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Io sto con Alba Chiara e con il sindaco di Tenno che si è dimesso per non dimenticare quel femminicidio

La famiglia della giovane uccisa dal suo fidanzato ha chiesto una targa per ricordare la figlia ma la comunità non si è dimostrata compatta nel dare il suo appoggio. La madre, Loredana, mi ha raccontato del dolore provocato dalle mezze frasi buttate lì da alcune compaesane e compaesani, quasi volte a giustificare l'atto femminicida. Ma certe cose non si giustificano
Con le famiglie Baroni e Chistè alla Campana della Pace
DAL BLOG
Di Massimiliano Pilati - 24 maggio 2018

Presidente del Forum Trentino per la pace e i diritti umani

Il 31 luglio 2017 Alba Chiara Baroni moriva uccisa da alcuni colpi di pistola sparati contro di lei dal suo fidanzato Mattia Stanga a Tenno in Trentino (poi suicidatosi). Dopo i primi clamori la tremenda notizia di un femminicidio nel nostro calmo Trentino stava quasi per sparire dai pensieri di molti di noi. A farla tornare di prepotenza le azioni di Gianluca Frizzi, Sindaco di Tenno, che, resosi conto che né il suo consiglio comunale né la sua cittadinanza erano interamente schierati all'idea di avere una lapide a ricordo di Alba Chiara (come richiesto dalla sua famiglia), ha deciso di dimettersi perché lui ha scelto di stare dalla parte di Alba Chiara.

 

 

Poche settimane fa ero alla Campana dei Caduti di Rovereto con il Reggente Alberto Robol ad accogliere Sandro Chisté, (LINK) un pensionato trentino della Valle dei Laghi che sta attraversando l'Italia a piedi dal Brennero a Palermo, portando la bandiera della Pace come messaggio di solidarietà. Con noi vi erano Loredana, Aurora e Massimo Baroni, la famiglia di Alba Chiara. Massimo è amico di vecchia data di Sandro e questi ha deciso che le donazioni raccolte durante il suo cammino saranno dedicate al “Progetto Alba Chiara” messo assieme dalla famiglia Baroni.

 

Conoscevo la vicenda di Tenno solo dai giornali e sono rimasto molto impressionato dai racconti tra le lacrime di Loredana, mamma di Alba Chiara. Loredana mi ha raccontato dei sogni da ventenne della figlia, dei suoi studi al liceo artistico, dei suoi quadri, e dei suoi progetti per il futuro. Massimo, il padre, mi ha raccontato che, in ricordo di Alba Chiara e per cercare di trasformare ciò che è successo in qualcosa di positivo, hanno deciso di mettere in campo una serie di iniziative volte ad aiutare le donne che sono vittime della violenza degli uomini creando il “Progetto Alba Chiara” che mira a dare supporto alle donne bisognose di aiuto. Per fare questo si sono appoggiati alla Famiglia Materna di Rovereto, (LINK) una Fondazione che si occupa di aiutare le donne in pericolo o difficoltà.

 

Loredana, la mamma di Alba Chiara, mi ha raccontato anche del dolore provocato dalle mezze frasi buttate lì da alcune compaesane e compaesani, quasi volte a giustificare l'atto femminicida: “Forse se non avesse deciso di lasciarlo...”, “chissà cosa ha fatto per provocare un gesto del genere...”. Dai suoi racconti emerge tutto il dramma di una famiglia schiacciata dal dolore della perdita di una figlia per omicidio aggravato dal fatto di non sentirsi abbracciati da tutti, quasi che Alba Chiara (e loro con lei) avesse delle colpe in questa vicenda. Ma in realtà poco importa che lei avesse o meno delle colpe dato che nulla può giustificare e può legittimare nessuno di noi a decidere di togliere una vita a maggior ragione di una persona che diciamo di amare.

 

La vicenda del femminicidio e successivo suicidio di Tenno è sicuramente un macigno piombato su un piccolo paesino in cui gli intrecci di conoscenze personali e di parentele vanno, anche comprensibilmente, ad influenzare i pensieri di ciascuno. Su questo poi si poggiano anche retropensieri che accompagnano le nostre piccole e grandi comunità trentine ancora fortemente legati ad una concezione di patriarcato che vedono la donna succube all'uomo.

 

Per quanto quindi sia capibile che al dramma della morte di Alba Chiara si leghi quello della morte del fidanzato e la sofferenza di tutta la sua famiglia, credo sia giusto schierarsi per ribadire a grande voce che nulla può giustificare la scelta di uccidere qualcuno e per questo le parole del Sindaco Frizzi che possono sembrare divisive dovrebbero invece essere comprese e ascoltate attentamente. Parole molto nette per rendere chiaro a tutti che vi è un profondo solco tra vittima e carnefice: “Quanto è successo non mi permette di continuare – dichiara Frizzi presentando le sue dimissioni da Sindaco – io non sono con l'una o con l'altra famiglia. Io sono con Alba Chiara, perché lei non ha potuto decidere”.

 

La nostra società assiste quasi impotente e inebetita, giorno dopo giorno, a femminicidi senza trarne alcun insegnamento, senza alcuna reazione. Se vogliamo combattere questo dramma serve lavorare ancora una volta sulle nostre forme di educazione e sulla nostra cultura che ci porta a vivere con normalità la sottomissione della donna ma servono anche atti di coraggio che lacerino i non detto e la voglia di dimenticare. Atti capaci anche di riaprire con intelligenza ferite mai sanate che rischiano altrimenti di suppurare. Per questo oggi dobbiamo ringraziare il Sindaco Frizzi e assieme a lui dire IO STO CON ALBA CHIARA!

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