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Trentine e trentini nello spazio: molto prima di quanto possiate supporre

“Space Girls, Space Women: lo spazio visto dalle donne” è il titolo di una mostra fotografica che potete visitare fino al 7 gennaio 2018 al museo dell'Aeronautica Gianni
DAL BLOG
Di Stefano Fait - 23 ottobre 2017

Anticipatore sociale, analista di macrotendenze consulente strategico

La mostra è dedicata al genere femminile protagonista nel settore spaziale, a chi già ci lavora e a chi sogna di farlo. Dirigenti, astronaute, ingegnere, tecniche, scienziate di tutti i continenti, inclusa l'Africa, immortalate da fotografe per celebrare il loro ruolo nella ricerca e nell’esplorazione spaziale di oggi e degli anni a venire, con la sponsorizzazione dell'Agenzia Spaziale Europea e il supporto di altre istituzioni europee.

 

È bene dedicarvi una visita perché tutto lascia intendere che, in tempi impressionantemente rapidi, diventeremo una civiltà interplanetaria e forse addirittura interstellare.

 

Già ora, nonostante i tagli di Obama, quello dell'economia dello spazio globale è un mercato che vale il PIL della Lombardia e, sotto la presidenza Trump, è destinato ad espandersi molto significativamente.

 

Il settore privato dell'industria aerospaziale cinese e americana ha intrapreso un vastissimo programma di investimenti, probabilmente avendo fiutato l'aria e avendo notato le molteplici iniziative di insider estremamente autorevoli, con decenni di esperienza ai massimi livelli, che hanno iniziato a schiudere all'immaginario popolare la possibilità di una profonda rivoluzione dei trasporti, con l'introduzione di tecnologie precedentemente riservate all’ambito militare che fino ad oggi avevamo visto all'opera solo nei film di fantascienza.

 

Già si parla seriamente di collaborazioni tra cinesi, europei, americani, indiani e russi, con partenariati tra pubblico e privato, per lo sfruttamento minerario degli asteroidi e per la colonizzazione della Luna, di Venere e Marte e del resto del sistema solare.

 

È chiaro che così tante figure dall’impeccabile reputazione non si esporrebbero pubblicamente con questo tipo di annunci, quasi simultaneamente, se non si sentissero ragionevolmente sicuri che qualcosa di straordinariamente importante si sta muovendo, in vista di un "salto quantico" della nostra civiltà. È altrettanto chiaro che chi si troverà strategicamente posizionato per approfittarne godrà di vantaggi sostanziali.

 

L'Italia è la sesta potenza mondiale per investimenti nel settore spaziale e siamo leader mondiali nella tecnologia dei satelliti radar. Non c'è alcuna ragione per cui il Trentino dovrebbe restare a guardare dietro la sua corona di monti, mentre realtà ancora più periferiche sono già al centro di programmi di sviluppo dell'economia aerospaziale.

 

In un'intervista a ilDolomiti (L'Europa punta a Marte entro il 2030. Battiston: "Nella corsa allo spazio cruciale il ruolo del Trentino"), Roberto Battiston docente all'Università di Trento, Legion d'Onore francese e presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana ha ricordato ai lettori trentini che l'Università di Trento si sta muovendo bene nei tre promettenti e pertinenti filoni della fisica, dell’ingegneria delle telecomunicazioni e del monitoraggio dei fenomeni geofisici dallo spazio.

 

“Osservazione della Terra”, “Telecomunicazioni e navigazione” ed “Esplorazione Spaziale e connessi sviluppi tecnologici” sono appunto le tre piattaforme che il governo ha individuato per valorizzare le competenze e gli interessi regionali, nel quadro del Piano Strategico per la Space Economy.

 

Battiston aggiunge, profeticamente: “Ora l'obiettivo sarà proprio quello di creare un progetto spazio per il Trentino per lanciare questo territorio sempre di più nella sfida della Space Economy”.

 

È del tutto realistico immaginare un Trentino in grado di attirare fondi di investimento russi, asiatici, americani ed europei che fungano da lievito per la ricerca e sviluppo hi-tech locale e che servano altresì da volano per le economie locali e per quelle comunità che in questo momento si trovano un po' ad arrancare.

 

Già altrove l'economia aerospaziale è diventata una leva per il rilancio delle realtà territoriali in difficoltà, poiché non si cura assolutamente della densità abitativa delle località che seleziona. Decine di centri di sviluppo aerospaziali si ritrovano con un numero di residenti inferiori a quello di Rovereto, a volte addirittura con poche centinaia di abitanti.

 

La Sardegna si è già dotata di un “Distretto Aero Spazio Sardegna” (DASS). Speriamo di poter presto inaugurare un “Distretto Aero Spazio del TAA”, anche per dare un senso alla regione. Quel che conta per avere successo è generare dei cluster inseriti in contesti sicuri e prosperi, culturalmente e socialmente adatti a fare innovazione.

 

La Vallagarina potrebbe essere un’ottima candidata. Per realizzare un obiettivo così ambizioso occorrerà prima di tutto informare e rendere partecipe la popolazione, perché senza uno sforzo collettivo, guidato da una visione che abbia raccolto vasti consensi, non si arriverà alla meta. I musei possono contribuire in misura più che ragguardevole: nessun ambito dello scibile umano è dissociabile dall’esplorazione spaziale. 

 

Al momento questa prospettiva sembra molto remota solo perché si tende a dare per scontato che il futuro delle economie avanzate come quella trentina sia post industriale: turismo, agricoltura bio, ricerca e sviluppo e poco altro. Questo sembra essere il refrain.

 

Eppure, in molti casi, quel che manca è la consapevolezza di quel che sta avvenendo nel mondo e delle opportunità che possono essere colte. Pensiamo, per esempio, che due terzi del mercato spaziale sono di natura commerciale.

 

Che un asteroide con un diametro di 200 km ha un volume uguale a tutto il volume di suolo terrestre sfruttabile da un punto di vista estrattivo, senza comportare alcuno sfregio alla Madre Terra. Che un asteroide caduto alcuni miliardi di anni fa in Canada oggi rappresenta la seconda maggiore fonte di nichel nel mondo.

 

Si calcola che a fronte dell’investimento di un euro nello spazio il ritorno economico per le nuove tecnologie impiegabili sulla Terra sia di almeno €7. Con il progresso della ricerca nei nuovi materiali con proprietà specifiche, nelle nanotecnologie, nei satelliti e computer quantistici, nella robotica, nei sensori avanzati e nella mobilità avanzata, nell’energia rinnovabile abbondante e a bassissimo costo, stiamo per fare il nostro ingresso in una transizione epocale.

 

Mentre il sistema economico finanziario globale degli ultimi decenni sta tirando le cuoia, sacche di innovazione estrema stanno facendo capolino anche nei piccoli centri, “quelli che non ti aspetti”, inseriti in reti di sapere avanzati e foraggiati da investitori o amministratori lungimiranti.

 

È come se due mondi coesistessero: uno che si espande forsennatamente e mira sempre più in alto, catalizzando capitali ed energie; un altro che si spegne o tira a campare, risentito.

 

Le linee guida del governo sull'economia spaziale puntano sul coinvolgimento delle regioni nella creazione di filiere dell’innovazione e della competitività, possibilmente attraverso piani di cooperazione multi-regionali, giacché occorre fare sistema e massa critica (il Trentino non è un’isola), nell’ambito della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente (area tematica: Aerospazio e Difesa – Space Economy).

 

Sono  disponibili fondi nazionali, fondi strutturali europei, il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, il programma Prora. Il Trentino potrebbe e dovrebbe cavalcare l'onda giusta, diventando un hub ascendente, con il graduale sviluppo di un distretto economicamente e socioculturalmente legato alla industria aerospaziale e all'esplorazione dello spazio.

 

Possiamo avere un ruolo significativo nel processo di disancoramento dell'umanità dal suolo terrestre e può anche essere che Astrosamantha sia in qualche modo un segnale, un indizio di quella che potrebbe diventare una delle nostre vocazioni.

 

Perché lei sì e noi no?

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