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La Uil chiede il blocco delle aliquote. Favorevole solo all'inasprimento della tassazione sugli alloggi sfitti

Il sindacato di via Mattotti interroga Fugatti sull'orientamento della nuova giunta provinciale del Trentino in merito a queste problematiche
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 16 novembre 2018

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

In Italia sono 6.731 i Comuni che applicano l’addizionale comunale, mentre 1.285 Comuni non hanno deliberato la maggiorazione dell’IRPEF. Da una elaborazione dei dati (da parte del Servizio Politiche Territoriali della UIL Nazionale) con lo sblocco delle aliquote, la pressione fiscale potrebbe aumentare in 6.545 Comuni, tra cui 71 città capoluogo.

 

Infatti nell’analizzare i dati sono 2.250 i Comuni che applicano l’aliquota massima dello 0,8% (Roma lo 0,9%). Di questi, però, 779 applicano anche le esenzioni per fascia reddituale, che potrebbero anche rimodulare facendo così aumentare la pressione fiscale. L’addizionale il prossimo anno potrebbe così aumentare di 36 euro medi, portando l’esborso medio da 224 euro a 260 euro.

Segnaliamo che solo Trento, Bolzano e Gorizia ne sono, per il momento, esenti, ma è ipotizzabile appunto l’applicazione di un’aliquota fino al max dell’0,8% .

 

Molto peggio sul fronte Regioni dove i margini di aumento sono molto più ampi, dal momento che, le aliquote massime per i redditi al di sopra dei 15 mila euro, sono fissate al 3,33%.

 

In Trentino si applica una aliquota dell’1,23%, quindi il margine d’aumento è dello 0,5% per i redditi fino a 15.000 euro e del 2,1% per i redditi superiori a questa soglia. In Sudtirolo l’aliquota applicata è sempre dello 1,23%, ma spettano delle deduzioni di imponibile e delle detrazioni per i figli fiscalmente a carico, che potrebbero venire meno.  

 

Considerando che l’aliquota massima è applicata solo in due Regioni (Piemonte e Lazio) e solo per i redditi oltre i 75 mila euro è forte il rischio di aumenti dell’IRPEF Regionale, soprattutto in quelle Regioni alle prese con il deficit sanitario o colpite dall’emergenza ambientale e dai sempre più ingenti danni del maltempo.

 

Qui in questo caso l’aumento della pressioni fiscale potrebbe essere di 60 euro medi l’anno, portando l’esborso medio da 726 euro a 786 euro medi.

 

Anche le aliquote dell’Imu sono manovrabili, e si potrebbe stimare un aumento medio nazionale di 34 euro, portando così il gettito medio da 814 euro a 848 euro. Insomma si potrebbe profilare una “stangatina” da 130 euro medi l’anno pro capite. A titolo d’esempio il Comune di Trento applica l’8,95 per mille, con uno spazio d’aumento dell’1,65 per mille; quello di Bolzano il 10,0 per mille con un ipotetica escursione suppletiva dello 0,6 per mille.

 

La UIL chiede a livello nazionale al Governo e al Parlamento di mantenere anche per il prossimo anno il blocco delle aliquote e lavorare parallelamente per riprendere il cammino interrotto e completare il sistema della finanza locale, nel quadro più complessivo del riordino fiscale nazionale.

 

In particolare sulla tassazione immobiliare, venendo meno il concetto di “tassa sui servizi”, va semplificato il meccanismo riunendo in un’unica imposta l’IMU e la TASI. Occorre inoltre completare la revisione dei criteri che regolano i valori catastali che non dovrà significare maggiori prelievi, ma una diversa e più equa ripartizione del prelievo sugli immobili.

 

Per le Addizionali Regionali e Comunali IRPEF, infine, è indispensabile rivedere il principio e la base imponibile trasformandole da imposta a sovraimposta, cioè calcolando l’importo per Regioni e Comuni sull’IRPEF dovuta e non sull’intero imponibile fiscale. In questo modo verrebbe garantito il principio costituzionale della progressività del prelievo e le detrazioni per la produzione del reddito (No Tax Area).

 

La UIL del Trentino interroga Fugatti in merito a questa problematica e sull’orientamento della nuova giunta provinciale. Il Sindacato di via Matteotti si dichiara eventualmente favorevole solo all’inasprimento della tassazione degli “alloggi sfitti”, nei comuni ad alta tensione abitativa. Uno dei pochi strumenti per agevolare il rientro sul mercato degli appartamenti non locati ed attenuare il problema delle famiglie che ricercano un’abitazione in affitto.

 

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