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Carcere, la Cgil visita la struttura di Spini. Ianeselli: "Stato di abbandono, la Provincia pensi a una delega specifica"

Il segretario generale e quello della Funzione pubblica Giampaolo Mastrogiuseppe hanno incontrato gli agenti della polizia penitenziaria: "Sono sotto organico e la popolazione carceraria oltre il limite". Appello alla Pat: "Si rifletta su come intervenire"

Di Donatello Baldo - 27 ottobre 2017 - 19:04

TRENTO. Hanno visitato il carcere di Spini di Gardolo con l’obiettivo di osservare e analizzare le condizioni lavorative del personale e, altrettanto importante, valutare la situazione della popolazione carceraria

 

I segretari della Cgil, Franco Ianeselli, e della Funzione pubblica, Giampaolo Mastrogiuseppe, sono rimasti impressionati da una sensazione che nei corridoi, e tra gli operatori, era facilmente riscontrabile, "quella dell'abbandono".

 

"Si avverte con forza un senso di abbandono da parte delle istituzioni statali - afferma Ianeselli - tanto che in un centro che doveva essere un fiore all’occhiello del proprio settore, mancano anche le risorse per le manutenzioni ordinarie".

 

"Invitiamo la Provincia ad affrontare una riflessione su come si potrebbe intervenire - fanno sapere i sindacalisti - in passato si è parlato anche di una vera e propria delega e, parallelamente a questa ipotesi, c’è anche la possibilità di istituire un provveditorato regionale: al momento è invece triveneto".

 

Di questo ne aveva parlato anche Lorenzo Dellai: "Una norma di attuazione specifica sul carcere sarebbe cosa opportuna. Responsabilità significa non scaricare sugli altri nemmeno le questioni problematiche, significa avere una visione di comunità che non esclude. E la responsabilità totale è l'autonomia del futuro".

 

Per arrivare a questo servirebbe l'iniziativa della Provincia e l'appoggio della Commissione dei 12. Nei prossimi giorni il governatore incontrerà il ministro Orlando: "Le nostre impressioni e l'ipotesi di una delega sul tema carcere le faremo arrivare al presidente Rossi", assicura Ianeselli.

 

Ma torniamo al resoconto della visita al carcere effettuata dalla delegazione della Camera del lavoro: "La struttura che fu inaugurata in pompa magna con la presenza del ministro Alfano garantiva di introdurre nuove forme di miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita".

 

"Il carcere avrebbe dovuto contenere 240 detenuti e, per garantire un trattamento all’avanguardia, avrebbe dovuto occupare 350 agenti. Nel tempo le cose sono cambiate e il personale di polizia penitenziaria è stato ridotto a 140, mentre la popolazione dei detenuti è salita oltre le 400 unità".

 

Restando sui numeri: "Sono circa 160 i detenuti che vengono impiegati, a rotazione, in attività lavorative e, nel complesso, abbiamo potuto apprezzare l’ottimo ruolo svolto dalle cooperative sociali che lavorano in struttura".

 

"Purtroppo - spiegano i sindacalisti - la grave carenza di organico della polizia penitenziaria rende molto più complesse tutte le attività: da quelle lavorative a quelle scolastiche a quelle ludiche. Interessanti - riferiscono - sono le forme di lavoro proposte all’interno, che vanno dall’imbottigliamento dei detersivi fino alla birra, a quelle di lavanderia e altro ancora".

 

Il dato principale che emerge è dunque quello di una pesantissima carenza di organico, "che si manifesta non solo tra gli agenti ma anche tra i ruoli amministrativi, in particolare, presso l’ufficio esecuzione penale esterna".

 

"Con un ripristino dell’organico di polizia penitenziaria, si potrebbe investire con maggiore forza anche sull’attività lavorativa dei detenuti, in modo da farne avere un beneficio ai detenuti stessi e pure alle istituzioni e alla comunità".

 

 

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