelle giornate più limpide la vista spazia fino agli Appennini.

 

“Non preoccuparti, Lou! Conosco la strada per arrivare per Malga S.Giorgio come le mie tasche...”

Vai a fidarti delle femmine e del loro senso di orientamento. Avendo preferito evitare l’attraversamento di Verona e optando per l’aggiramento verso est, grazie alle capienti ma confuse tasche di Terry usciamo dall’autostrada per errore a San Martino Buonalbergo (l’uscita buona sarebbe stata quella precedente e cioè Verona Est) e da lì inizia un’esplorazione inaspettata del territorio viticolo.

 

Qui si produce Sua Maestà l’Amarone, del Recioto, del Valpolicella e dell’Arcole. Passiamo inoltre da Marcellise, dove sta la famosa villa girevole o il "Girasole". 

Piccola digressione architettonica:

Progettata dall'ing. lnvernizzi nel 1929 e terminata nel 1935 con la collaborazione dell'ing. Carapacchi, per la parte meccanica, ed il famoso architetto veronese Ettore Fagiuoli, per la parte architettonica, costituisce un raro esempio architettura "moving".

 

Con struttura in cemento armato e tamponamenti in eraclite e metallo leggero (per la parte abitativa), la villa è stata pensata come girevole, per seguire il sole nel suo movimento diurno.

La parte mobile, un quarto di cerchio, si sposta su rotaie concentriche, attraverso ruote (simili e quelle del treno) mosse da piccoli motori posti sotto la piattaforma mobile, mentre la parte principale, cilindrica, integrata alla parte mobile, penetra nella costruzione per equilibrarne la rotazione. Costruzione singolare ed unica, attualmente funzionante, è diventata meta di numerosi visitatori e simbolo di Marcellise.

Omaggiamo il manufatto architettonico e tiriamo dritto su strade sempre più strette, proprietà private, dubbi e ripensamenti. Terry ripete come un mantra “mi pareva che la strada passasse di qua...no di là...sono sicura che adesso ci immettiamo sulla strada giusta...”

 

Infatti, dopo un’ora di vigne, boschi, pascoli, staccionate, bivi senza segnaletica, con una strada che non esiste nemmeno sulla carta IGM, in una landa geografica su cui vedrei bene la scritta “hic sunt leones”, giungiamo del tutto inaspettatamente al bivio posto 100 metri prima di Malga S.Giorgio.

Abbiamo perso solo una quindicina di minuti, ma solo grazie ad una potente accelerazione della mia Rifattona, che Dio l’abbia in gloria!

 

Aria frizzantina, neve e sole. Perdono l’amica Jahrina che immortala in bellissimi scatti fotografici questa parte orientale dei Monti Lessini e partiamo in direzione del Monte Sparavieri, una modesta cima di 1799 m. posta proprio di fronte al Monte Carega.

 

La passeggiata su strada innevata è dolce e riserva un panorama che se ci fosse la neve a ricoprire il tutto potrebbe assomigliare alle ondulazioni sahariane ma rivestite di bianco. La cima Sparavieri si raggiunge tagliando per prati una volta giunti alla Pozza Morta e le due croci segnano il passaggio del confine tra Veneto e Trentino. Di fronte a noi il Carega ammantato di neve si erge e ci attira come una fata morgana.

 

Torniamo alla Pozza Morta e poco distante scorgiamo l’antico Rifugio Podestaria che raggiungiamo in poche decine di minuti.

La Podestaria era la residenza estiva del podestà di Verona eletto dalla Nobile Compagnia dei Lessini per amministrare i territori, riscuotere i tributi e esercitare la giustizia fin dall’età medioevale. L’edificio comprende anche una chiesetta dedicata a San Bartolomeo.

 

Siamo nel punto più distante ed è quindi ora di tornare: per chiudere il giro ad anello raggiungiamo prima il Rifugio Monte Tomba (allegri da ‘ste parti...) dove un caffè (per lui) e una birra (per lei) ce li meritiamo, e poi, tagliando per i prati, la Malga Campolevà di sopra. Qui un’ultima emozione: ci illudiamo di vedere tracce dei “famosi” lupi della Lessinia (un branco di 12/14 individui), ma una breve ricerca sul web ci fa ritenere che siano, piuttosto, orme di un grosso pastore tedesco buontempone.

 

Punto di partenza: San Giorgio

Percorso: S.Giorgio - Malga Gaibana - Casara S.Nazaro - Monte Sparavieri - Rifugio Podestaria - Rifugio Monte Tomba - Malga Campolevà di sopra - S. Giorgio

Lunghezza del percorso: circa 14,5 km 

Tempo impiegato: 5 ore con molte soste.

Dislivello: 595 m. (totale)

Altitudine: tra 1.494 e 1.799 m s.l.m.

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