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Il Giro d'Italia è partito da Israele per ricordare Bartali, ma non è passato in Palestina. Peccato, poteva diventare un segnale di pace

L'associazione Quilombo ha invitato singoli e associazioni per una pedalata alternativa. Un piccolo ma significativo modo per evidenziare la contrarietà alla decisione degli organizzatori del Giro D’Italia di far partire la gara da Israele e di cercare così di dare un messaggio per cambiare il giro
DAL BLOG
Di Massimiliano Pilati - 21 maggio 2018

Presidente del Forum Trentino per la pace e i diritti umani

Martedì 22 maggio il Giro d'Italia passerà per il Trentino con una cronometro individuale da Trento a Rovereto. Da sempre nell'immaginario di molti il ciclismo (e con esso il Giro d'Italia) è uno sport che attraverso la fatica varca confini e unisce i popoli.

 

Quest'anno il Giro è partito da Israele come omaggio a Gino Bartali. Gino pedalava anche quando non era in gara e non lo faceva per se stesso: nascosti nel tubolare della propria bici c’erano documenti che avrebbero salvato migliaia di ebrei da una deportazione nazista che in pratica avrebbe significato morte.

 

Per queste sue azioni Bartali è stato riconosciuto da Israele comeGiusto tra le Nazioni’ e la motivazione ufficiale della partenza è quindi un omaggio alle gesta di questo grande campione di ciclismo e di vita.

 

Quando qualche mese fa avevo letto di questa partenza ero rimasto piacevolmente colpito pensando a un Giro che con il suo percorso e con la sua influenza mediatica avrebbe attraversato Israele e Palestina spingendo per la pace in quella zona.

 

Ahimè, nulla di tutto ciò.

 

La mia speranza iniziale è completamente svanita quando, osservando il percorso delle tappe israeliane, ho constatato chiaramente come il tracciato si sia snodato unicamente all’interno dei territori del ‘48 ed abbia invece evitato zone come la Cisgiordania, dove i check-point dell’esercito, il muro, gli insediamenti dei coloni israeliani e la militarizzazione del territorio avrebbero potuto mostrare uno scenario differente, fatto di oppressione, espropriazioni e violazione di ogni tipo di libertà e diritti umani condannati anche da varie risoluzioni delle Nazioni Unite.

 

Israele ha pagato 4 milioni di dollari per far passare il Giro Rosa in Terrasanta. Nella trattativa con RCS (che gestisce il giro) si sono mossi, oltre al Ministro dello Sport, anche quelli del Turismo e degli Interessi Strategici dello Stato israeliano. Questo rende evidente l’importanza politica della questione.

 

La motivazione ufficiale è quella già citata dell'omaggio a Gino Bartali ma assume un grande significato politico portando un importante riconoscimento allo Stato di Israele proprio in concomitanza con il settantesimo anniversario (maggio 1948) della creazione dello Stato di Israele.

 

Il giro è passato da Israele in un momento cruciale abbinato anche all'apertura dell’Ambasciata americana a Gerusalemme e alla “Marcia del ritorno” per riconquistare le posizione palestinesi del 1948. In questo periodo l’esercito israeliano spara sui civili per ordine del governo mentre gli estremisti di Hamas, che vogliono l’azzeramento di Israele, buttano benzina sul fuoco di Gaza e la “Marcia del ritorno” è una prova di forza che viene sopraffatta dalla violenza armata israeliana.

  

Anni di sofferenza del popolo palestinese, varie risoluzioni delle nazioni unite sono state cancellate da questo Giro d'Italia che ha preferito mostrarci una Israele da cartolina oscurando tutto il resto. Il percorso del Giro d’Italia è stato quindi pensato e costruito in funzione della legittimazione dello Stato d’Israele, dimenticandosi in toto la presenza dei palestinesi e dei territori in cui oggi vivono.

 

Molte associazioni filopalestine e per i diritti umani si sono mosse per criticare la scelta di tutto questo organizzando proteste durante il passaggio del Giro d'Italia. Tra queste ho molto apprezzato l'iniziativa organizzata dalle amiche e amici dell'Associazione Quilombo Trentino da anni impegnata nel supportare la resistenza popolare nonviolenta a fianco di palestinesi e attivisti israeliani che ogni giorno si impegnano per la fine dell'apartheid.

 

Per domenica 20 maggio Quilombo ha invitato singoli e associazioni per una pedalata alternativa a sostegno del popolo palestinese e della resistenza popolare nonviolenta.

 

La pedalata è partita in contemporanea da Rovereto e da Trento con un incontro a metà strada all’altezza di Nomi/Aldeno. Un piccolo ma significativo modo per evidenziare la contrarietà alla decisione degli organizzatori del Giro D’Italia di far partire la gara da Israele e di cercare così di dare un messaggio per cambiare il giro.

 

Uno degli hastag di riferimento per questo centounesimo giro d'Italia è “#amore infinit01”,  Ma non è amore infinito quello di nascondere 70 anni di occupazione militare ma quello invece che difende i diritti dei popoli oppressi proprio come fece Gino Bartali.

 

E' giunto il momento di fermare il massacro, interrompere la spirale di violenza che sta moltiplicando le vittime, trovare una via d’uscita. Bisogna isolare i fanatici e sostenere i dialoganti.

 

Non esiste una soluzione senza coinvolgere le due parti disposte al dialogo: bisogna dare voce ai nonviolenti di Israele e della Palestina. Il destino dei due popoli è comune. Altra soluzione non c’è. E chissà che la disponibilità al dialogo non passi anche dalle ruote di una bicicletta in un percorso che pensi meno al ritorno economico e più alle sue potenzialità di influenza sociale e culturale.

 

 

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