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Sul Rifugio Marchetti dove le Piccole Dolomiti emergono come isole in mezzo a un mare di nuvole bianche

Il secondo giorno (dopo aver "scalato" il Santuario della Madonna della Corona) alla ricerca di una guarigione miracolosa mi porta sul Monte Stivo
Dal blog di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 01 marzo 2018 - 15:48

2° giorno : sul Monte Stivo (2059 m)

 

Secondo giorno di terapia d’urto. Non sono morto di polmonite, anzi, mi sembra di essere migliorato e questo forse vuol dire che la Madonna della Corona si è impietosita del mio vagare senza meta precisa all’interno del Santuario. Oggi approfitto della splendida compagnia dell’amica Mahana, termine che in lingua maori significa “Sole”. Infatti la giornata è molto soleggiata, ma sono seguace della teoria di Murphy: se qualcosa può andare storto, sicuramente andrà storto!”. Ed ecco infatti che le uniche nuvole del Nord Italia si concentrano attorno alla cima del monte Stivo. Ma attenzione: non fin dal primo mattino!

 

Mentre mi dirigo a Rovereto il cielo è terso e lindo, ma per la teoria di Murphy bisogna aspettare il punto di non ritorno, che in questo caso è verso la fine della Val di Gresta, cioè quando, dopo una curva, dovrebbe comparire la cima innevata che questa volta invece risulta completamente nascosta dalla nube malvagia! Cerco di far sprigionare da Mahana la sua potenza positiva e solare, e qualcosa nella salita si muove. Infatti le nuvole si spostano, si alzano, si abbassano, fanno baluginare rapidi raggi di sole, si richiudono imperturbabili.

 

 

Procediamo con altre decine di escursionisti, tutti diretti al Rifugio Marchetti di recente riapertura, chiacchierando dei più svariati argomenti: neuroni a specchio, costellazioni di Bert Hellinger, medicina ayurvedica, elaborazioni di “distacchi sentimentali” e materiali tecnici dell’abbigliamento in montagna, almeno fino alle Prese, cioè in prossimità delle malghe che si trovano a circa metà del percorso. Da lì, la pendenza cambia e conviene risparmiare il fiato. In questo modo superiamo nuovamente le lunghe file di ciaspolanti e miracolasamente riusciamo ad emergere dalla coltre di nebbia quando si apre ai nostri occhi uno spettacolo......preistorico!

 

 

La valle dei Laghi nel suo tratto terminale è completamente coperta dalle nubi e le montagne che contornano il Lago di Garda emergono, come probabilmente emergevano dai ghiacci milioni di anni fa. Lo spettacolo è impressionante: più lontano la massa scura dal gruppo delle Piccole Dolomiti del Carega emerge con le sole vette da un mare bianco che si estende su tutta la Pianura Padana. Entriamo nel rifugio e con grande fortuna lo troviamo ancora quasi vuoto. Colpo di fortuna! Ci sediamo subito e dopo una frazione di secondo entra un’orda di vocianti escursionisti che in massa che si espande sui tavoli rimasti liberi.

 

Appena in tempo per ordinare una splendida vellutata di verdure biologiche della Val di Gresta che ci gustiamo con evidenti moti di compiacimento. Per evitare la sindrome da Keinwunder di cui ebbi già modo di scrivere, io e Mahana, a panza piena, ci rimettiamo in cammino per raggiungere in 5 minuti la croce di vetta dalla quale i nostri sguardi si perdono nel mare di nuvole sottostante che si estende verso sud. Ora il sole splende e il mio raffreddore mi concede una lunga tregua.

 

 

Tregua che finisce quando scendiamo da un versante meno frequentato per immergerci nuovamente nella caligine bianca della nube di mezzamontagna.

 

Di nuovo i suoni diventano ovattati, la visuale si chiude e l’umidità infida ci penetra fino alle ossa. Il ritorno alla macchina non spegne il nostro entusiasmo e con Mahana gioco la mia carta vincente: una mastodontica fetta di torta Millefoglie della nota pasticceria di Mori (di cui mi riesce così difficile non fare pubblicità gratuita). La voce mi esce ancora nasale, ringrazio Mahana per le decine di argomenti iniziati e mai conclusi e mi concentro sul terzo giorno di cura previsto per il giorno seguente.

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